DPCM Zona rossa, arancione e gialla: le regole

5 Novembre 2020

È ufficiale il nuovo DPCM datato 6 novembre, dopo le molte bozze circolate nella giornata di ieri. Vista “l’alta probabilità che molte regioni superino le soglie critiche delle terapie intensive già nelle prossime settimane” si è reso necessario l’intervento del Governo con un DPCM a lungo atteso e discusso, dove sono state prese misure ancor più restrittive di quelle del DPCM del 24 ottobre. Al tempo stesso, visto che misure uniche in tutta Italia produrrebbero “un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c’è maggior rischio e […] misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave“, il premier Conte ha illustrato l’impianto del nuovo provvedimento, che interviene con pesi differenti sulle Regioni.

DPCM 6 Novembre 2020: zone, regole per spesa e ristoranti

Le tre zone: colori, criteri e regole ()

L’Italia si divide in tre zone – gialla, arancione e rossa – sulla base dello scenario di rischio. l'assegnazione avviene in base all'indice RT e altri 21 criteri L’assegnazione del colore a ciascuna Regione è stata fatta dal Ministro della Salute sulla base dell’indice Rt e altri 21 criteri, e sarà rivista tra 15 giorni: la zona rossa individua le aree di massima gravità e livello di rischio alto; vi rientrano Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria. Nell’area arancione, quella con scenari di elevata gravità e livello di rischio alto, rientrano ad oggi Puglia e Sicilia, mentre nell’area gialla quelle dove non sono previste restrizioni particolari se non quelle di ordine nazionale: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Toscana, Molise, Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, oltre a Veneto e le provincie di Trento e Bolzano. Per tutti sarà valido, a partire da venerdì 6 novembre, il coprifuoco dalle 22 alle 5, oltre alla chiusura di musei, mostre e sale giochi.

Zone gialle: i ristoranti rimangono aperti ()

Nelle zone gialle, rimane in vigore la possibilità per bar, ristoranti, gelaterie e pizzerie di esercitare la propria attività dalle 5 del mattino fino alle 18, con servizio al tavolo per massimo 4 persone. A questo si aggiungono i mezzi pubblici al 50% della capienza e la Didattica a Distanza fin dalla seconda media.

Zone arancioni e rosse: spesa e ristoranti, cosa cambia

Nelle zone arancioni invece, il maggior impatto è dato dalla limitazione degli spostamenti in entrata e in uscita dal territorio. A questo si aggiunge la chiusura delle attività di tutte le attività di ristorazione, per le quali rimane consentita la ristorazione con asporto fino alle 22 e la consegna a domicilio. Restrizioni ancora maggiori infine per le zone rosse, per le quali sono previste le chiusure di tutte le attività commerciali a eccezione dei generi alimentari, delle farmacie e delle edicole, oltre che barbieri, estetisti, parrucchieri e lavanderie. I mercati, solo quelli dedicati ai generi alimentari, restano aperti, così come industria, artigianato ed edilizia.

I ristori promessi dal Governo ()

Restrizioni severe e con ulteriore grave impatto sull’economia di molte Regioni, che nel braccio di ferro con il Governo sembrano aver vinto qualcosa sul capitolo coperture per le attività chiuse in seguito alle disposizioni degli ultimi DPCM: oltre a erogazioni tempestive, infatti, nel cosiddetto decreto Ristori bis si discute su un possibile aumento della cifra destinata, inizialmente di 1,5 miliardi di euro: contributi a fondo perduto e cancellazioni della rata IMU, oltre che sospensione del versamento dei contributi. Un ulteriore sforzo del Governo, che si spera sia sufficiente a fronteggiare questa seconda forte ondata di contagi ed a supportare un sistema economico fortemente colpito.

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