Come si fa il miele in città? Ce lo insegnano i ragazzi di Api Romane

15 Settembre 2020

Negli ultimi anni quella della coltivazione di orti nel cuore delle nostre città è diventata una realtà abbastanza diffusa. È decisamente più insolito invece sentir parlare di apicoltura urbana. Un evento organizzato da Slow Food a Roma è stato l’occasione per conoscere i ragazzi di Api Romane. Una chiacchierata con Daniele Cangioli, presidente dell’associazione, ci ha permesso di capire meglio il fenomeno e di sfatare alcuni miti sul miele.

Quando è stata fondata l’associazione Api Romane?
Api Romane nasce in maniera informale 6 anni fa, per poi costituirsi come vera associazione più di recente. Siamo una decina di soci, tra apicoltori, hobbisti ed erboristi. La nostra attività prevalente è la diffusione dell’apicoltura urbana, intesa soprattutto come fenomeno aggregativo. Ogni apicoltore possiede le proprie arnie, in più abbiamo 2 apiari sociali: uno presso la sede centrale del WWF e l’altro, dove teniamo anche i corsi, in un campo nei pressi di villa Doria Pamphili, dell’associazione Mediterranea che si occupa di inclusione sociale.

Quando e dove nasce l’apicoltura urbana?
L’apicoltura urbana è sempre esistita. I Paesi che possono vantare uno sviluppo maggiore del fenomeno sono quelli del Nord Europa, gli Stati Uniti e l’Inghilterra. In Italia, a Torino, già agli inizi del secolo scorso il re d’Italia incaricò Don Angeleri di diffondere il verbo dell’apicoltura. Attualmente nel nostro paese siamo fortunati, perché beneficiamo di una legislazione molto permissiva per quanto riguarda l’installazione delle arnie.

Qual è la definizione di apicoltura urbana?
Anni fa c’era una diatriba sulla definizione precisa, dato che in tutte le città esistono anche aree poco urbanizzate. Basta guardare Roma dall’alto per rendersi conto che ci sono zone di campagna poco distanti dal centro. Per questo abbiamo redatto un manifesto, con la rete degli apicoltori urbani italiani. In sintesi: non è importante dove si pratica l’apicoltura, quanto piuttosto il fatto che l’attività abbia una ricaduta sociale e culturale e che si discosti dalla mera produzione del miele.

Cosa serve per iniziare?
La prima cosa è frequentare un buon corso di preparazione. Poi occorre capire se si ha abbastanza tempo da dedicare all’apicoltura e la giusta attitudine per non farsi intimorire dalle api. A quel punto bisogna solo procurarsi lo sciame: lo si può acquistare da un allevatore o catturare in un terreno pubblico.

Quali sono i costi?
Acquistando uno sciame, parliamo di circa 30.000 api, si spende un centinaio di euro. A questi vanno ad aggiungersi i costi delle arnie, delle tute e delle altre attrezzature. Diciamo che l’investimento iniziale, una tantum, si aggira intorno a 300 euro.

Dal punto di vista della salubrità del prodotto, ci sono delle controindicazioni nel produrre miele in città?
L’idea di campagna incontaminata è abbastanza discutibile, basti pensare a dove si pratica agricoltura intensiva. Le api infatti non sopravvivono a pesticidi e diserbanti, così come non trovano un habitat ideale nel cosiddetto deserto verde: zone prive di biodiversità, proprio per la presenza di monocolture. In città invece non ci sono pericoli di questo tipo. Vari test hanno poi dimostrato che i mieli urbani sono assolutamente commestibili, mentre sono stati ritrovati residui di pesticidi in mieli prodotti in campagna. Senza generalizzare, ma paradossalmente potremmo dire che alcuni mieli urbani possono risultare migliori di altri che vengono prodotti in zone meno abitate.

Consigli e miti da sfatare

Il primo mito da sfatare riguarda l’aspetto del miele: liquido o cristallizzato. In realtà è un falso problema, perché non tutti i mieli cristallizzano (vedi quello di acacia), mentre altri faticano a restare liquidi, è il caso del miele di edera. Altra cosa: non esistono test casalinghi per verificare la purezza del miele. Gli unici strumenti sono la prova organolettica e le analisi di laboratorio.

Dove acquistare miele di qualità?

Nella grande distribuzione è difficile trovare prodotti eccellenti, la maggior parte di quelli esposti sugli scaffali dei supermercati sono miscele provenienti dall’estero il cui prezzo estremamente competitivo è già un campanello d’allarme. Meglio rivolgersi direttamente agli apicoltori, spesso presenti in fiere e mercati.

Altri apicoltori urbani

Per chi fosse interessato ad approfondire questi temi o a partecipare a corsi e iniziative, oltre alle Api Romane, segnaliamo: gli Apicoltori Urbani Torino, il Circolo di Legambiente Ken Saro Wiwa di Potenza, le Cremona Urban Bees, le ApiGenova, le Bees in Town di Latina e Bcity apiario urbano di Cesena.

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