Nuove aperture: Aprudia, nella mente dello chef Enzo Di Pasquale a Giulianova

11 Ottobre 2020

Enzo non lo fermi, non lo imbrigli, la sua mente viaggia a braccetto col palato e niente può arrestarli. I suoi occhi ogni tanto si assentano, si perdono ad osservare una nuova idea di gusto che il suo ingegno sta già architettando. Questo è Enzo Di Pasquale, un sognatore pratico, un istrione silenzioso. Un ragazzo umile e un cuoco spericolato. Ha il look scapigliato del direttore d’orchestra libero dagli schemi metrici e un’idea di cucina precisa e sorprendente sempre in testa. È uno che abbassa personalmente la saracinesca all’1.30 di notte e la mattina alle 9 comincia il tour delle aziende agricole del territorio per ritirar nocciole, fiori, erbe aromatiche e verdure appena raccolte.

Gli inizi

Un’audacia cosciente e innata la sua che si concretizza già a 13 anni quando, finite le scuole medie, Enzo  falsifica la firma del padre per iscriversi all’alberghiero. Intraprende la strada della cucina contro le speranze dei familiari agricoltori Fa esperienza per l'Italia e oltreoceano prima di tornare a casa a Giulianovache volevano per lui una vita diversa. Terminati gli studi fa esperienza nella fucina estrosa di Lucio Pompili a Cartoceto, all’Antica Osteria del Ponte dal maestro Ezio Santin, al fianco di Fabio Barbaglini in Valle d’Aosta e infine oltreoceano, in un ristorante prestigioso di Fort Lauderdale, in Florida. A quel punto l’amore e l’istinto (quest’ultimo per Enzo è un vero e proprio ingrediente) lo riportano a casa, a Giulianova (TE). Così, in cerca di un lavoro, un bel giorno si presenta a un imprenditore che sta per aprire un hotel nella città della costa abruzzese e con tutta la sua semplicità genuina gli dice: “Mi assumi? Io cucino”. Si guadagna il posto dopo 3 mesi preparando una cena da sogno per il suddetto uomo d’affari e 10 fortunati amici.

Inizia così a far chiasso nella silenziosa Venice Beach adriatica. In 4 anni sperimenta, sbaglia, migliora, cresce.  Rileva perfino la gestione del locale, riceve i plausi della critica (Identità Golose su tutti) e fa puntualmente il tutto esaurito. Poi un novo cortocircuito: è l’istinto che di nuovo bussa alla mente del creativo per dirgli che la vena ispiratrice pretende di essere nutrita. Enzo ringrazia la proprietà dell’hotel, lascia il grembiule in reception e parte per il Sud America. Viaggia, vaga, assaggia. La sua mente si arricchisce di nuovi sapori, suggestioni, idee.

L’apertura di Aprudia

Sei mesi più tardi rientra a Giulianova e, subito dopo la fine del lockdown, apre nuovamente il suo pensiero al pubblico. Nel centro della cittadina abruzzese, appena sopra il Belvedere che si affaccia sull’Adriatico Enzo concepisce Aprudia (dalla fusione di Aprutium e dia ita che in greco significa stile di vita corretto). Varcando la soglia del locale sembra di entrare nella tana del Bianconiglio. Lo spazio è piccolo, caldo e accogliente. Cucina a vista e volte a botte, antichi mattoni e pareti colorate, dettagli in legno antico, ottone, cemento, ferro e velluto convivono in un’armonia sgargiante e allo stesso tempo soffusa, intima e apolide. L’atmosfera sembra dire all’ospite: sii te stesso, rilassati, divertiti, insomma fai come vuoi.

Una volta seduti comincia il Barnum gastronomico. Enzo vi porta a fare un giro nella sua personale idea di cucina: pochi ingredienti, abbinati per creare continui giochi di contrasti e concordanze. Un palleggio in crescendo di sapori, consistenze e lunghezze che coinvolge, diverte e appaga l’ospite.

In menu troverete accostamenti curiosi e presentazioni scomposte, rimandi ai sapori della memoria e nuove percezioni tattili. Qualche esempio? La Tartare di agnello e pomodoro fresco con gel di soffritto, petali di begonia e tagete ha la freschezza di un piatto estivo e la persistenza di una carne cotta a lungo. Il Cardoncello affumicato al whiskey con ricciola marinata e burro al cipresso è invece giocato sulla carnosità e il profumo degli ingredienti, mentre i Ditali, aglio fermentato in acqua di pomodoro, latticello e polvere di bottarga faranno breccia nel cuore dei fans dello spaghetto aglio e olio e dei sapori iodati. Stesso discorso per i dolci, mai scontati, come il Morbido di caprino, caramello al rafano, Sassi d’Abruzzo e kumquat con cialda al wasabi oppure il Gelato allo zabaione crumble di biscotti e amaro di rucola e cicoria.

Non c’è possibilità di menu alla carta. Due i percorsi degustazione da 5 e 7 portate scelte dal cliente, rispettivamente a 42 e 56 euro. Materie prime all’80% in arrivo dall’orto del padre e da contadini, pescatori, casari e allevatori vicini. Pane fatto in casa quotidianamente e una cantina composta di curiose proposte territoriali e italiane ben selezionate. Benvenuti da Aprudia, il luogo di Enzo, menestrello di nuove sinfonie gastronomiche orecchiabili come il pop e ribelli come il rock.

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