Se lo chef ti ustiona con cucchiai bollenti: lo scandalo di Mission Chinese Food a New York

29 Ottobre 2020

L’articolo originale “The nightmare inside Mission Chinese Food” di Chris Crowley compare su Grub Street. L’autore racconta lo scandalo che ha coinvolto gli chef e i dipendenti del noto e apprezzato Mission Chinese Food di New York: l’abbiamo tradotto per voi.

Nella sala da pranzo buia e simile a un luogo adatto alle cerimonie di Mission Chinese Food era una festa continua. Notte dopo notte i commensali affollavano il ristorante a due piani su East Broadway. Condividevano piatti piccanti come il mapo tofu e il signature dish del Mission, il Kung Pao pastrami. Bevevano cocktail mescolati con aloe vera e carbone attivo. Si deliziavano con il Josefina’s House Special Chicken, un pollo intero disossato e farcito con salsiccia di maiale piccante e uova sode.

In cucina le cose erano diverse. Una sera del 2016, lo chef de cuisine Quynh Le ha chiesto a un sous-chef di scaldare un cucchiaio immergendolo nell’olio bollente. Le ha preso la posata rovente e si è avvicinato al lavapiatti, un ragazzo di colore. Le tormentava il lavapiatti da quando era stato assunto, chiamandolo Pimp Hand e riferendosi ai dipendenti di colore chiamandoli solo “ragazzo“. In quel momento ha preso il cucchiaio e l’ha appoggiato direttamente sul braccio dell’uomo, bruciandogli la pelle e facendolo urlare per il dolore. Mentre i dipendenti assistevano con orrore alla scena, Le ha guardato un cuoco negli occhi e ha chiesto: “Cosa pensi di fare a riguardo?” Hector Campos, che lavorava come runner al ristorante, decise di rispondere. Disse a Le che non poteva farlo. Le rispose dicendo a Campos, che è nato in Messico, che non vedeva l’ora che Donald Trump fosse eletto così “puoi tornartene nel tuo paese“.

Secondo molti ex-dipendenti che hanno parlato con Grub Street, questo comportamento è passato inosservato per mesi. I dipendenti erano sottoposti a una serie continua di insulti razzisti. Una sera, quando Luis Cuero (che è nero) è tornato dalla sua pausa sigaretta, Le lo ha accusato di vendere droga e ha detto “Voglio metà della stecca“. Un ex-cuoca di linea ha affermato che Le l’ha chiamata “un’asiatica difettosa” perché non è stata capace di cucinare il riso in un cuociriso rotto. Lavorare in cucina al Mission, dice, sembrava “un incubo da cui non ti puoi svegliare“.

I dipendenti insorgono contro i capi assenti

Negli ultimi due anni, in un risveglio dell’industria, tanti proprietari di ristoranti in voga sono stati denunciati per i loro ambienti di lavoro tossici. Ma Mission Chinese Food doveva essere diverso. Fin dal primo momento in cui la sua sede di New York ha aperto nel 2012, il suo chef e proprietario Danny Bowien ha rifiutato la cultura da macho delle cucine professionali. Ha perfino ricordato la sua stessa esperienza con il nonnismo in cucina, dicendo a GQ che era stato il bersaglio di abusi verbali nel suo primo ristorante di New York. Angela Dimayuga, l’executive chef al Mission e la seconda in comando di Bowien, si è costruita una carriera formidabile facendosi portavoce di una riforma dell’industria ed evangelizzando il bisogno di benessere mentale tra i cuochi. Mentre la loro fama cresceva a livelli stratosferici, i due chef presentavano una visione utopistica del ristorante, dove la tolleranza e l’inclusività erano la norma. Dietro le quinte però i loro dipendenti erano soggetti a un clima di maltrattamenti e ostilità che ha contagiato l’intero ristorante. Era l’ipocrisia, tanto quanto il comportamento, a indignare i dipendenti. “Ciò che era affascinante del ristorante è che esisteva solo per fare festa“, dice Sadie Mae Burn, che ha iniziato a lavorare al Mission come cuoca di linea a 19 anni. “Fin dall’inizio si capiva che non c’era alcuna cura nel trattamento dei dipendenti“.

L’inizio di Mission Chinese Food a New York

Mission Chinese Food ha aperto a New York nel maggio del 2012 in uno spazio sotterraneo di Orchard Street. Bowien aveva costruito la sua reputazione nella sede originaria, a San Francisco, e il suo arrivo a Manhattan è stato accolto con un entusiasmo quasi senza precedenti, segnando anche un cambiamento nel tipo di ristoranti che erano percepiti con tutto questo hype. “Quando è arrivato a New York, mi ha colpito quanto fossi personalmente connesso all’idea del ristorante“, dice Francis Lam. “Sapevo quanto il cibo cino-americano da asporto fosse il simbolo di persone che avevano il mio stesso aspetto, gli immigrati cinesi, e quanto avessimo cercato di formare una comunità“. Lam, che è il direttore editoriale della casa editrice Clarkson Potter continua “La gente pensava che quel cibo non fosse degno di stima, quindi che un ristorante così atteso gli rendesse omaggio, da cinese americano quale sono, mi ha fatto sentire incluso“.

L’entusiasmo iniziale, sembrava, era ben riposto: a dicembre di quell’anno, il critico del New York Times Pete Wells, scrisse “Nessun altro ristorante che ho recensito quest’anno mi ha lasciato questa sensazione di euforia ogni volta che mi sono alzato da tavola“. Il ristorante sembrava essere stato messo insieme in una settimana. Un dragone di carta volava sopra la sala sgangherata. Il bar sembrava costruito con il compensato. C’era sempre un fusto di birra vicino all’ingresso. Uno dei bagni era dedicato, senza alcuna ragione apparente, a Twin Peaks. E il cibo che usciva dalla cucina, Wells scriveva “può sembrare molto diverso da una sera con l’altra“. L’intero ristorante sembrava rifiutare completamente le regole non ufficiali del mondo della ristorazione. Nel 2012, Bowien aveva detto a Grub Street, “Sono un po’ stanco dell’atteggiamento da chef macho. Non voglio essere colpito nelle palle ogni 5 minuti“.

Nel maggio 2013, Bowien – che in passato aveva lasciato a metà la scuola di cucina e che aveva detto di non aver mai cucinato cibo cinese prima di aprire il Mission – vinse il prestigioso premio Rising Star Chef della fondazione James Beard. Come si scoprì poi, lo sciatto ma affascinante vibe del ristorante non era una posa. Il dipartimento della salute di New York chiuse il ristorante a ottobre 2013, denunciando il proprietario per le violazioni. Un mese dopo il ristorante fu chiuso di nuovo in modo permanente. A un certo punto, Bowien assunse un disinfestatore che trovò un pozzo nero di topi morti in uno sgabuzzino che era stato chiuso a chiave dal proprietario dell’immobile. Andy Keith, un cuoco che lavorava al ristorante nella sede di Orchard Street, dice che la cucina era “uno spettacolo tremendo“. Non era raro che i dipendenti lavorassero doppi turni di 18 ore filate. Quando Dimayuga fece il colloquio a Keith per la nuova sede del Mission, che avrebbe aperto in un posto più grande ai confini di Chinatown nel 2014, gli disse che aveva intenzione di rivedere tutto quanto. “Vogliamo una nuova cultura di cucina“, si ricorda che abbia detto, “e vogliamo essere sicuri che tutto sia professionale adesso“.

Il suo piano, ha detto a Keith, era quello di installare un classico sistema di brigata francese con una “struttura rigida in termini di ciò che va fatto“. In cucina, disse Dimayuga, ci sarebbero state “zero cazzate“, nessuna tolleranza per il linguaggio offensivo e le molestie, e Dimayuga avrebbe condotto la cucina senza interferenze esterne. In una recensione del 2017, ha ricordato di aver detto a Bowien, ai tempi della riapertura del ristorante, “Danny, tu farai la parte del fondatore e del proprietario. Non hai bisogno di sapere nulla dei miei cuochi di linea. Questa è la mia squadra. Voglio iniziare così.” Bowien era d’accordo: “Voleva libertà d’azione e io gliel’ho data. Mi fidavo a farle guidare il ristorante“.

I critici furono d’accordo nell’affermare che il nuovo ristorante sembrasse più professionale. In una recensione del 2015, Wells scrisse che il Mission Chinese Food era diventato, “contro ogni aspettativa e a beneficio di quasi tutti, quasi un ristorante normale“. A New York, Adam Platt scrisse che “la genialità di Bowien stava nell’aver creato un grande senso dell’occasione. In questo Mission più grande e sofisticato si ha l’impressione che si sia guadagnato un proprio ruolo nella scena di New York“. All’inizio i nuovi dipendenti erano elettrizzati dalla promessa di professionalità e inclusività. “Hai mai visto il documentario sullo Studio 54 – e quanto la gente volesse andarci?” dice Eti Emokpae, che ha lavorato come capo al Mission nel 2015 e nel 2016. “Tutti volevano andarci. La gente si sentiva cool a essere lì.” Ma, aggiunge, non c’è voluto molto perché l’appeal si spegnesse. “All’inizio ci si sentiva alla grande, quindi potevi perdonare un po’ dello schifo che stava succedendo. Ma era una bolla – e quella bolla per me è scoppiata molto velocemente“.

Il regno del terrore di Quynh Le

Dopo la seconda recensione del Times, dicono gli ex-dipendenti, Dimayuga e Bowien si facevano vedere al ristorante sempre meno – a volte scomparendo per settimane di fila. “Dicevamo sempre, ‘Oh, dov’è Angela? Dov’è Angela?” racconta Emokpae. “Diventò una specie di inside joke il fatto che non ci fosse mai, a meno che non le servisse qualcosa“. La situazione creò anche, secondo Emokpae e altri ex-dipendenti, un vuoto di potere. Dimayuga non contesta il fatto di essere stata spesso assente. A quei tempi, dice, il suo lavoro consisteva più nel focalizzarsi sugli eventi, e assunse sempre più il ruolo di ambasciatrice del ristorante. Keith dice che l’atteggiamento di Bowien permise a Dimayuga di fare altrettanto. “Con loro due assenti“, dice “rimase l’incubo, ossia Quynh Le“.

Keith si ricorda il modo in cui Dimayuga introdusse Le allo staff. “Lui è il mio uomo“, gli disse, “il mio collaboratore dei sogni, scelto personalmente“. I due avevano lavorato insieme al ristorante Vinegar Hill House di Brooklyn e si diceva in giro che fossero cresciuti insieme a San Jose. Dimayuga afferma che non si conoscessero da bambini, ma presentò Le come un modello di professionalità. “Il mio chef de cuisine, Quynh, gestisce tutto la maggior parte delle sere, e sta facendo un ottimo lavoro” disse a Grub Street nel gennaio del 2016. “Si comincia in cima, quindi il management ha capito che – per far funzionare bene il resto del business – devi essere un esempio per il tuo team“.

In realtà, secondo gli ex dipendenti, Le incarnava proprio quei comportamenti tossici che Bowien e Dimayuga denunciavano in pubblico. “Non potevi stare in quella cucina senza accorgerti che Quynh Le era un mostro“, continua Keith, affermando che Le avesse iniziato così dal primo giorno. Si ricorda ad esempio quando ha minacciato di colpirlo perché aveva “allungato un braccio davanti a lui per prendere un vassoio o qualcosa di simile“.

Se lo fai ancora“, gli disse Le, “Ti colpisco, cazzo“.
Scusami, colpa mia, dovevo prendere quel vassoio“, Keith si scusò.
Le esplose “Non rispondermi!

Keith afferma che Le non mollò. “Successe di nuovo un minuto dopo, strinse il pugno e disse qualcosa tipo ‘Ti colpirò la tua faccia del cazzo’. Io dissi ‘Sei il mio capo, non puoi farlo‘”. Peggio ancora, aggiunge, Bowien e Dimayuga assistettero personalmente all’episodio ma non intervennero. “Danny e Angela erano lì“, ricorda, “e non dissero nulla“. Rispondendo a una domanda su questo incidente, Bowien scrisse, “Non ricordo di questo specifico incidente con Andy ma non nego che cose di questo tipo siano successe in mia presenza, e che io non stessi rendendomi conto in pieno della situazione“. Dimayuga afferma di non ricordare i dettagli precisi di quella serata.

Oltre a rivolgere spesso insulti razzisti allo staff, Le sottoponeva i dipendenti a turni estenuanti. Secondo Cuero, i lavapiatti erano sfruttati come muli. Non era raro che Cuero e gli altri lavorassero fino alle 4 di notte per tornare ad aprire alle 8 di mattina – un turno noto nell’industria col nome di clopen. Inoltre, due donne che lavorarono come cuochi di linea affermano di essere state vittime di commenti riguardo ai loro seni. Un ex dipendente che lavorava al ristorante agli inizi ha confermato come ci fosse molto humor inappropriato e commenti a tema sessuale, e Keith afferma che Le gli chiedesse frequentemente di “lavarsi il pene“, un modo di dire che sembra volesse rappresentare la sporcizia della sua fidanzata.

Dimayuga, da parte sua, afferma di non aver mai sentito nulla riguardo all’incidente del cucchiaio rovente. “Non ho mai sentito nulla riguardo a comportamenti così crudeli, punto“, dice. Ma le era giunta voce che Le si stesse comportando in maniera inappropriata. “Ho ricevuto dei report dal management del suo comportamento scorretto“, dice. “Certamente ioed è ciò per cui ho parecchi rimorsiho fatto fatica ad affrontare la questione oggettivamente, perché pensavo – sbagliando – che si regolasse“. Alla fine, Bowien e gli altri proprietari del ristorante fecero pressione perché Dimayuga licenziasse Le. “Mi sono data da fare, ho avuto un ruolo attivo nella faccenda“, dice. Le è stato licenziato a febbraio 2017. “Non ho più parlato con Quyhn“, ha affermato Dimayuga.

Le non ha risposto alla richiesta di Grub Street di rilasciare un commento, ma in una dichiarazione postata sul suo Instagram, ha parlato del suo periodo al ristorante. “Mi prendo la piena responsabilità del mio comportamento offensivo e del mio contributo a questa cultura tossica“, ha scritto. “Sebbene questa non sia una scusa, la pressione del guidare un ristorante così affollato e di alto profilo, unita alla mia mancanza di esperienza nel ruolo, ha fatto in modo che mi comportassi così“. Quando Le è stato licenziato, Dimayuga afferma di aver preso le redini. “Dopo che se n’è andato, ho cominciato a gestire la cucina per recuperarla. Personalmente“, aggiunge “volevo davvero che ci fosse una struttura formale così che non succedesse di nuovo niente di simile“.

L’arrivo del secondo tiranno: Angelo Kinget

I dipendenti dicono che il licenziamento di Le non abbia cambiato molto le cose in cucina, e che Dimayuga non sia rimasta nei paraggi per molto. Al suo posto, un sous chef di nome Angelo Kinget è stato messo a capo della cucina, e l’atmosfera è rimasta. “Quando Quynh se n’è andato ho pensato, Oh, cambieranno le cose”, dice Campos, un ex runner. “Ma chef Angelo prese la sua posizione e non è cambiato nulla. Ho pensato, No, non ci rimango qui“.

Kate Telfeyan – che lavorava in cucina nella sede di Manhattan a quel tempo, e che è poi diventata l’head chef della nuova sede di Brooklyn – ricorda una serata particolarmente negativa, una serata diventata leggenda tra lo staff. Kinget gestiva le ordinazioni arrivate in cucina, un lavoro cruciale che comprende l’organizzazione dei tempi degli ordini e il comunicare le informazioni ai cuochi. “Se ne stava occupando lui, arrivò ubriaco, fuori di testa, comportandosi da tiranno“, racconta Telfeyan. Era una serata particolarmente impegnativa, e Kinget era sempre più frustrato con gli ordini che si accumulavano. Telfeyan ricorda che Kinget le lanciava indietro i piatti aggressivamente mentre lei cercava di lavorare, e sbatteva le mani sul pass talmente forte che i piatti cadevano giù. “Sono stata presa alla sprovvista“, dice Telfeyan. “Nessuno era al sicuro. È stata una delle serate peggiori in cui io abbia lavorato in cucina“. Un ex sous chef la ricorda allo stesso modo, raccontando che i piatti saltavano giù dai ripiani mentre Kinget sbatteva la mano: “Probabilmente è la cosa più assurda che io abbia visto durante la mia carriera“. Alla fine la manager contattò Dimayuga, ma era così spaventata che non voleva passare il telefono a Kinget. Dimayuga gli disse di andare a casa, ma non fu licenziato quella sera.

Della serata Kinget racconta che “i cuochi si muovevano molto, molto, molto, molto, molto, molto, molto lentamente” e dopo che la manager è venuta a controllare lui ha “perso la pazienza“. Kinget nega di aver lanciato i piatti ai cuochi o di essersi presentato ubriaco al lavoro, ma afferma di aver capito perché non avrebbe dovuto comportarsi in quel modo. “Mi sono formato in cucine dove era la regola farsi gettare roba addosso“, dice. “Come ho già detto, forse sono stati troppo sensibili al riguardo“.

Keith racconta che i comportamenti visti nella cucina del Mission hanno cambiato in modo permanente le sue scelte da quando se n’è andato: “Tutto ciò che ho fatto nella mia carriera, riguardo alla mia condotta di chef, ha seguito questo precetto: Cosa non avremmo fatto da Mission Chinese Food?” I cuochi che hanno parlato a Grub Street hanno riconosciuto che sia a Le che Kinget siano state date responsabilità – come chef de cuisine e sous chef rispettivamente – oltre le loro esperienze precedenti, e che stavano gestendo responsabilità che normalmente sarebbero state di un executive chef. Ma questo, i dipendenti sottolineano, non scusa il loro comportamento, e la direzione non ha fatto nulla di concreto per risolvere la situazione, anche quando alcune preoccupazioni sono state fatte presenti. Bowien e Dimayuga a quanto pare non “volevano essere responsabili delle cose che promulgavano“, dice Telfeyan. “Quindi mettevano qualcun altro a capo, perché gli conveniva, senza nessun riguardo per cosa questo significasse per il resto dello staff“. Nonostante l’assenza di Bowien – e la sua aspettativa che lo staff dovesse gestire i problemi tra loro – molti non capiscono come possa non essere venuto a conoscenza di ciò che succedeva al Mission. “Davvero non capisco“, dice Emokpae. “Se metti qualcuno al comando, come puoi rimanere all’oscuro di cose importanti come queste?

Nonostante le nefandezze dietro le quinte, Mission Chinese Food continuava a proiettare sul mondo un’immagine seducente e progressista. Molti dipendenti gay e BIPOC (Black, Indigenous, People of Color, ndt) affermano di essere stati elettrizzati all’idea di lavorare in un ristorante dove la cucina era capitanata da una donna gay e di colore. “Se c’è qualcuno che mi ha fatto sentire compreso e orgoglioso mentre lavoravo al ristorante, è Angela e il collegamento che nasceva dal lavorare per lei“, dice un ex dipendente che ha chiesto di rimanere anonimo. “Se c’è qualcosa che lei ha fatto al Mission, è stata fornire visibilità alle persone gay e di colore che lavoravano lì, oltre all’essere accessibile“.

Altri dipendenti gay affermano che la sensazione di inclusione promossa da Dimayuga non fosse universale. “La facciata dello spazio super-gay e super-accogliente era qualcosa che lei spingeva molto“, dice un ex cameriere di nome Bayley Blaisdell. “Non si aveva la sensazione che il locale onorasse sul serio l’identità queer – onorava l’identità gay modaiola“. Anche Erin Lang, ex cameriera, contesta l’identità queer del ristorante, e dice che Dimayuga era una presenza glaciale. “Non è stata molto amichevole con me e con molte altre persone che lavoravano lì“, dice Lang. “Non so se è perché ero una cameriera di colore e non ero importante per lei oppure se non rientravo nell’ideale di staff che volevano al Mission Chinese“.

Bullismo e umiliazioni anche in sala

Lang e altri dicono che il tumulto in cucina si estendeva anche allo staff della sala, dove i dipendenti erano maltrattati da Adrianna Varedi – che lavorava come cameriera e fu promossa a general manager – e dalla sua assistente, Jane Hem. “Ad Adrianna piaceva bullizzarci e umiliarci“, afferma un ex dipendente che lavorava come runner e cameriere. Un altro lavoratore di sala descrive la Varedi come “una persona che vive di questi traumi“. Sollecitata per una risposta sulla questione, la Varedi afferma “Quando si ha a che fare con nuovi standard, è normale accusare il colpo… non avevo certo intenzione di bullizzare nessuno o di farli sentire male”.

Vedevo gente che piangeva, gente che letteralmente singhiozzava“, dice Lang. Una volta – secondo un ex dipendente e come riportato in una class-action del 2018 contro il ristorante – Hem aveva descritto i capelli di Lang come dita del Grinch. I dipendenti dicono che le discriminazioni in sala – in particolare il razzismo verso le persone di colore – sono state fatte presenti molte volte alla direzione, compreso un incontro con le risorse umane, insieme a Hem e Varedi. Lang e Blaisdell affermano anche che le riunioni di allineamento al Mission erano particolarmente intense quando Varedi le dirigeva. “Molti camerieri hanno barriere linguistiche,” spiega Lang, “e lei li prendeva in giro“. Per Blaisdell le riunioni di Varedi erano come quelle di un sergente istruttore. “Interrogava le persone improvvisamente e li derideva quando non sapevano le risposte“.

In cima a tutto quanto, la disconnessione tra l’immagine idealizzata del Mission e la realtà quotidiana era ancora più netta in sala. Ci si preoccupava di chi fosse assunto per le posizioni più remunerative, poiché i dipendenti di colore erano spesso esclusi dalle promozioni. “Era ironico,” dice Lang, “perché doveva essere un posto di lavoro super-inclusivo, multirazziale e divertente, ed era tutto fuorché questo“.

Le incomprensioni tra Dimayuga e Bowien

Dimayuga ha lasciato il ristorante a ottobre 2017 – lo stesso hanno in cui Danny Bowien è comparso nella serie Mind of a Chef – dopo quello che lei descrive un confronto avvenuto quando Bowien le aveva detto che stava aprendo un nuovo Mission Chinese Food a Brooklyn. Bowien aveva chiesto a Dimayuga di farne parte, ma lei afferma di aver declinato l’offerta perché Bowien precedentemente aveva accantonato i piani di aprire un altro ristorante dove lei avrebbe avuto un ruolo di maggior prestigio. “Francamente mi sono sentita davvero tradita“, ha detto. Dopo aver saputo delle dimissioni di Dimayuga, il direttore del beverage, Sam Anderson, le scrisse una mail. “Lo staff e la cucina che ti erano stati affidati sono rimasti coinvolti in un caos sempre più profondo, grazie alla mancanza di leadership“. Kinget è stato licenziato quando Dimayuga se n’è andata, ma la situazione tra i dipendenti non migliorò, specialmente in sala.

La causa legale del 2018

Nel novembre del 2017 Mission Chinese Food assunse una nuova persona (non di colore) per la mansione di capitano, ruolo che Lang aveva ricoperto fino a marzo, quando le avevano detto che la posizione stava per essere eliminata. “In quel momento è peggiorato tutto“, ricorda Lang. Alla fine lei e altri dipendenti hanno deciso di farsi sentire. Sono stati accolti con licenziamenti e riduzione delle ore. “Doveva essere questo posto cool e alla moda, dove c’era apertura mentale e dov’era figo lavorare“, dice Lang. “E tutto è stato messo da parte perché la direzione, immagino, era troppo impegnata a occuparsi della propria celebrità o dei casini personali che avevano“.

Nel 2018 Lang e gli altri dipendenti si sentivano così frustrati da intentare una causa. “Cos’altro possiamo fare? Quereliamo. Nessuno ci ascolta“. La class-action, che includeva Blaisdell, Ilana Engelberg e Zayn Shaikh, descrive il ristorante come un “focolaio di discriminazione razziale“, inclusi insulti e commenti razzisti verso i dipendenti di colore e latinoamericani, dove gli impiegati spesso dovevano affrontare “brutali ritorsioni” da parte dei loro capi. Dimayuga non fu nominata, poiché aveva lasciato il ristorante, e alla fine la causa è stata risolta. La location di Manhattan del Mission Chinese Food ha chiuso per sempre a settembre, ma la sede di Brooklyn, di recente rinominata semplicemente Mission, rimane aperta, così come quella di San Francisco.

Le verità del podcast e della ex moglie di Bowien

Quando è stato contattato da Grub Street, Bowien inizialmente ha fatto riferimento a un episodio di luglio del podcast Feeling Asian, condotto dalla sua ex moglie Youngmi Mayer, dove ha parlato delle accuse emerse nella causa, confermando che “molte sono vere“. Bowien e Mayer, la quale fu coinvolta nell’apertura della sede di Manhattan, hanno parlato anche di alcuni specifici comportamenti dello chef, ricordando di una volta in cui aveva “lanciato un fornelletto a un cuoco di linea. Non ci sono scuse“. Nel podcast Bowien affronta anche l’idea che lui abbia presentato una facciata al pubblico, mentre in privato la situazione era diversa, ammettendo che lo staff avesse “firmato per qualcosa che vendevamo, ma che a porte chiuse non accadeva realmente“.

Ma la saga non è finita qui. Lo scorso mese alcuni dettagli di conflitti interni sono stati rivelati al pubblico quando Mayer ha dichiarato in un post su Instagram che Dimayuga fosse a conoscenza del comportamento offensivo di Le. Mayer ha condiviso anche una serie di dichiarazioni anonime dei dipendenti su Dimayuga, insieme alla mail del 2017 mandata da Anderson. Per chi ha vissuto tutta la vicenda, il conflitto sui social tra Bowien e Dimayuga sembrava un tentativo di distanziarsi dalla cultura che avevano creato al ristorante. “Hanno una relazione tossica e complicata“, ha detto Mayer. “Sembra una gara a coprirsi le spalle per mascherare il loro coinvolgimento nella faccenda“, dice Blaisdell riguardo allo scontro pubblico. “Penso che tutte le persone che ne stanno parlando siano direttamente complici della struttura che ha permesso a tutto questo di accadere“.

Tutte le persone con cui Grub Street ha parlato dicono che l’abuso non possa essere ricondotto a una persona sola. Al contrario è un esempio di quanto il comportamento tossico sia comune in questa industria. “Tutto questo potrebbe essere migliore se ci fossero meccanismi efficaci a disposizione dei dipendenti dei ristoranti per indirizzare le loro preoccupazioni lavorative“, dice uno dei querelanti della causa del 2018. “L’unica ragione per cui abbiamo fatto causa è perché non avevamo altro modo di farci sentire, e non avevamo nessun poter collettivo. Penso che alcune delle persone coinvolte non vedano la questione per intero“. Quello che è successo al Mission Chinese Food dovrebbe, dicono alcuni, servire da monito mentre l’industria cerca di rimettersi in piedi durante la pandemia di Coronavirus. Anche se il ristorante ora è chiuso, gli effetti dei danni psicologici rimangono. Si è trattato di un completo fallimento nella leadership, con dipendenti lasciati a subire gli abusi, mentre la direzione continuava a farsi incensare in pubblico. “Si sono completamente sottratti ai loro doveri,” dice Emokpae. “Il lavoro non si fermava per noi – non potevamo semplicemente scomparire“.

Traduzione a cura di Chiara Patrizia De Francisci.

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