Sinergico e Bioattivo sono le nuove frontiere dell’orto

18 Agosto 2020

Sarà stato l’effetto di questi mesi fuori dal mondo, che in qualche modo ci ha permesso di avere più senso civico e un maggior rispetto per la natura. L’amore per la terra da solo buoni frutti, così ci siamoSiamo sempre più attenti alle esigenze della natura approcciati un po’ tutti alle piante e al giardinaggio, ma in particolare all’orto. Siamo stati capaci di coltivare fagioli e pomodori sul balcone, ma è aumentata anche la consapevolezza di ricercare cose buone e autentiche provenienti da piccoli produttori che sanno come fare un orto sinergico, e quando siamo tornati al ristorante, sempre più spesso abbiamo cercato locali con un proprio orto o che si avvalgono di piccoli fornitori di fiducia di erbe e verdure biologiche. Siamo diventati più attenti ed esigenti in fatto di cose buone, più rispettosi verso quelle persone che hanno fatto dell’agricoltura sostenibile la loro ragione di vita, e sempre di più compriamo dai contadini.

Come fare un orto sinergico

Molto spesso qualunque persona che abbia a che fare con un orto oppure un giardino, non è soddisfatta fino a quando non restano più erbacce, rischiando però d’interrompere un equilibrio naturale, che è andato d’accordo per anni e anni e che è anche l’habitat comune di tanti insetti utili. Ricordiamoci che nell’orto sinergico regna un caos apparente, che invece è la manifestazione giusta della natura e dei suoi ritmi. L’orto sinergico che conosciamo oggi, è stato sperimentato per oltre 40 anni da Masanobu Fukuoka, e portato in Europa dall’agronoma spagnola Emilia Hazelip, che ha apportato alcune modifiche a causa delle differenze di terreno e delle temperature dell’Europa meridionale rispetto al Giappone.

L’orto sinergico si basa su alcuni punti fondamentali: è un orto che viene creato per durare a lungo, quindi si pensa a linee in armonia con il territorio. Lavorare e pulire il terreno è molto importante, è uno dei primi passi da fare, L'orto sinergico viene creato per durare a lungoquindi creeremo dei cumuli di terra o bancali lunghi circa 120 cm e alti almeno 60 cm, e il terreno non andrà più compattato. Altra cosa importante è l’acqua: per irrigare il vostro orto sinergico è consigliato il metodo goccia a goccia, che consente di risparmiare acqua senza sprecarla. I bancali di terra, una volta sistemati con l’impianto d’irrigazione, verranno ricoperti con la pacciamatura: normalmente si ricopre il terreno con la paglia, oppure erba o foglie. Mettete in programma una semina studiata che vi consenta di avere un orto in produzione durante il ciclo di tutte le stagioni, i bancali dovranno essere tenuti sempre attivi con diverse specie di ortaggi e piante aromatiche in modo da non far crescere le erbacce. Ricordatevi che quando seminerete o trapianterete i vostri ortaggi, dovrete spostare lo strato di pacciamatura superficiale, per poi risistemarla una volta messo le piante o i semi a dimora.

Nell’orto sinergico si impiegano tipologie diverse di piante, si alternano sempre sullo stesso bancale una liliacea (asparagi, aglio, cipolla, scalogno, porro), una leguminosa (fagioli, piselli, fave), una solanacea (melanzane, peperoni, zucchine) e una specie aromatica, questo è utile soprattutto alla lotta contro i parassiti. Ricordatevi sempre di piantare la coltura a ciclo più lungo nella parte centrale dell’aiuola, mentre le erbe aromatiche, i fiori eduli oppure le carote, metteteli ai bordi.

I progetti da cui prendere spunto

  1. L’orto bioattivo dell’Osteria di Passignano. In Toscana, è partito il nuovo progetto dell’Osteria di Passignano, poco distante da Firenze. Marcello Crini, l’anima del ristorante stellato di Badia a Passignano, insieme all’agronomo Andrea Battiata, hanno dato vita all’Orto Bioattivo, con lo scopo di rifornire la cucina guidata dallo chef Nicola Damiani, con le sole verdure provenienti dall’orto. Melanzane, pomodori, fagiolini, zucche, erbe aromatiche sono piantati in aiuole rialzate dal terreno una ventina di centimetri e, in questo strato superficiale, viene aggiunto un mix costituito per tre quarti da sostanza organica, humus di sottobosco e terra di origine vulcanica. L’Orto Bioattivo ha proprio la caratteristica di migliorare la qualità dei terreni innescando meccanismi di rigenerazione e di fertilità.
  2. Le erbe de Il Cavolo a Merenda. Simone Moschini è l’uomo che sussurra alle erbe. Gettata la veste di cuoco, ha preso a coltivare un appezzamento di terra di famiglia, creando così il suo universo naturale: Il Cavolo a Merenda. Siamo a Colle Val d’Elsa (Siena), e qui Simone nel suo orto sinergico, produce pomodori e cavoli, ma anche piante ed erbe curiose come le cipolle volanti, il basilico santo e l’erba ghiaccio. Il tutto nel rispetto di un ecosistema specifico, e dove non manca uno stagno dove vivono piccoli anfibi, anch’essi preziosi strumenti ausiliari del contadino biologico. Ortaggi ed erbe che si possono comprare, consumare in loco o che si possono ritrovare sulle tavole di ristoranti importanti, dato che l’erba ostrica, lo shiso e il levistico sono spesso nei piatti di chef come Filippo Saporito de La Leggenda dei Frati, Jacopo Pereira de il ristorante Il Frantoio e Ardit Curri del San Martino 26.
  3. Le Terre di San Secondo. Poco distante da Parma, Alessio Gennari, è riuscito nell’impresa di coltivare in Pianura Padana, oltre 700 varietà di erbe, frutti e verdure provenienti da tutto il mondo. Laureato in Scienze Naturali e Botanica, Alessio è sempre in continuo movimento, alla ricerca di cose buone, che dopo anni di esperienza, riesce a far crescere anche in ambienti diversi: il Blue Cream Berries, il pomodoro ciliegino blu, il Convolvulus pluricaulis che arriva dall’Indonesia oppure il peperone nero dolce della prefettura di Nara in Giappone. Alessio usa solo macerati per fertilizzare e consociazioni tra i vari ortaggi per allontanare insetti dannosi e per migliorare la qualità degli ortaggi stessi. Questa è la base su cui poggia il metodo di coltivazione di Terre di San Secondo dove il rispetto di tutti gli ecosistemi in tutte le sue forme è fondamentale.
  4. La Raccontadina. La storia di Francesca Pachetti, arriva da Montignoso un paese in provincia di Massa Carrara: per tutti lei è La Raccontadina che insegna alle persone la passione per la terra e per ciò che produce. Francesca porta avanti il suo raccolto in modo del tutto naturale e basato sulla stagionalità, e non è sempre facile. E le sue storie sono speciali, come quando trova una patata oppure una rapa a forma di cuore, e oltre alla bellezza nata dalla terra, ci scrive sopra un racconto di vita e di amore.

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