Scoprite i rari Chiacchietegli di Priverno, diventati presidio Slow Food

20 Settembre 2020

I locals li chiamano chiacchietegli, sono viola e hanno un sapore delicato. Sono ormai rari a tal punto da essere protetti da presidio Slow Food. Ciò di cui parliamo è una varietà di broccoletti, della famiglia Brassica Oleracea, che si coltiva nelle aree pianeggianti del comune di Priverno, un piccolo borgo che sorge su un colle dei Monti Lepini in provincia di Latina, nelle vicinanze del fiume Amaseno. Se capitate in zona, non potete davvero perderli.

L’origine dei chiacchietegli è sconosciuta. Di loro si sa soltanto che i produttori della zona si tramandano la sementeLe sementi e i segreti di coltivazione vengono tramandati di padre in figlio di generazione in generazione, da padre a figlio, lasciando in eredità anche i segreti della coltivazione. Ogni anno, in estate, i coltivatori procedono alla semina in semenzaio, quindi al trapianto sui campi. La raccolta, invece, parte dalla fine di dicembre e prosegue fino a marzo: prima di Natale spuntano i primi germogli, ricchi di gemme fiorali e di colore viola, piuttosto radi e molto ramificati. Quindi i germogli vengono raccolti in modo scalare fino a Pasqua, e si procede a staccarli man mano che se ne formano di nuovi. Questa operazione è molto simile alla scacchiatura della vite: i cacchi o chiacchi sono infatti i germogli e il nome chiacchietegli  deriverebbe proprio da questa similitudine.

I saporiti broccoletti sono cucinati in numerosi piatti del territorio,  soprattutto nella tradizionale zuppa preparata nella pignatta di terracotta, e si possono consumare sia freschi, sia conservati sottolio. Sono ottimi spalmati sul pane, in una sorta di crema con extravergine, aglio e peperoncino. Purtroppo, la loro coltivazione è a rischio di estinzione, non soltanto per la diffusione di altre varietà estranee al territorio, ma anche per l’elevata età media dei produttori. Ecco spiegato, dunque, perché sono protetti dal presidio della Fondazione Slow Food, che ha deciso di salvaguardare la cultivar e far conoscere e valorizzare questo ortaggio anche al di fuori dei confini locali. La speranza è quella di convincere nuovi produttori a riprenderne la coltivazione e di conservarne così la tipicità.

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