Gli chef salveranno il mondo: una web serie racconta come

20 Maggio 2020

Can chefs save the world?Possono gli chef salvare il mondo?” è la domanda provocatoria al centro della nuova serie web a tema food, uscita online nelle scorse settimane e di cui abbiamo visto i primi 5 episodi e che vi consigliamo. Perché, senza retorica e senza veli, grandi firme della gastronomia mondiale si interrogano sul proprio ruolo, sulla sostenibilità ambientale, sull’impatto dell’industria alimentare nelle comunità e su cosa tutti possiamo fare. Quanto mai necessario di questi tempi.

Il futuro della gastronomia passa da qui

Ve lo diciamo subito: questa non è una instant web series sull’epoca del Coronavirus, ma un lavoro pensato e meditato in un altro tempo. La serie include 15 interviste ad altrettanti importanti chef. Le interviste sono state girate a Singapore nel maggio 2019, nel corso della manifestazione dei World’s 50 Best Restaurants, da Utopicfood!, divisione food della società di produzione Utopic Film. preoccupazioni autentiche e motivazioni alla base del lavoro dei grandi chef La serie è stata scritta e ideata da due importanti firme del mondo gastronomico, in particolare in Asia, Mason Florence e John Krich. I temi al centro degli episodi – da 8 minuti al massimo, realizzati in un bianco e nero elegante e tutti giocati sui volti degli ospiti – sono di grande attualità ora che si sta pensando alla ripartenza e il mondo della ristorazione interroga se stesso sul proprio futuro e si reinventa. Le interviste (va detto alcune più efficaci di altre) catturano con tono spontaneo e approfondito le preoccupazioni autentiche e le motivazioni anche creative alla base del lavoro dei grandi chef che vi partecipano. La serie sarà rilasciata online in tre momenti. I primi 5 episodi, già usciti, li potete vedere gratuitamente sui canali Facebook, YouTube e Instagram del progetto.

I protagonisti

Protagonisti dei primi 5 episodi sono lo spagnolo José Andrés; il peruviano Mitsuhara Tsumura che con il suo Maido ha fatto conoscere al mondo la cucina nikkei, nata dall’incontro tra la tradizione peruviana e quella giapponese;  May Chow, che nata in Canada ha trovato il successo nella città delle origini, Hong Kong; il francese Julien Royer, trapiantato a Singapore e oggi proprietario di Odette; e il basco Andoni Luis Aduriz, geniale patron di Mugaritz.

José Andrés è di origine spagnola, immigrato – come dice lui con orgoglio – negli Usa, dove ha un gruppo di ristoranti di grande successo. È un uomo pratico, schietto, senza peli sulla lingua che con la sua Ngo World Central Kitchen è intervenuto in molti paesi durante le emergenze. In questi mesi in cui il Coronavirus ha colpito gli Usa, è attivo in diversi stati per la distribuzione pasti ai più bisognosi con l’iniziativa #ChefsforAmerica. Nella sua intervista non le manda a dire: andrés si è speso tantissimo anche in questi mesi di emergenza coronavirusNon dovete venire a intervistare noi, ma coloro che davvero ogni giorno preparano il cibo per tanti, generalmente le donne. Sono loro che sanno cosa vuol dire nutrire. Noi siamo ascoltati, è vero, ma dovremmo usare tale attenzione per parlare di loro e non di noi”. E poi ancora: “C’è molta pressione affinché gli chef si impegnino in qualche causa. Ma a volte sembra sia solo una questione di pr. Si vede che non ci credono davvero. A loro dico: già con il vostro ristorante e il rapporto con produttori locali e le vostre comunità, fate tanto. Iniziate da lì”. Per lui, l’impatto dell’industria alimentare sull’ambiente, la distribuzione delle risorse e quanto le comunità siano interconnesse sono i tema centrali da affrontare. Temi che oggi, a distanza di un anno, sono ancora sul tavolo. Soprattutto ora che ci rendiamo conto delle fragilità, che nella pausa forzata abbiamo avuto il tempo di guardare la direzione, non sempre corretta, in cui andava il settore.

Qual è il ruolo dello chef

Altrettanto interessante è l’intervista allo chef basco del Mugaritz, Andoni Luis Aduriz, che invece si concentra più sul ruolo dello chef: da cuoco artigiano a filosofo, capace oggi di farsi interprete di un pensiero, dei valori di una comunità che rappresenta e che si riconosce nel cibo che lui propone. “Siamo un asse centrale nell’economia mondiale. Il nostro lavoro si riflette su tanti aspetti diversi. Ispiriamo e possiamo contribuire ai cambiamenti” riflette lo chef, che invece sul compito di salvare il mondo scherza, e rigira la domanda su tutti noi: “Possono gli esseri umani, insieme, farlo? Penso di sì”.  Sembra un messaggio in bottiglia affidato alle onde in un tempo lontano e appena raccolto sulla spiaggia. Involontariamente è il messaggio giusto in questi giorni di riapertura in tutta Italia.

I Video di Agrodolce: Torta pistacchio e limone