Chiusure locali anticipate: ristoratori sul piede di guerra

6 Ottobre 2020

A Palazzo Chigi si finisce di limare il nuovo decreto in materia di misure anti-contagio, che stando alle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte non dovrebbe prevedere chiusura anticipata di locali e ristoranti se non per decisione delle singole Regioni. A questo proposito, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca si porta avanti e anticipa tutti. Nella mattinata di ieri, 5 ottobre, ha infatti firmato l’ordinanza numero 77: fino al 20 del mese, dalla domenica al venerdì, serrande abbassate alle ore 23. Un’ora più tardi nel weekend.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Sulla possibilità di chiusura anticipata la Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe) aveva già dichiarato che la stretta dovrebbe rivolgersi in un altro senso e cioè nell’incremento della vigilanza per il rispetto dei protocolli, con sanzioni per chi non applica le misure di sicurezza. “Imporre la chiusura dei locali alle 23– ha sottolineato Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio – sarebbe un atto di puro autolesionismo per il Paese e un’inutile punizione per il settore. Se l’obiettivo è quello di contrastare le aggregazioni, l’unico effetto che si ottiene così facendo è far riversare le persone in strada senza più alcun controllo”.

Ora che in Campania è ufficiale i ristoratori locali, dal canto loro, sono sul piede di guerra. “Andare avanti tra divieti, ordinanze e restrizioni della libertà per noi ristoratori sta diventando insostenibile – scrive in una dichiarazione Giuseppe Maglione, titolare delle pizzerie Daniele Gourmet e Daniele Urban ad Avellino – abbiamo subito con dignità, coraggio e responsabilità il lockdown. Abbiamo affrontato le spese per poter riaprire, rispettato alla lettera le norme di sicurezza, le più severe rispetto a qualsiasi altra attività, e adesso, dobbiamo ancora una volta pagare la negligenza altrui? […] Perché far passare il messaggio distorto che il contagio avviene nei ristoranti, perché colpire noi per mettere un freno alla movida?”.

Il Fipe suggerisce, piuttosto, di riportare il consumo all’interno dei locali, nel pieno rispetto delle misure anti-contagio – sul punto, dichiara ancora il presidente, “dobbiamo anche andare oltre, consentendo ai clienti di scaricare l’app Immuni direttamente all’interno di bar e ristoranti” – e i ristoratori concordano. “Siamo noi i primi a chiedere maggiori controlli – scrive ancora Maglione – gli stessi controlli a cui noi veniamo sottoposti quotidianamente vorremmo vederli applicati anche a chi non rispetta le regole. Chi governa, invece di restare seduto a firmare nuovi regolamenti, trovi una soluzione per le tante persone costrette ad accalcarsi sui mezzi pubblici per andare a lavoro, a chi aspetta da giorni l’esito di un tampone, ai posti letto vacanti negli ospedali e poi magari a come far sopravvivere le tante attività che a questo punto invece di chiudere alle 23 chiuderanno definitivamente. La morte più brutta e umiliante per un uomo non è il Covid, ma morire senza dignità”.

I Video di Agrodolce: Come preparare le polpette