Piccola guida alla scelta (ragionata) della carne

27 Luglio 2020

Durante il lockdown le abitudini di consumo degli italiani sono molto cambiate, le nostre abitudini per l'acquisto della carne sono cambiate soprattutto la sensibilità per quanto riguarda i temi di salute, sicurezza, origine e sostenibilità dei prodotti alimentari acquistati. E specialmente quando si parla di carne. Il quadro emerge dal focus dell’Osservatorio The world after lockdown di Nomisma, che ha indagato in maniera continuativa abitudini, stati d’animo, consumi alimentari e aspettative relative al post Coronavirus su un campione di mille italiani responsabili degli acquisti (18 – 65 anni). Concentrandosi, nell’ultimo approfondimento realizzato ad hoc per Fileni, sulle abitudini e preferenze dei consumatori di questo prodotto.

COME SCEGLIERE LA CARNE?

Stando ancora al report, attributi come origine 100% italiana, sostenibilità e biologico sono per il consumatore assolutamente indispensabili nel carrello della spesa alimentare e ciò vale ancor di più per la carne. Se nella scelta delle carni da portare in tavola i driver più importanti rimangono, in ordine di rilevanza, l’origine italiana (78%), l’assenza di antibiotici (75%), quindi a scendere il benessere animale (69%), l’allevamento all’aperto (66%), l’assenza di additivi artificiali e di OGM (65%), il marchio, che sia DOP o IGP (60%), la presenza del marchio bio (54%). E, non da ultimo, i materiali di imballaggio. Cosa valutare, dunque, nella scelta – più consapevole possibile – delle carni?

  1. Biologica. Per chi ne acquista, soprattutto al banco macelleria, la garanzia più forte è fornita dalla presenza in etichetta del marchio bio. Anche secondo il report di Nomisma-Fileni, questo è un driver fondamentale per la scelta del prodotto, che riguarda il 54% del campione. Il marchio bio posto in etichetta indica infatti il rispetto di un disciplinare, che certifica il benessere degli animali (altro aspetto fondamentale per il 69% degli italiani) che sono così liberi di muoversi, hanno sufficiente spazio a disposizione, vengono nutriti con alimenti di qualità e sono dunque in uno stato generale di buona salute psicofisica. Bio significa inoltre che sono bandite le pratiche intensive: niente mangimi OGM (altro driver fondamentale per il campione) e niente sovralimentazione, dunque niente aumento rapido di peso dei capi di bestiame.
  2. Sostenibile. Non sempre, tuttavia, il marchio bio è sinonimo di sostenibilità: di per sé, infatti, la produzione di carne non è ecologicamente compatibile, visto che il suo impatto ambientale è tra le maggiori cause di inquinamento nel mondo. La scelta delle carni dovrebbe ricadere, quindi, non solo sulla qualità del prodotto scelto – fondamentale invece per la tutela della salute, visto il benessere dell’animale – ma, soprattutto, sulla quantità consumata. Consumare sostenibile significa infatti acquistare meno, seguendo un’alimentazione variegata derivante da tutte le fonti proteiche, e certamente acquistare meglio, tenendo conto di tutte le valutazioni fatte in precedenza.
  3. Packaging più green possibile. Un ultimo punto importante per una scelta più consapevole ed etica delle carne è l’attenzione che si può prestare al packaging. Anche lo studio di Nomisma-Fileni attesta che i materiali di imballaggio sono portatori di messaggi green per gli italiani che acquistano le carni, un dato che riguarda il 46% del campione. Nel valutare quale prodotto scegliere, si può dunque osservare se l’incarto utilizzato è riciclabile o compostabile, in ogni caso se presenti meno plastica possibile.

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