Alimentazione vegana: scoprite l’okara

13 Maggio 2020

Chi segue un regime alimentare vegano, ma anche i più appassionati di cucina alternativa, saprà senz’altro che cosa si intende quando si parla di okara. Per chi, invece, naviga a vista, siamo qui per schiarire tutte le idee – e proporre qualche ricetta da sperimentare a casa. Il suono giapponese del termine non trae in inganno: le origini dell’okara sono da ricercare in Asia, particolarmente tra Giappone, Cina e Corea, Paesi che vantano una tradizione secolare dell’uso delle farine alternative.

Okara è la parola giapponese che indica la polpa di soia, tradotta in cinese con douzha. L’okara di fatto è una purea di parti insolubili della soia, quello che rimane quando si filtra la soia o il tofu nel processo di produzione del latte. Generalizzando okara indica tutte le polpe che rimangono dalla preparazione delle bevande vegetali, dalla soia alle nocciole, dall’avena alle mandorle.

Preparare l’okara a casa

Il sapore dell’okara ricorda quello del prodotto di origine, e per questo è un ingrediente con cui è molto facile giocare e con cui si possono ricavare tante ricette diverse. otterrete così una bevanda a base di soia e l'okara da cucinare Dai Paesi asiatici, in cui è utilizzata sia in cucina, sia come mangiare per il bestiame grazie alle sue elevate proprietà nutrizionali, si è diffusa anche in Occidente, soprattutto all’interno delle filosofie e diete vegane. L’okara è composta prevalentemente da amido e fibre, e si ricava facilmente durante il processo di produzione di una bevanda vegetale a casa. La ricetta è semplice: bisogna mettere la soia – o l’ingrediente da cui ricavare il latte, come le nocciole, le mandorle, o l’avena – a mollo per diverse ore, in modo che assorba l’acqua e si ammorbidisca. Dopo alcuni passaggi in ammollo, per ottenere il latte bisogna macinare la soia e bollirla, infine filtrarla. Così, sono pronte sia la bevanda di soia, sia l’okara, proprio il prodotto che rimane dal filtraggio.

Cucinare con l’okara

L’okara può essere utilizzata in cucina come un vero e proprio sostituto della farina, per fare il pane, la pizza, i biscotti, può essere un sostituto della farina o la base per brownies e hummus ma anche i cracker, le torte o la pasta fresca fatta in casa. Una ricetta molto diffusa e gustosa sono le polpette di okara: insieme al pangrattato si può usare nell’impasto il ripieno che si preferisce, come le carote, i pomodori, i piselli, i ceci, ma anche la zucca, i peperoni o le melanzane. Così come per la farina, anche nel caso dell’okara ci si può sbizzarrire, preparando le ricette più diverse come l’hummus aggiungendo i ceci, ma anche i brownies e le crêpes. In tutti questi casi l’okara deve essere consumata fresca, ma si può anche conservare essiccandola e utilizzarla come guarnizione o condimento, al posto della granella, del formaggio sulla pasta, nell’insalata, nello yogurt.