È giusto pagare una pizza 30 euro? Se è quella di Da Vittorio a Brusaporto, sì

28 Luglio 2020

Nel firmamento Michelin italiano Da Vittorio a Brusaporto (BG) ricopre un posto speciale: le 3 stelle brillano da tempo in questo angolo della provincia bergamasca. la pizzeria braceria dei cerea è un temporary restaurant La famiglia Cerea – nonostante le difficoltà portate dal lockdown e dal Covid-19 – ha deciso di valorizzare al meglio la (bellissima) struttura. Oltre al delivery con cui si è partiti quasi subito, la zona riservata ai ricevimenti è stata trasformata in DaV Cantalupa, Pizza & Barbecue. Intorno a un’invitante piscina, con tavoli ben distanziati e sedute comode, i Cerea si dedicano anche a carni al barbecue e pizze, presenti in menu in diversi stili (napoletana, fritta, in teglia, al vapore).

In passato avevo già apprezzato la maestria di Chicco Cerea con i lievitati: a LSDM 2017 la giornata si aprì con uno squisito ed etereo krapfen ripieno di crema di mozzarella di bufala, ricotta di bufala e colatura di alici. Spinta dalla fugacità dell’iniziativa – DaV chiuderà il 30 settembre – ho voluto provare la pizza di Da Vittorio.

Il menu prevede varie tipologie di pizza e si apre con un classico, la Regina Margherita, con impasto alla napoletana. Stesso stampo per la Ligure con scampi crudi al lime, pesto, patate e fagiolini. Ma è ora di pranzo, ho viaggiato per arrivare qui e la golosità ha la meglio: per iniziare scelgo la Chicco Doppio Colpo, pizza fritta ripassata in forno con burrata di bufala e prosciutto crudo di Parma.

L’impasto è leggerissimo, pieno di belle bolle pronunciate, con il bacio del forno che arricchisce l’aroma della pasta. Burrata e crudo, nuovo classico, sono di qualità altissima. Una pizza golosa e godibile.

Per provare la bravura del pizzaiolo, testiamo anche un altro stile ormai imprescindibile: la pizza in teglia. La scelta cade sulla Cesare, versione Cerea della Caesar Salad su pizza: mascarpone, battuta di manzo, lattuga, salsa Caesar, nocciole tostate e parmigiano reggiano. La pizza è bella alveolata, croccante, già tagliata in fette generosamente condite. L’insieme è armonioso e per nulla pesante, la carne di manzo si scioglie sulla lingua e nocciole e salsa Caesar completano con croccantezza e untuosità. Una pizza davvero squisita.

Già che ci sono assaggio anche gli arcinoti Paccheri alla Vittorio, occhieggiando con l’invidia ingorda e mai doma del critico gastronomico le magnifiche costine servite a un altro tavolo. La pasta – al dente, servita in una rustica padella – è un omaggio alla forza degli ingredienti davvero buoni: pomodoro, aglio, basilico e parmigiano, nient’altro. Conclude il pasto un tiramisù che è una nuvola.

Una pizza la cui casa madre possiede 3 stelle Michelin non poteva che essere d’eccezione, nella bontà e nel costo: se siete tra coloro che hanno gridato allo scandalo con la pizza di Cracco, quella di DaV non incontrerà il vostro favore. La Regina Margherita si ferma a 18 euro, mentre la Chicco Doppio Colpo e la Cesare hanno un costo di 28 e 32 euro rispettivamente. Ne vale la pena? Per noi sì. E voi che dite?

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