Il gelato diventa 3D (e il progetto è italiano)

2 Ottobre 2020

E dopo il sushi e la bistecca, arriva anche il gelato fatto con una stampante 3D. Un progetto che, questa volta, porta una firma italiana: quella di Selene Biffi, giovane imprenditrice con la mente sempre in ebollizione. Basti sapere che a 22 anni, con soli 150 euro, ha ideato e realizzato Youth Action for Change, una piattaforma online di corsi gratuiti per giovani, utilizzata prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo.

Classe 1982, nata a Monza, laureata alla Bocconi di Milano, Selene Biffi è da sempre impegnata nel sociale. Fra l’altro è stata consulente ONU, ha fondato Forgotten Diaries, una piattaforma di citizen journalism per raccontare le guerre dimenticate e ha lanciato Plain Ink, fumetti educativi finalizzati a promuovere l’alfabetizzazione in India e in Afghanistan. Cosa c’entra tutto questo con il gelato 3D? Il fil rouge è la passione di Selene per l’innovazione tecnologica. circa ogni due anni selene si getta a capofitto in un nuovo progetto E poi, evidentemente, aveva voglia di misurarsi con qualcosa di diverso. È stata lei stessa ad annunciare la novità tramite un post su Facebook: “Ogni 2 anni o giù di lì mi cimento in un nuovo progetto, partendo da idee che i più definirebbero impossibili o quanto meno difficili, per i canoni a cui siamo abituati. Così sono nate piattaforme che trasformavano automaticamente articoli giornalistici in videogiochi o altri elementi interattivi, chatbot per combattere l’odio online e una stampante per il gelato, appunto”. L’idea è sorta quando ancora lavorava a Mogadiscio e si è concretizzata in poco più di un anno grazie alla collaborazione di Paolo Aliverti, esperto di Digital Fabrication, e del suo team: sono loro ad aver creato, in un laboratorio di Lodi, il primo prototipo. Tutto italiano, dunque.

Un lavoro complesso

Le stampanti 3D già esistenti nel settore alimentare sono utilizzate solo per la produzione di cibi solidi. Per quanto riguarda il gelato non c’erano modelli a cui ispirarsi, quindi si è trattato di partire veramente da zero. Non è stato per niente facile, anche considerando la necessità di lavorare il latte (o la panna) a temperature diverse e di trovare il modo migliore per passare il prodotto liquido nella camera di congelazione. È proprio in quest’ultimo ambiente che avviene la modellazione, partendo da oggetti tridimensionali disegnati con i più comuni programmi CAD.

Un’alternativa sana al gelato industriale

Il macchinario per la produzione di gelato tridimensionale funziona tramite l’immissione di liquidi. Per il momento la scelta è caduta sul latte e sulla panna, appunto, ma non ci sono particolari limiti in tal senso e questo significa che si possono utilizzare anche ingredienti più adatti a chi soffre di intolleranze alimentari. Inoltre non è necessario aggiungere addensanti, conservanti o altre sostanze, di conseguenza si tratta di un’alternativa più sana al gelato prodotto a livello industriale.

Gli ulteriori obiettivi

La stampante 3D per il gelato, lo ribadiamo, è un prototipo autofinanziato. Ci sono dei limiti da superare: innanzitutto, è grande come una lavatrice e bisogna trovare una soluzione per ridurne le dimensioni. In secondo luogo, per il momento è possibile stampare un colore, ovvero un solo gusto, per volta. Terzo, la risoluzione non è perfetta. Tutti questi obiettivi possono essere raggiunti con ulteriori studi e ricerche, certo, ma anche con un maggiore investimento.  “Sarebbe bello – è il commento di Selene – veder crescere l’idea nel migliore dei modi, anche con il giusto supporto finanziario che si merita”. Si attendono investitori.

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