Ristoranti aperti: tutte le normative (e i dubbi che ci assalgono)

19 Maggio 2020

Anche il 18 maggio è finalmente arrivato, il D-Day dei locali contro il Coronavirus. Tutte le attività di somministrazione di alimenti e bevande  ora possono riaprire. ancora tante, troppe le incertezze dei ristoratori alla riapertura L’incertezza a livello istituzionale è stata molta e, ovviamente, si è riversata sulle scelte degli imprenditori costretti a navigare a vista. Dopo i divisori in plexiglass, mascherina sì mascherina no, le campane di vetro e via dicendo. Dopo le linee guide dell’Inail della scorsa settimana che avevano suggerito normative assai restrittive scatenando l’ira dei ristoratori (4 mq tra le persone e i 2 metri tra ogni tavolo) e dopo la risposta delle regioni, capitanate dall’Emilia Romagna, con norme più permissive, è arrivata finalmente la decisione del Governo. In cosa consiste?

Le nuove normative e i punti su cui riflettere

Con il DPCM del 17 Maggio 2020, art. 1, lettera ee il Governo ha dato il via libera al ritorno a una parziale normalità: “Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui  bar,  pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite a condizione  che le regioni e le province autonome abbiano  preventivamente  accertato la compatibilità’ dello  svolgimento  delle  suddette  attività’  con l’andamento della situazione epidemiologica nei  propri  territori  e che individuino i protocolli o le linee guida  applicabili  idonei  a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi(…)“. La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome aveva elaborato, già il giorno prima, un documento con le disposizioni generali. Disposizioni accettate dal Governo e che possono essere soggette a ulteriori restrizioni dalle singole Regioni. Tra i punti salienti che meritano un approfondimento troviamo:

  1. Informazione alla clientela sulle misure di prevenzione, messa a disposizione di prodotti igienizzanti e la possibilità di effettuare misurazione della temperatura, impedendo l’acceso se superiore a 37,5. A differenza della Cina, dove il controllo della temperatura era obbligatorio per clienti e dipendenti, rimane difficile pensare che gli imprenditori italiani paghino di tasca propria i termo-scanner . Poteva essere una buona misura per il controllo del contagio? Certo è che, se sentite anche solo un po’ di alterazione e andate comunque al ristorante, non siete proprio degli ottimi cittadini. 
  2. Prenotazione altamente consigliata e il ristoratore dovrà mantenere per 14 giorni l’elenco di questi ultimi. Insomma, se prenoti potresti essere un contagiato, quindi meglio mantenere i tuoi dati; se non prenoti stai sicuramente bene. 
  3. Distanziamento di un metro tra persone. Non i temuti 4 mq, anche perché ripetiamo fin dall’inizio della pandemia che la distanza di sicurezza è di un metro. Distanza che dovrà essere assicurata sia all’interno che all’esterno, sia nei locali che non prevedono sedute, sia per le consumazioni al banco. Non sono obbligatorie alcun tipo di barriere, tranne nel caso in cui il metro di distanza non possa essere rispettato
  4. Mascherine obbligatorie per i clienti solo quando non sono seduti al tavolo. Sempre obbligatorie per il personale che dovrà frequentemente (prima di ogni servizio al tavolo) igienizzare le mani. Pensare di dover stare a tavola con le mascherine abbassandole tra un boccone e l’altro sarebbe stato assurdo; pensare che un cameriere si lavi le mani con questa frequenza lo è altrettanto. Perché l’obbligo dei guanti per il personale non è stato previsto?
  5. No al buffet, sì al ricambio d’aria. I primi, forse, non ci mancheranno molto. Sarà quindi consentito l’utilizzo dell’aria condizionata, questa sì che poteva mancarci, purché senza la funzione ricircolo dell’aria.
  6. Nessun riferimento ad autocertificazioni. Salta l’ipotesi dell’autocertificazione dove i clienti dichiaravano al titolare del locale di essere congiunti o appartenenti allo stesso nucleo familiare e, quindi, di poter sedere allo stesso tavolo anche non rispettando il metro di distanza. Tuttavia rimane un dubbio: potremmo recarci nei locali con chiunque purché sia rispettata la distanza di sicurezza? Se così fosse, cari amici, non abbiamo mai mangiato così comodi.  

Le tempistiche e il rapporto tra le istituzioni

Questi punti che vi abbiamo segnalato sono in realtà dei particolari in confronto al generale marasma istituzionale in cui ci troviamo. In parte, diciamocelo, è più che comprensibile vista l’eccezionalità degli accadimenti. Tuttavia ci sono due elementi strettamente connessi tra di loro che potevano essere meglio gestiti.

Le tempistiche. Predisporre le linee guida a due giorni dalle riaperture è, senza alcun dubbio, destabilizzante per le singole imprese. Non a caso molti hanno optato per una riapertura posticipata: chi per poter organizzare al meglio il lavoro, chi in attesa di tempi migliori.

I rapporti Stato-Regioni e Regioni-Regioni. Le tempistiche sono frutto (anche) del farraginoso rapporto tra le istituzioni. I decreti governativi acconsentono alle riaperture approvando le linee guida della Conferenza delle Regioni e province Autonome a cui, però, non tutte le regioni si allineano allo stesso modo. Infatti, la Regione Campania ha dichiarato che il metro di distanza sarà misurato tra i tavoli e non tra le persone e che si ripartirà dal 21 Maggio, mentre in Piemonte dal 23. Insomma una forte politica governativa comune avrebbe messo sulle stesso piano ogni territorio, nonostante la differenza situazione epidemiologica; una maggiore autonomia avrebbe permesso ad alcune regioni di ripartire prima, col rischio però che il buon senso e la salute venissero sorpassati dagli interessi economici.