Piccola guida completa ai tipi di tè

4 Dicembre 2020

Mentre in Oriente e in alcuni Paesi occidentali il è un rito, una tradizione che si porta dietro una serie di storie, consuetudini, profumi, ricette e oggetti, in Italia è qualcosa di nuovo. O meglio, il tè è bevuto da tempo (la prima sala da tè è nata a Roma nel 1893) ma per molti è ancora considerato solo un rimedio per il mal di pancia e l’influenza. Non come un piacere da godersi in qualsiasi momento della giornata, 365 giorni all’anno, per iniziare un nuovo giorno, fare un aperitivo originale o rilassarsi in compagnia di un buon libro. Le cose stanno però cambiando e, anche attirati dalle decantate proprietà benefiche e dalla versatilità delle foglie, persino nel nostro Paese il consumo del tè sta aumentando velocemente, soprattutto tra i giovani. 

La pianta (unica) del tè

Ecco che allora è bene non farsi trovare impreparati. È arrivato il momento di conoscere tutti i tipi di tè (e non solo) per sapersi orientare al supermercato o in un negozio specializzato e andare alla ricerca del proprio preferito. A questo proposito è bene ricordare che non esiste una pianta diversa per tipologia di tè, la protagonista è sempre la stessa, la Camellia Sinensis. Una diversa lavorazione delle foglie di questo albero sempreverde orientale porta ad avere in tazza profumi sempre nuovi. Attenzione: tutto ciò che non deriva dalla lavorazione della Camellia Sinensis, ma da quella di altre piante, non può essere chiamato tè. Dopo questa necessaria premessa, scopriamo insieme tutti i tipi di tè da conoscere e provare.

  1. Verde: conclamato antiossidante è uno dei più ricercati al momento, anche nel mondo della cosmesi. La sua particolarità è che non è ossidato grazie a un processo termico che può venire fatto con calore secco (tostatura, soprattutto in Cina) o calore umido (vaporizzatura, soprattutto in Giappone). Si ottiene così una bevanda dalle note vegetali, che possono andare dal fieno agli spinaci. Contrariamente da quanto si pensi, il tè verde non è amaro se preparato correttamente: deve essere infatti infuso a una temperatura non superiore a 80-85° C oppure per un tempo massimo di un minuto.
  2. Nero: è quello a cui siamo più abituati anche grazie all’influsso della tradizione anglosassone e del tè delle 5 inglese. Al contrario del tè verde, è un tè completamente ossidato che in Cina chiamano rosso per non confonderlo con il tè fermentato. Le foglie sono fatte appassire, arrotolate, lasciate ossidare e infine essiccate. Generalmente il tè nero è più ricco di teina rispetto al tè verde. Inoltre ha un sapore più intenso e deciso, con sentori che possono andare dal malto al cuoio, dalla frutta al cacao.
  3. Bianco: se non amate i gusti forti, ma anzi preferite sapori delicati con sfumature di miele e fiori, è il tè che fa per voi. È un prodotto costituito in gran parte (o totalmente nelle versioni più pregiate) da germogli, riconoscibili per la peluria argentata. Ci può essere una leggera ossidazione ma non volontaria e controllata, diversamente da altri prodotti della Camellia Sinensis. Non fatevi, però, ingannare dal suo gusto morbido e suadente: questo tè ha un alto contenuto di teina, quindi, se soffrite d’insonnia, non bevetelo prima di andare a dormire.
  4. Oolong: potete trovare scritto anche wulong a seconda della traslitterazione dei caratteri cinesi, ma la sostanza non cambia. Si tratta di un tè semi-ossidato, un tè le cui foglie vengono ossidate parzialmente grazie all’abilità e alle conoscenze dei professionisti del settore. È un tipo di tè molto interessante perché, a seconda del grado di ossidazione (dal 20 all’80%), si passa da sapori floreali a note più decise di cacao e frutta secca. Insomma, è la famiglia di tè che può conquistare il palato di chiunque.
  5. Fermentato: è quello che i cinesi chiamano tè nero. Questo perché in tazza produce un liquido scuro, ben più del tè nero (ossidato) di cui abbiamo parlato prima. Il suo sapore è facilmente riconoscibile per le note di sottobosco, non a tutti gradite ma perfette in abbinamento al cioccolato fondente, per esempio. Tra questi tè, il più famoso e pregiato è il pu’er. È un fermentato prodotto nella provincia cinese dello Yunnan, da una determinata cultivar e, nella fase finale del processo di lavorazione, le sue foglie devono essere essiccate al sole.
  6. Matcha: è forse il più popolare (e instagrammabile) tè verde al momento. Merito del suo colore vivace e della praticità con cui può essere usato in cucina, dal cappuccino ai biscotti, dai cocktail al gelato. Questo perché tradizionalmente si presenta in polvere ovvero le foglie vengono macinate lentamente a pietra (nelle forme più pregiate, come il matcha cerimoniale) o polverizzate attraverso macchine specifiche. Ciò che ingeriamo, bevendolo, sono le foglie vere e proprie, non una loro infusione. Ecco perché questo tè, simbolo del Giappone, è un concentrato delle proprietà del tè verde, ma attenzione, è particolarmente ricco di teina. Pensate che era usato dai monaci buddisti come supporto durante le lunghe meditazioni. Una specie di Pocket Coffee ante litteram.
  7. Rooibos: erroneamente definito tè rosso, è una bevanda molto amata, persino dai bambini, perché priva di teina e dal sapore naturalmente dolce e morbido. Non si può, però, chiamare tè perché non deriva dalla lavorazione della Camellia Sinensis, ma da quella dell’Aspalathus Linearis, un arbusto sudafricano. Esiste, anche se è meno comune, pure il rooibos verde in cui le foglie non sono ossidate e il gusto è più fresco e meno mielato.
  8. Mate: seppur fonte importante di teina, questa infusione, come il rooibos, non è propriamente un tè. Deriva dalla lavorazione delle foglie dell’Ilex paraguariensis, un agrifoglio sempreverde nativo del Sud America. Tradizionalmente si prepara in un contenitore ricavato da una zucca (ma oggi può essere anche di vetro o legno) e si sorseggia da una cannuccia in metallo, chiamata bombilla, caratterizzata da un filtro all’estremità. Il sapore amarognolo del mate è particolarmente apprezzato in America Latina, ma sta lentamente conquistando bevitori in tutto il mondo.
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