Più forte della pandemia: Hosteria di Villalba, dal 1600

6 Giugno 2020

Per una hosteria (rigorosamente con l’acca iniziale) che è stata citata in una carta del territorio di Orvieto risalente al 1620, qualche mese di chiusura causa pandemia non può essere considerato un periodo lungo. un'hosteria che resiste alle peripezie della storia anche dopo quattro secoli Ma la notizia della riapertura dell’Hosteria di Villalba è una di quelle che rallegra il cuore e lo stomaco. Situata nella vasta zona boschiva del parco di Villalba, a 680 metri di quota nel comune di Allerona, è in territorio umbro ma è praticamente al punto di confine con il Lazio e la Toscana. È una trattoria gestita da una cooperativa sociale, nell’ambito di una serie di progetti legati alla solidarietà, all’inserimento nel mondo del lavoro, all’assistenza locale agli anziani e al supporto alle attività agricole e zootecniche della territorio. Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Adio Provvedi, i cui avi allevavano cavalli bradi in queste zone già un secolo e mezzo fa, socio lavoratore e frontman dell’Hosteria.

Adio è l’archetipo dell’oste: massiccio, sorriso perennemente stampato sulle labbra seminascosto dalla folta barba, risata contagiosa e parlantina sciolta. Insomma il tipo giusto a cui affidare il proprio appetito. “In questo periodo mi sono un po’ riposato, ma in realtà nei nostri territori c’è sempre un sacco da fare – esordisce – Ora che ricominciamo ad accogliere i nostri clienti, solo per rifornirmi di pollame e carni varie, di verdure e di salumi e formaggi sto percorrendo decine di chilometri al giorno”. Qui il concetto di prodotti a chilometro zero è rispettato, ma in senso leggermente più ampio: i fornitori di fiducia di Adio e soci, infatti, sono tutti piccoli e in qualche caso piccolissimi produttori di questo territorio, dall’alto viterbese al basso senese, oltre che nell’orvietano. Torniamo all’attualità:

Paura del Covid 19?
Neanche un po’. Rispetto ed attenzione sì, certamente. Ma noi sappiamo come proteggere noi e i nostri ospiti: qui il distanziamento non è un problema e il ricambio d’aria è garantito dalle migliaia di alberi che circondano la nostra casa. Per il momento poi sicuramente arriveranno solo i clienti locali, anche se un’intesa raggiunta tra i sindaci di alcuni comuni limitrofi consente una circolazione intercomunale tra territori limitrofi anche di regioni diverse. Poi a partire dal 3 giugno ci aspettiamo che si possa tornare a viaggiare anche da posti più lontani.

Come affronti la quotidianità?
Faccio qualche pit stop, mi concedo a volte un sorso di vino. È quello che faccio spesso, anche durante il servizio, senza esagerare. A maggior ragione adesso, visto che abbiamo ripristinato l’abitudine di raccontare il menu a voce, per evitare di mettere sui tavoli fogli da sanificare ogni volta. Stiamo pensando di approfittare del momento della scelta dei piatti per informare i nostri clienti sulle caratteristiche di una determinata verdura, della stagionalità dei prodotti o semplicemente del motivo per cui un piatto si chiama in un modo piuttosto che in un altro.

Altre novità pensate in questa quarantena appena finita?
Sì, abbiamo deciso di restringere un po’ le nostre proposte (limitatamente al pranzo della domenica), per indirizzare i clienti ai piatti che più rappresentino i cicli dell’anno. Per il resto della settimana non cambia nulla. Dunque niente paura: piatti come le pappardelle alla lepre, le zuppe di funghi e lenticchie, la cacciagione e le preparazioni del quinto quarto non mancheranno.

In realtà voi avete fatto un’apertura zero, una sorta di prova generale qualche domenica fa. Com’è andata?
Molto bene. Abbiamo distanziato ulteriormente i tavoli, che già comunque erano ben oltre la distanza minima richiesta ora. I nostri clienti sono principalmente famiglie, anche se soprattutto in stagione abbiamo dei gruppi di amici anche numerosi. Abbiamo studiato soluzioni anche per loro. Il problema è che qui in quasi ogni tavolo c’è almeno una persona che conosce quelli del tavolo di fronte, e dovremo faticare a evitare gli assembramenti. Lanceremo la moda dei brindisi a distanza…

In posti come l’Hosteria, che quest’anno festeggerà i suoi primi quattro secoli di vita, si va non solo per mangiare bene (anche se questo è il motivo principale) ma soprattutto per stare bene insieme alla famiglia, agli amici, a chi si ama. “La nostra è una vera e propria missione. Noi riapriamo per ricominciare ad accogliere le persone che sono state bene da noi. Noi riapriamo non per fare soldi: i soldi servono per fare vivere le persone che svolgono qui il loro lavoro. Noi riapriamo perché siamo dispensatori di benessere e di gioia di vivere. Noi riapriamo per far conoscere e tramandare antiche tradizioni culinarie e diffondere la conoscenza di prodotti del territorio. Insomma riapriamo per tornare a vivere come ci piace”. Per chi vuole cominciare a programmare un weekend, l’Hosteria dispone anche di 5 comodi appartamenti al piano superiore e in zona sono numerose le località degne di una visita: San Casciano dei Bagni e le sue terme, Allerona, uno dei 100 borghi più belli d’Italia, il bosco monumentale del Sasseto, la splendida Orvieto.

I Video di Agrodolce: Risotto alla curcuma con zucchine