Delivery, come ordinare e smaltire in modo sostenibile

30 Novembre 2020

Tra coprifuoco e cautela, il delivery è diventata una pratica familiare anche a chi non vive in una grande città. Che sia digitale o fisico – di quelli che fai componendo il numero di telefono stampato sul volantino – ordinare a domicilio ha un impatto ambientale notevole il delivery ci impone una responsabilità sempre maggiore sull’impatto ambientale. I nostri cartoni di pizza o le vaschette che contengono i piatti gourmet prima serviti in porcellana su lino, vanno smaltiti. In un momento storico in cui la natura sembra reclamare il suo ruolo da protagonista, anche a causa dei danni che l’uomo ha fatto al pianeta, è ancora più importante creare buone pratiche affinché i nostri piaceri gastronomici rispettino l’ambiente. Del resto, ce l’ha detto anche la Guida Michelin, che quest’anno ha distribuito i suoi primi riconoscimenti green: la sostenibilità conta anche nella ristorazione. Ecco quindi alcuni consigli per vivere un food delivery gratificante ed ecologico.

  1. Ordini. Ordinare è il punto di partenza per ogni delivery. Che sia fatto per telefono, attraverso un’app o via Whatsapp, il momento della scelta di cosa farsi portare a casa è il primo passo per creare una consegna a domicilio sostenibile. Il rischio, sempre dietro l’angolo, è quello di ordinare troppo cibo. Come spiega Lisa Casali nell’introduzione alla Guida per un food delivery sostenibile creata da Just Eat e LifeGate, “Non sprecare significa anche mangiare il giusto senza cucinare o ordinare più di quello che si riesca a mangiare”. Quindi, scegliamo attentamente ciò che ci va di mangiare, pensando a quanto riusciremo effettivamente a consumare.
  2. Bio e stagionalità. Se possibile, nel tuo delivery cerca di tenere a mente l’aspetto etico del cibo. Non è detto che tutto ciò che arriva nel piatto sia rispettoso dell’ambiente e di chi lo produce. Quindi, se ne hai la possibilità, scegli ristoranti che utilizzano ingredienti biologici: hanno un minor peso sull’ambiente, lo rispettano, facendo lo stesso con la nostra salute e con la vita di chi produce. Evita anche di ordinare piatti fuori stagione: la loro carbon footprint può essere molto pesante. In più, il nostro corpo ha bisogno di nutrienti specifici per ogni stagione dell’anno. Rispettando il ciclo alimentare naturale, farai del bene al tuo corpo e al pianeta.
  3. Mobilità sostenibile. Anche il mezzo per consegnare il cibo può fare la differenza. La bicicletta è il mezzo più ecologico, ma non sempre il più veloce o il più comodo. Molti rider si affidano a scooter e motorini. Quelli di Just Eat sono elettrici e legati a MiMoto, servizio made in Italy di scooter sharing elettrico. Al di là delle scelte dei vettori, ciò che noi possiamo fare per mantenere eco-friendly la mobilità è dare le giuste indicazioni per la consegna, in modo da evitare a chi consegna inutili giri e sprechi di risorse. Puoi anche scegliere delivery con un punto di partenza vicino alla tua abitazione, così la strada da fare sarà davvero poca.
  4. Non chiedere stoviglie superflue. Ricevuto l’ordine, è tempo di mettersi a tavola! Cerca di usare lo spazio note nell’ordine per non richiedere posate di plastica, bustine di olio e aceto o stoviglie aggiuntive. Usa le tue e utilizza i condimenti che hai in casa. Prenditi il tuo tempo per apparecchiare con cura la tavola su cui consumerai la tua cena a domicilio: anche l’umore vuole la sua parte e consumare la pizza dal suo cartone non lo aiuta (oltre a proteggerlo da tracce di cibo che potrebbero renderlo non riciclabile).
  5. Bibite. L’acqua degli acquedotti italiani è tra le più buone in Europa: perché non approfittarne dunque? È a km zero e, se non ne gradisci il gusto, puoi sempre filtrarla. Se hai voglia di una bevanda particolare, ricorda di preferire quelle vendute in packaging sostenibili o, al massimo, riciclabili. 
  6. Packaging plastic-free. Sono molti i ristoranti che hanno adottato imballaggi privi di plastica. C’è sempre maggior consapevolezza circa la necessità di ridurre la quantità di rifiuti difficilmente riciclabili, come la plastica, che in alcuni casi non viene raccolta e smaltita in modo corretto. È un danno per pesci e animali marini, ma anche per il nostro corpo, dato che le microplastiche – quelle contenute anche nei cosmetici – rischiano di finire anche nella catena alimentare. Meglio preferire locali e piattaforme che privilegiano packaging eco-compatibili, compostabili, biodegradabili e riciclabili. 
  7. Avanzi. Hai ordinato troppo e ora non sai se buttare tutto o tentare di riscaldare il cibo avanzato l’indomani. Bisogna ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sulla cucina di recupero e che ogni anno tutto il mondo spreca 220 milioni di tonnellate di cibo. Pertanto in rete e non solo (occhio ai ricettari delle nonne, sono oro!) si possono pescare decine e decine di ricette utili a riciclare alimenti come il riso. Mai provato quello al salto? Lisa Casali, autrice di volumi preziosi quali Il grande libro delle bucce (per la serie non si butta via niente!), suggerisce di riutilizzare i bordi della pizza come crostini per una vellutata. Conserva il tutto con una pellicola ecologica in tessuto trattato con vera c’era d’api (puoi smaltirli nell’umido) o con un coperchio lavabile in silicone. Oppure sfrutta le confezioni del delivery, recipienti di vetro o plastica. Per dirla con Rossella O’Hara, “Ci penserò domani!”
  8. Smaltimento dei rifiuti. Per chiudere il ciclo è il momento di smaltire correttamente i rifiuti. Tra quelli su cui si commettono più errori c’è il cartone della pizza: se pulito, va riciclato nella carta; se sporco, nell’umido o nell’indifferenziato (a seconda del regolamento dell’azienda che gestisce i rifiuti nel tuo comune). I contenitori per hamburger se puliti, vanno nella plastica, altrimenti nell’indifferenziato. Le teglie di alluminio vanno nella plastica (se pulite) o nell’indifferenziato (se sporche). Le vaschette per il sushi pulite vanno nella plastica, così come lattine e bustine porta condimenti, ma solo se utilizzate per intero. Se hai qualsiasi dubbio, ricorda che sulle confezioni deve esserci il simbolo ad hoc che indica la tipologia di imballaggio e, anche con una veloce ricerca online, potrai scoprire come smaltirlo correttamente.
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