150 milioni di litri di vino diventeranno gel disinfettante

2 Luglio 2020

L’emergenza Coronavirus e il conseguente lockdown hanno pesantemente colpito l’economia, questo ormai è chiaro. Fra i settori maggiormente danneggiati figura quello vinicolo: è vero che molti cittadini hanno comprato più bottiglie del solito durante la quarantena, La filiera vinicola è stata tra quelle maggiormente danneggiate dal lockdown e si cerca di intervenirema di certo ciò non è bastato a compensare le grandi perdite legate alla chiusura di ristoranti, pub, bar. Quasi 4 cantine su 10 stanno facendo i conti con un netto calo dell’attività e una preoccupante carenza di liquidità; ciò significa che l’intero comparto, che dà lavoro a più di un milione di persone dalla vigna al bicchiere, è a rischio. Al fine di risollevarne le sorti, il Ministero delle Politiche Agricole ha pubblicato il decreto applicativo riconducibile alla cosiddetta distillazione di crisi; una misura finanziata dall’Unione Europea che mira anche a liberare spazio nelle cantine in vista della prossima vendemmia e ovviare all’insufficiente quantità di alcool italiano.

Il vino diventa gel disinfettante o bioetanolo

L’annuncio è arrivato dalla Coldiretti: in virtù della distillazione di crisi, 150 milioni di litri di vino italiano saranno tramutati in gel disinfettante o bioetanolo. Per quanto riguarda il nostro Paese, la riconversione riguarderà solo i vini comuni con gradazione alcolica minima di 10°; in Francia, invece, si avrà la possibilità di trasformare anche quelli a denominazione di origine (incluso, quindi, lo champagne). “Sosteniamo il settore – ha dichiarato il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate – e, al contempo, rendiamo disponibile alcol da utilizzare a fini industriali, quindi anche per la produzione di disinfettanti”.

Cosa ne pensano i produttori?

La distillazione di crisi verrà finanziata con 50 milioni di euro. I produttori di vino riceveranno da Agea – Agenzia per le erogazioni in agricoltura – 2,75 euro per % Vol/hl alcool e potranno stipulare al massimo 2 contratti per i volumi di vino comune giacenti nelle loro cantine. Si tratta Le quotazioni suggerite potrebbero nuocere ai vini senza denominazioneindubbiamente di una boccata di ossigeno, ma in molti restano tutt’altro che soddisfatti. Perché? Ebbene, l’aiuto pari a 0,275 euro al litro è ritenuto troppo basso rispetto agli attuali valori di mercato. Questo significa due cose: da una parte che la filiera vitivinicola avrebbe voluto ricevere importi più elevati, dall’altra che la suddetta quotazione potrebbe far perdere valore al mercato dei vini senza denominazione di origine. Di certo i Paesi competitor concederanno somme più alte: la Spagna 0,3 euro al litro e la Francia 0,58 euro/litro.

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