Vâgh iń ufézzi a Bologna: osteria a tempo per ingozzo garantito

12 Ottobre 2020

Metti un vicoletto di Bologna stretto tra motorini e biciclette, una osteria di lunga data e una coppia di gestori che, in epoca di distanziamenti, deve far quadrare tempi, guadagni e clienti. Vâgh iń ufézzi, cioè vado in ufficio, è il nome dato da Mirco Carati e Antonella De Sanctis al piccolo locale di Bologna su via de Coltelli che hanno rilevato nel 2005 e che da lunedì 5 ottobre ha stravolto il modo di proprio modo di funzionare: non si paga più in base ai piatti ordinati, ma in base al tempo trascorso al tavolo.


Considerando infatti la superficie ridotta del locale e il distanziamento imposto dalle regole di convivenza con il coronavirus che riduce drasticamente i coperti, i due proprietari hanno deciso di ottimizzare la permanenza dei propri clienti nel locale secondo uno schema molto semplice: si paga ad ore trascorse nel locale, 18 euro un’ora, 26 euro due. Nel tempo di permanenza al tavolo si può ordinare quello che si desidera dal menu scritto sulla carta paglia, che funge anche da tovagliato, e godersi il tempo e l’atmosfera dell’osteria.

Dai calcoli di Antonelli, studi di statistica alle spalle, lo scontrino medio rimane invariato rispetto a quello che si spendeva prima: cambia la modalità di fruizione ed anche la consapevolezza del cliente al tavolo. L’osteria è aperta tutti i giorni tranne la domenica dalle 18 alle 2, si prenota in anticipo lo slot, indicando numero di commensali ed orario di approdo: le due ore sono prenotabili solo negli orari pari, l’ora secca invece sempre. Un’usanza, questa del pagamento in base al tempo, che era già in uso nel secolo scorso nella zona del Pratello, in un posto chiamato Ghiton: il piatto servito era uno solo – pasta e fagioli – e il conto aumentava all’aumentare della permanenza al tavolo.

Da Vâgh iń ufézzi i piatti in carta in realtà aumentano, passano da sei a nove e si muovono tra i classici da osteria, come le classiche tagliatelle al ragù, le costine con salsicce e verdure, le zuppe di legumi, le schie fritte, passando per le immancabili crescentine con affettati misti, qualche formaggio e un paio di dolci, immancabili per concludere degnamente una cena. Nel prezzo, inclusa è l’acqua e il pane, mentre vino, birra, caffè eammazzacaffè sono a parte – così come, quando arriveranno, gli extra a base di tartufo. Una idea nuova, un posto storico: un modo grintoso di affrontare con intelligenza le contingenze rendendole non solamente vincoli, ma spunti per ripensarsi in un mondo diverso da ieri. In bocca al lupo e buon appetito!

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