Ti racconto com’è davvero degustare quasi 100 vini al giorno per due settimane

20 Luglio 2020

Ti sei mai chiesto per quale improbabile, assurda, insensata ragione c’è qualcuno che sputa il vino? Dei folli penserai. Il vino è stato inventato per essere bevuto e per inebriarsi, quindi che senso ha assaporarlo e poi sputare? Ebbene, alla non veneranda età di 24 anni e senza alcun titolo nobiliare da ereditare, posso confessarti di aver sputato vino e neanche poco. Perché l’ho fatto? Perché in 9 giorni ne ho assaggiati, anzi degustati, 734 e ora ti racconto com’è andata.

Critico enoico: un lavoro a tutti gli effetti

Tra le tante battute non vorrei che ti sfuggisse un concetto fondamentale: è un lavoro che prevede un’attenta analisi e un giudizio che può influenzare l’andamento di un’azienda. Perciò serve concentrazione in ogni bicchiere. Non è faticoso come tanti altri lavori, ma comunque a fine giornata non sei proprio un fiore e, inutile dirlo, a lungo andare ci possono essere serie complicazioni a livello di salute. Tuttavia è il miglior modo per indagare e comprendere il vino, nonostante rimanga sempre un velo di mistero.

Il degustatore di vino si ubriaca?

Che tu ci creda oppure no, c’è gente che nella vita di lavoro fa proprio questo: degusta vino senza berlo. Principalmente sono coloro che si occupano di critica enoica, scrivendo per guide, siti e blog. Capisci bene che deglutire un quantitativo del genere significa essere lievemente alticcio (eufemismo) ogni giorno, per di più mentre lavori, il che può non sembrare il massimo della serietà. Invece tenendo soltanto in bocca il vino, non si corre alcun rischio di strappo istantaneo della patente: anche provandone 100 in un giorno il tasso alcolemico si aggira intorno allo 0.3-0.5. Ti spiego come si degusta nello specifico.

  1. Parola d’ordine: sputare. Come avrai intuito la parola d’ordine è sputare sempre, sputare tutto. L’inizio non è stato affatto facile, un po’ per l’abitudine a deglutire, un po’ perché capire il vino in questo modo può risultare più complicato. Tuttavia, per necessità la nuova abitudine è presto fatta. Come sputacchiere abbiamo utilizzato dei secchielli del ghiaccio, seau à glace se vuoi sembrare più fico. Osservare l’evoluzione cromatica del liquido al loro interno è stato affascinante, molto meno gli schizzi di rimbalzo che finivano negli occhi quando il recipiente era troppo pieno: a quanto pare esiste anche una tecnica di sputo, ma non sono riuscito ad apprenderla.
  2. I vini non sono assaggiati a caso, ma sono divisi in maniera coerente. Tutti i 734 vini provenivano dalla stessa regione, perciò abbiamo proceduto in questa maniera: la mattina i rossi, perché il palato è più riposato (cosa c’è di meglio per colazione se non cornetto e vino rosso?) e il pomeriggio i bianchi che sono senza dubbio più facili da degustare. Abbiamo raggruppato le bottiglie per denominazione di origine, quando c’era, zona di produzione oppure uvaggio utilizzato, andando dai più giovani ai più vecchi, o viceversa. Una volta divisi si stappano, si formano batterie da 5-7 vini e prima di essere versati sono coperti, in modo da evitare di essere influenzati nel giudizio.
  3. Bere tanta, tanta acqua. Fiumi di acqua. Bere tanto aiuta il fegato ad assimilare, ma soprattutto è fondamentale per sciacquare la bocca, specialmente per i rossi. Hai presente quella sensazione astringente e allappante quando bevi il vino rosso? È dovuta al tannino, una sostanza presente sulle bucce dell’uva. Questa sensazione è amplificata se invece di bere stai facendo degli sciacqui in stile collutorio, perciò ho viaggiato a una media di 6 litri al giorno e altrettante visite al bagno. Per non parlare dell’effetto del vino rosso sui denti: si anneriscono e solo con una vigorosa passata di dentifricio tornano come prima, rischiando di farti passare per uno zombie. Fortunatamente è ancora obbligatoria la mascherina.
  4. Mangiare tanti, tanti cracker. Per due motivi: il primo è la necessità di alternare il sapore del vino con qualche altra cosa; ovviamente, non possono essere pietanze con un sapore forte, altrimenti c’è il rischio che coprano il gusto del protagonista. Il secondo motivo è che ti viene una fame spropositata. Sì, perché devi sapere che tenendo il vino in bocca senza berlo prendiamo continuamente per i fondelli le papille gustative che sono continuamente stimolate, come quando mastichi una gomma. Oltre ad acqua e cracker butti giù tanta, tanta aria che ti gonfia come una mongolfiera e a fine giornata di ritrovi disteso sulla sedia con la voglia di sbottonarti i pantaloni come se fossi reduce da un pranzo festivo dalla nonna, ma comunque con una fame da lupi: la definizione di paradosso.
  5. Vini cattivi. Dei 734 vini provati non crederai che fossero tutti buoni, bisogna ammetterlo qualche vino cattivo c’era: al di là di tappi e ossidati, c’erano vini che puzzavano, amari, invecchiati male, senza corpo o peggio dal sapore sgradevole.
  6. La cosa più divertente però restano le retroetichette: storie millenarie di tradizioni vitivinicole narrate come un poema epico; riconoscimenti olfattivi che spaziano in ogni angolo della terra, dal pepe del Sichuan fino alle ciliegie dell’albero accanto alla vigna e per finire abbinamenti con il cibo assai discutibili. Ti cito il podio in ordine sparso, a te il compito di assegnare i premi: polpette alla panna; amarena ripiena di aceto balsamico e liquirizia; macedonia di frutta con un vino rosso.

Conclusioni

Insomma, degustare quasi 100 vini in 9 giorni non è così facile. Certo i ritmi non sono così serrati per tutto l’anno, ma c’è comunque bisogno di una generosa dose di passione, competenza e un fisico pronto a supportarti. È un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.

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