Birra artigianale? Home Beer la porta a domicilio in tutta Italia

23 Luglio 2020

Tutto è cominciato in una serata di pioggia, a Roma. Andrea e Tommaso, amici da molti anni, legati da una comune passione per la birra artigianale, erano seduti sul divano. La voglia di uscire per una pinta non c’era. Così hanno iniziato a scandagliare i menu di Glovo e quelli delle altre piattaforme di delivery per capire se qualcuno poteva portargli a casa una buona bottiglia di birra artigianale. Quella sera nessuno è riuscito a spegnere la loro sete, lì su quel divano. Ma da quel bisogno è nata l’idea di Home Beer.

Andrea Longhi, 20 anni, e Tommaso Aguiari, 20 anni a dicembre, sono con Andrea Aguiari (il papà di Tommaso) i fondatori della prima startup italiana che consegna birra artigianale a domicilio. “Nonostante il mercato del food delivery sia risultato il primo nel comparto del mercato online con un fatturato di 566 milioni di euro nel 2019 e nonostante altre aziende si siano distinte nel campo delle consegne a domicilio, per la birra artigianali non esistono servizi come quello da noi proposto. L’idea di fondo è stata quella di verticalizzare un servizio innovativo di delivery sul mercato delle birre artigianali, creando una community tra gli appassionati di birre di qualità”, spiegano i due fondatori.

Come funziona Home Beer

Home Beer è una web app. Si può accedere alla piattaforma da pc o da smartphone e tablet attraverso un browser. la scelta è tra delivery oppure e-commerce per il resto d'Italia Dopo aver dichiarato di essere maggiorenni, si apre una schermata con due opzioni: l’acquisto di birra da e-commerce oppure da delivery. “Se sono a Roma o a Milano, posso scegliere entrambe le opzioni. Altrimenti posso scegliere solo l’acquisto online direttamente dai birrifici collegati alla piattaforma – spiega Andrea Longhi, amministratore unico della startup innovativa – Nell’area delivery vedo una schermata con le birrerie raggiungibili nel raggio di 30 minuti di consegna. Una volta scelta la birra da farsi portare a casa, si può pagare con carta di credito o con Paypal. Se scelgo di acquistare via e-commerce, l’ordine è indirizzato direttamente verso il birrificio e, a breve, verso il magazzino che stiamo realizzando e rifornendo”.

Se si è scelto il delivery, si può anche abbinare del cibo alla mia birra. Gli accostamenti sono suggeriti da un algoritmo e dalla umanissima mente del sommelier Alfonso Del Forno. Il cibo deve essere già nel menu della birreria da cui si è ordinata la birra, altrimenti si è costretti a creare due ordini. Grazie alla partnership con iCarry ed eCooltra (che gestisce motorini elettrici), si affida soltanto a rider regolarmente assunti e che utilizzano motorini elettrici. Non c’è un minimo d’ordine: “L’abbiamo eliminato dopo il lockdown”.

La spinta del lockdown

Home Beer ha mosso i primi passi a dicembre 2019, partendo con un capitale di 250.ooo euro, costruito anche grazie a un primo round di finanziamento, a cui hanno fatto seguito due equity crowdfunding. Due mesi dopo c’è stato il lockdown. Si era tutti a casa e c’era la voglia di scoprire cose nuove. C’è chi ha scelto di imparare a fare il pane e chi si è avvicinato alla birra artigianale, sfruttando il database di Home Beer. Il fatturato è schizzato oltre il 300 per cento. Poi, con la fine della quarantena e il rallentamento del delivery, Andrea e Tommaso hanno cercato altre modalità, portando la birra dove serve. “Qualche giorno fa una barca a Lipari ci ha ordinato 5 casse di birra artigianale, ad esempio. L’e-commerce sta frenando le perdite delle consegne a domicilio”.

La selezione di Home Beer

Se Alfonso Dal Forno consiglia gli abbinamenti col cibo, la selezione dei birrifici è fatta in base alla qualità ma anche alla disponibilità della bevanda presso le aziende. “La birra non è molto semplice da consigliare. Ce ne sono molti tipi. Cerchiamo di creare un bilanciamento tra gusti  classici e più particolari. Consigliamo ai locali di mettere le loro birre di punta e quelle che riforniscono più spesso. Sulla nostra piattaforma, è possibile segnalare i propri gusti nel profilo, scegliendo tra birre rosse, chiare, ambrate. I gusti delle persone vengono così studiati e le prime birre proposte sono proprio quelle legate alle preferenze inserite”.

Tra vino e birra

Nonostante sia giovanissimo, Andrea ha un’idea ben precisa dell’evoluzione vissuta dal mondo della birra. “Prima c’era una platea di appassionati, quelli che, se gli dai la birra commerciale, dicono che è solo acqua con coloranti. Negli ultimi tre anni, andando in giro per beer shop, ho visto tanti ragazzi sostare lì per chiacchierare. Il loro potere di spesa limitato ben si abbina alla birra e non al vino, più caro”. L’Italia è da sempre un Paese a vocazione vitivinicola, ma Home Beer sa che diversificare puntando sul frutto della vigna potrebbe essere un suicidio economico. “Se volessimo espanderci in questo campo, andremmo verso produttori più piccoli, che fanno vino con tecniche innovative, per applicare anche qui la nostra filosofia Local but Global, che ci permette di far conoscere le eccellenze italiane anche all’estero”.

Il futuro di Home Beer

I fondi raccolti tramite la campagna di equity crowdfunding su BacktoWork saranno utilizzati per implementare anche gli servizi offerti dalla piattaforma, rafforzare l’offerta di delivery su Roma e Milano nonché espanderla in altre città come Firenze, Bologna, Torino e Bari entro il 2022. Inoltre, Home Beer guarda all’estero con il suo e-commerce, forti proprio della visione Local but Global. Grazie all’entrata nel marketplace Made in Italy di Amazon-ICE sarà possibile da settembre 2020 commercializzare le birre artigianali, presenti su Homebeer.it, anche in  Germania, Spagna, Francia, Olanda e UK. Un altro progetto su cui Andrea e Tommaso tengono molto è Deliveryonline.it, un servizio che offre ai ristoranti una piattaforma chiavi in mano, che permettere di non disperdere la clientela attraverso le generiche sigle di delivery.  “Chi vuole ordinare, può farlo direttamente dall’app del suo ristorante preferito. Solitamente questi esercizi, affidandosi ai big player, perdono i i dati degli avventori. Con questa interfaccia multimediale si possono gestire ordini, prenotazioni e take away”.

Birra artigianale, le sfide da vincere

La birra artigianale potrebbe avere una visibilità e un mercato molto più ampie. Ma ci sono alcuni freni a questo potenziale successo. “Innanzitutto le marginalità per i birrifici sono molto basse – spiega Andrea – Gli esercenti sono poi scoraggiati dalle scarse disponibilità di una singola etichetta artigianale, difficile da vendere anche in bottiglia a causa del costo elevato. Il secondo ostacolo è una specie di blocco mentale, un limite nel pensiero delle persone che credono che la birra sia una bevanda popolare. Giocando a rugby, mi sono accorto che in questo ambiente se ne consuma a fiumi. Col vino non succederebbe mai. Forse l’ascesa di questo sport ha influenzato anche il consumo della birra, molto legato agli eventi sportivi. Un altro limite è una certa carenza lato marketing da parte dei birrifici. Lo Stato dovrebbe incentivare queste imprese, dar loro maggiori fondi da investire in pubblicità. Dato che questo non succede, arrivano i grandi birrifici che acquistano i migliori marchi artigianali. Se si riuscissero a superare questo ostacolo, il pubblico potrebbe aumentare a dismisura”.

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