I giornalisti di LA Times in rivolta contro l’ex direttore Peter Meehan per molestie

22 Luglio 2020

Il 1° luglio 2020 Peter Meehan, direttore della sezione gastronomica del Los Angeles Times e in precedenza fondatore con David Chang e Chris Ying della rivista Lucky Peach, ha lasciato il suo incarico. meehan è stato accusato di abusi verbali e fisici nei confronti dei collaboratori È stato costretto a farlo dopo una serie di tweet di Tammie Teclemariam, giornalista freelance che lo ha accusato di abusi verbali e fisici nei confronti delle sue collaboratrici e collaboratori: fra le accuse, quella di aver discriminato le giornaliste di origine asiatica ai tempi di Lucky Peach, di insultare abitualmente gran parte dei collaboratori, di far telefonate nel cuore della notte al solo scopo di urlare contro i sottoposti – oltre a quella di non essere in grado di dirigere una rivista o una sezione di un quotidiano in modo professionale.

In realtà, la redazione del Los Angeles Times era già da qualche giorno sotto accusa da parte del movimento Black Lives Matter, in seguito a un’analisi interna svolta dallo stesso staff del quotidiano e delle sue diverse sezioni. Il 24 giugno, durante una riunione tramite Zoom a causa della pandemia in pieno corso, i giornalisti hanno accusato gli editor senior di perpetrare o permettere discriminazioni razziali all’interno del giornale: dei 502 giornalisti impiegati dal quotidiano, ben il 61% è bianco, a fronte di una percentuale di bianchi nella contea di Los Angeles pari appena al 26%.

Tammie Teclemariam non è comunque una giornalista del Los Angeles Times: è una freelance specializzata in tematiche gastronomiche ed enologiche, che ci tiene però a definirsi wine unprofessional, per prendere le distanze da un settore che reputa troppo esclusivo (cioè che esclude chi non appartiene all’etnia, al genere, alla classe sociale giusta). Teclemariam ha raccolto le testimonianze di molti collaboratori di Peter Meehan, troppo spaventati dalla possibilità di perdere il lavoro, e ha dato loro voce su Twitter il 29 giugno, affermando anche che il Los Angeles Times era già a conoscenza di molte delle accuse.

Il quotidiano, come prevedibile, ha negato di aver mai ricevuto alcuna segnalazione. Eppure, Peter Meehan nel giro di due giorni ha presentato le proprie dimissioni e le proprie scuse: “Ero così concentrato sul cercare di ottenere il miglior risultato possibile che ho perso di vista le persone e i loro sentimenti. È stato un errore terribile da parte mia.” “Mi scuso con chiunque io abbia deluso direttamente o indirettamente. L’ultima cosa che volevo era diventare una sorta di problema istituzionalizzato. Sono orgoglioso delle persone con cui ho lavorato e di ciò che abbiamo creato insieme”. Meehan ha rifiutato ulteriori commenti.

Il punto di vista di David Chang

Molte delle accuse riguardano i tempi in cui Peter Meehan dirigeva Lucky Peach, fra il 2011 e il 2017. Per questo in tanti si aspettavano un commento dal co-fondatore di Lucky Peach David Chang, creatore del ristorante e brand Momofuku e premiato con due stelle Michelin sin dal 2009. chang ha firmato un contratto che gli vieta di dire cose negative su meehan o la rivista Chang ha risposto con una puntata speciale del suo podcast su Spotify, The Dave Chang Show – rivelando sin dall’inizio di aver firmato un contratto che gli vieta di dire alcunché di negativo sulla rivista, su Meehan e sullo staff. Chang ha dichiarato di aver visitato la redazione di New York un’unica volta e di non essersi accorto di niente. La sua reazione all’uscita dei tweet di Teclemariam è stata quindi inizialmente difensiva, fino alla rivelazione: “Non mi ero accorto di niente perché non avevo voluto accorgermene. Ho preferito guardare altrove, piuttosto che affrontare i problemi… Mi dispiace di essermi concentrato solo su me stesso. Sto cercando di migliorare. Lo devo fare”.

La chiusura di Lucky Peach nel 2017 non era comunque stata pacifica: lo stesso Meehan aveva dichiarato di aver sempre avuto una collaborazione efficace ma problematica con Chang, che negli ultimi 6 mesi di vita della rivista era diventata particolarmente complicata. All’epoca Chris Ying, terzo fondatore di Lucky Peach, aveva lasciato la redazione già da un anno, dichiarando di averlo fatto “in parte per le difficoltà di una rivista realizzata sulle due coste degli Stati Uniti, in parte perché mi ero reso conto che nella redazione non c’era spazio per un altro ego”.

Kate Telfeyan

Anche senza indagare sui singoli abusi, è facile immaginare un ambiente di lavoro non proprio sereno. Alcuni commentatori, come la chef di New York Kate Telfeyan, accusano i media di aver contribuito alla creazione di personalità tiranniche, incoraggiando la collaborazione e il successo di chef e food editor, in un’esaltazione dei difetti di entrambi i settori. Ma chiunque abbia lavorato in qualche cucina o redazione sa che i rapporti non sono mai stati esemplari, anche prima del grande successo della gastronomia – è possibile che i movimenti Black Lives Matter e Me Too, insieme a una crisi continua che porta ad avere sempre meno da perdere, abbiano semplicemente portato a galla comportamenti abusivi che fino a pochi anni fa erano considerati la norma.

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