28 ottobre, i ristoratori scendono in piazza con la Fipe

27 Ottobre 2020

Il piatto piange e la musica è finita. Gli ultimi provvedimenti presi dal Governo e alcune Regioni per il contenimento della seconda ondata di Covid-19 stanno mettendo definitivamente in ginocchio i pubblici esercizi”: una manifestazione nazionale per chiedere aiuto al governo comincia così il comunicato  con cui Fipe Confcommercio (Federazione italiana pubblici esercizi) annuncia la manifestazione nazionale organizzata – insieme ad altre associazioni di categoria – per mercoledì 28 ottobre. Alle ore 11.30 i gestori di ristoranti, bar, pub, più in generale locali pubblici, ma anche gli imprenditori e il personale operante nel settore del catering e del banqueting si ritroveranno nelle piazze di 10 città italiane (Firenze, Milano, Bergamo, Roma, Verona, Trento, Torino, Bologna, Napoli, Cagliari, Catanzaro) per chiedere al Governo e agli esponenti politici “un aiuto per non morire”, un intervento che salvaguardi concretamente “un tessuto di 340mila imprese che, prima del Covid19, nel nostro Paese generava un fatturato di oltre 90 miliardi di euro ogni anno”.

Imprenditori e dipendenti si sentono abbandonati

Gli organizzatori della manifestazione, e di conseguenza tutti coloro che hanno aderito e scenderanno in piazza, non negano la gravità del momento e non vogliono chiudere gli occhi dinanzi all’emergenza sanitaria, ma ritengono sia “impensabile che l’unica ricetta proposta per contrastare la pandemia sia quella di chiudere tutto o di generare una psicosi di massa”. Dal termine del lockdown gli imprenditori della ristorazione e dell’intrattenimento hanno investito tempo e denaro negli interventi di sanificazione e nell’acquisto di dispositivi di protezione per i dipendenti, nonché per i clienti, adottando tutte le misure di sicurezza necessarie, siglando protocolli e rispettando le nuove regole. Tutti questi sacrifici, alla luce del nuovo Dpcm, appaiono adesso vani. E tutte queste persone si sentono abbandonate a loro stesse.

In assenza di aiuti economici – si legge nel comunicato della Fipe – purtroppo queste imprese soccomberanno. Sicuramente a fine anno chiuderanno 50.000 imprese, con oltre 350.000 addetti che perderanno il posto di lavoro”. Occorrono aiuti economici, appunto, ma anche scelte più oculate e mirate. Anche perché “così facendo si chiuderanno pure le città con meno luci, meno insegne, meno socialità e meno qualità della vita. Dobbiamo fare presto, servono risposte concrete e servono subito”.

A Roma un secondo appuntamento

Roma sarà teatro anche di un’altra manifestazione promossa dall’associazione Italian Hospitality Network – IHN, che è nata proprio durante il lockdown e riunisce diversi lavoratori della nightlife e del mondo dello spettacolo. Ovvero persone che operano nel backstage dell’intrattenimento serale e notturno: a roma il 2 novembre la manifestazione i lavoratori della nightlife e dello spettacoloNoi non siamo ‘movida’, un termine usato troppo spesso per definirci, con connotazione dispregiativa”, ha puntualizzato il presidente Leonardo Leuci, noto bartender. L’appuntamento è fissato per lunedì 2 novembre in Piazza del Popolo alle ore 11 e, naturalmente, non ci saranno soltanto romani: “Scenderà in piazza – è scritto nella pagina Facebook dedicata all’iniziativa – l’intera filiera produttiva. Gruppi di IHN sono già attivi in tutta Italia e sono pronti ad arrivare da Asti, Milano, Modena, Lecce, Pescara, Napoli.  Avremo persone da tutta Italia e sarà fondamentale ora più che mai dimostrare la grandezza e il peso economico-sociale della nostra industria”. Gli organizzatori raccomandano ai manifestanti massima civiltà e hanno messo al bando qualsiasi atteggiamento provocatorio e/o eccessivo. Queste le regole: “Porta la mascherina con te, no negazionisti. Rispetta la distanza di sicurezza. Porta con te strumenti del mestiere per fare casino. No bottiglie di vetro. Se vieni per creare problemi, rimani a casa: è un appuntamento pacifico”.

I Video di Agrodolce: Mimosa di panettone