Cremolato, granita e grattachecca: trova le differenze

31 Agosto 2020

È quanto di più rinfrescante e gustoso ci si possa concedere d’estate. No, non si tratta del gelato – che ben si adatta a tutte le stagioni – ma dei sui compagni di merende e colazioni nostrane che percorrono lo stivale in lungo e in largo. Il podio a pari merito se lo aggiudicano la granita, la grattachecca e il cremolato, specialità tutte italiane che differiscono non solo per il nome, ma per luoghi di provenienza, ingredienti, metodi di preparazione e momento della giornata in cui è meglio gustarli. Siete pronti a scoprire tutte le differenze?

  1. Cremolato. È una delle specialità più diffuse e apprezzate del Sud Italia, se la batte con la granita siciliana – rispetto alla quale cede solo qualche passo – e trova il suo luogo di nascita in terra pugliese prendendo dalla dolcezza dei fichi il suo gusto tradizionale. Il cremolato differisce dalla simile (ma non troppo) granita per la sua consistenza molto più fine e cremosa. La ragione sta nella sua composizione che prevede un 80% di frutta, una percentuale minima di zucchero e una quantità irrisoria acqua (senza l’aggiunta di sciroppi o succhi). Il cremolato quindi è per lo più frutta che viene per prima cosa frullata grossolanamente, ghiacciata e grattata finemente per essere poi mescolata. Da qui la sua caratteristica cremosità che accoglie consistenti pezzi di frutta di dimensioni variabili e che la rendono perfetta per essere consumata a merenda o a fine pasto.
  2. Granita. Guai a consumarla come dessert di fine pasto, si rischierebbe di non riuscire ad arrivare alla fine. In Sicilia, la granita è una faccenda seria e lo si capisce dal suo accompagnamento per eccellenza: la classica brioche con il tuppo. Servita in ampie coppe, sovrastata da panna e arricchita da più gusti, la granita è perfetta per colazione o per una merenda che non di rado può sostituire la cena. Si compone di acqua, frutta e una percentuale di zucchero che oscilla tra il 20 e il 40%. Gli ingredienti sono ghiacciati molto lentamente e mescolati di continuo in modo da ottenere una consistenza particolarmente cremosa. Tuttavia, si ferma a metà strada tra il cremolato – che non si batte per cremosità – e la grattachecca che è ben lontana dal potersi considerare un dolce al cucchiaio. Quanto alla frutta, la granita non pone limiti alla scelta di gusti e abbinamenti spaziando tra i tradizionali sapori agrumati di mandarino e limone, ai classici gelsi bianchi o fichi d’India, fino ad arrivare ai classici cioccolato, mandorla e caffè.
  3. Grattachecca. Prima di ottenere l’appellativo di grattachecca romana, era la rattata per i campani, il grattamariano per i pugliesi e la grattella per i palermitani. In tutti i casi, a essere evocato è il ghiaccio grattato. La grattachecca infatti si ottiene grattando il ghiaccio a neve con un raschietto di ferro da un blocco di grandi dimensioni al quale possono essere aggiunti sciroppi di frutta, spremute o pezzi di frutta fresca. A differenza del cremolato e della granita non ci sono passaggi intermedi che prevedano il congelamento o frullati di frutta. Ecco perché l’aspetto così grezzo promette prima di tutto di dissetare e rinfrescare in qualsiasi momento della giornata.

I Video di Agrodolce: Tortel di patate ripieno