6 bollicine al femminile per un 2021 di riscatto

29 Dicembre 2020

Troppo spesso ho sentito la tipica frase: “Questo è un vino da donna!”, affermazione che sta puntualmente a indicare un vino che fa della morbidezza e della facilità di beva la sua arma migliore. celebrare la fine dell'anno con bollicine prodotte dalle donne Stereotipo su cui mi sono trovato puntualmente in disaccordo, associando, in uno stereotipo ormai trapassato, al gusto femminile la ricerca di una dolcezza insistita e a volte stucchevole. Confesso altresì di aver usato spesso il termine femminile per descrivere una caratteristiche di grazia e eleganza per vini di classe superiore, riconoscendo nelle donne delle caratteristiche probabilmente inarrivabili per gli uomini. Per questo che ho deciso di celebrare questa fine d’anno dedicandola proprio alle donne, perché con loro il 2021 potrà ripartire con slancio, dopo un anno che definire horribilis è eufemistico. E vorrei farlo con un brindisi di fine anno con delle bollicine che faranno finalmente esclamare “Questo è un vino di una donna!”, con l’augurio che anche alcuni stereotipi possano sparire insieme a questo maledetto virus che ci fa stare tutti più lontani e insicuri.

  1. Alice Paillard – Champagne Cuvée Blanc de Blancs 2012. La maison è intitolata a papà Bruno ma Alice ha avuto negli ultimi anni un ruolo fondamentale nella storia della Maison. Una donna di classe innata e con un sorriso luminoso e contagioso, ha dato continuità a quello che è diventato un vero e proprio stile-Paillard, se possibile donando ancora più purezza e precisione. Una maison che ha sempre puntato su champagne verticali, espressione dei terreni gessosi che infondono nei mosti quella sensazione di mineralità abbagliante. Nel millesimo 2012, da uve chardonnay per ⅔ da vigne di Les Mesnil e ⅓ da Oger, l’annata molto matura e ricca aggiunge, alla consueta freschezza, cremose sensazioni agrumate quasi mediterranee. Il tratto roccioso, che emerge nel calice lentamente, si riscopre in bocca dove riverbera sul binario di un’acidità succosa e lunga, sapida e con un tocco mentolato sul finale. Classe pura.
  2. Mélanie Tarlant – Champagne Cuvée Louis. Una cuvée che rende omaggio a una donna fondamentale nella storia centenaria della maison, creata da una donna (coadiuvata dal fratello Benoît). Una storia di artigianato che affonda le proprie radici fin nel 1687 e che ha visto la famiglia Tarlant in prima linea nella costituzione dell’AOC nel 1929. Mélanie è pienamente coinvolta in azienda “solo” dal 2005 ma è grazie a lei, alla sua solarità e alla sua spigliatezza, che la maison ha avuto un ulteriore impulso nella comunicazione e nel racconto di una storia straordinaria, nella visione di una champagne assolutamente originale e fuori dagli schemi, fatta di lunghi affinamenti e grande impatto. Come la Cuvée Louis, forse lo champagne simbolo della maison: un blend paritario di chardonnay e pinot nero, classe e l’opulenza fruttata fuse alla perfezione con la mineralità rocciosa e la succosa sapidità, il marchio di fabbrica di uno champagne da custodire gelosamente. Imperdibile.
  3. Lucia Barzanò – Franciacorta Extra Brut EBB 2015. Da uno dei distretti vinicoli italiani più in fermento (sotto ogni punto di vista), un’azienda che si è sempre contraddistinta per stile e personalità sin dal 1836. Lucia Barzanò, elegante e raffinata ambasciatrice di questo territorio, ha da sempre cercato di porre l’accento su un binomio indissolubile: l’agricoltura biologica, oggi divenuto un must nel territorio franciacortino, e l’interpretazione scrupolosa dei vigneti, ubicati prevalentemente intorno all’azienda, e dei singoli vitigni, autentici lettori del territorio. Con l’aiuto del fratello Giulio, sfornano da anni Franciacorta di carattere indiscutibile e sorprendente longevità: l’EBB 2015, da uve chardonnay in purezza, è l’omaggio a Emanuela Barzanò Barboglio, fondatrice dell’azienda. Vino di esemplare tecnica realizzativa e anima forte e decisa, carattere e classe, roccioso e affumicato ma al tempo stesso impreziosito da fiori bianchi e gialli, come bianchi e gialli sono i molteplici frutti che vi si trovano. Elegantissimo.
  4. Lucia Letrari – Trento Dosaggio Zero Riserva 2014. Il nome evidentemente è sinonimo di bollicine. L’azienda è di quelle storiche e non ha bisogno di molte presentazioni con oltre 40 anni di attività alle spalle, il suo punto di forza è proprio la solare e determinata Lucia. Una forza della natura, enologa per vocazione e tradizione, che ha plasmato un’azienda già affermata, succedendo in modo esemplare a papà Leonello, continuando quella tradizione di spumanti nati per distinguersi nel mare magnum del Trento DOC: la trasfigurazione territoriale dello chardonnay e del pinot nero in un territorio come quello della Val Lagarina, in cui l’Ora del Garda e l’influsso del fiume Adige creano un microclima di stampo tipicamente mediterraneo. Ecco quindi che il Dosaggio Zero Riserva 2014 rispecchia fedelmente territorio e filosofia, offrendo piacevolezza e dolcezza olfattiva della frutta matura, ampiezza e generosità, ben fuse in un sorso bilanciato e di sostenuta acidità. Goloso.
  5. Liana Peruzzi – Spumante Dosaggio Zero 2016. Da quelli che sono i territori che maggiormente spiccano nel mondo delle bollicine, scopriamo un’outsider di lusso con alle spalle una storia curiosa. La famiglia Peruzzi con le colline marchigiane aveva ben poco a che fare prima che Bruno decidesse di lasciare la natia Vicenza per trasferirsi a Monteroberto, nel bel mezzo delle splendide colline che impreziosiscono i Castelli di Jesi. Lui, avvezzo ai “Pinot”, ci mise ben poco a comprendere le potenzialità del verdicchio nella spumantizzazione e iniziò un percorso ostinato e contrario che ha trovato pieno compimento con Liana che, con forza e caparbietà, è riuscita nell’intento di dar ancora più sprint a quel sogno folle: puntare sugli spumanti, solo da vitigni autoctoni, creando una micro produzione artigianale e biologica, come si conviene a chi ha abbracciato il consorzio di TerroirMarche. Il Dosaggio Zero 2016 chiama fortissimamente il verdicchio, i fiori bianchi che lo contraddistinguono e quel tocco ammandorlato che lo impreziosisce anche al sorso, le vigne di Monteroberto che donano potenza e acidità elevate, viste con un occhio fuori dagli schemi ma sempre e costantemente nel solco della tipicità. Originale.
  6. Gipi De Bartoli – Sicilia Spumante Brut Terzavia. Ancora più a sud, dove il mare circonda e abbraccia la terra, nella punta più occidentale di quella meravigliosa isola che è la Sicilia. Una terra straordinaria che ha dato alla luce a uno dei più straordinari vini che esistano in Italia e di cui proprio Marco De Bartoli era stato interprete visionario e fuori dagli schemi: Marsala e grillo, vitigno autoctono locale, hanno creato un binomio indissolubile che ha attraversato i secoli. Oggi il credo di Marco De Bartoli ha nei figli i suoi eredi spirituali e insostituibili divulgatori; in mezzo a due fratelli, alfieri degni di tal rango, spicca Josephine “Gipi” De Bartoli. Come spicca lo Spumante Terzavia 2018: tra vini ossidativi e vini secchi provenienti dalla medesima uva, questo spumante ha nel nome l’essenza stessa della sua genesi. É la la “terza via” del vitigno, quella forse più inaspettata e sorprendente: assaggiarlo a bottiglia coperta, in mezzo a vini di più nordica collocazione, stupisce per la sua freschezza e verticalità ma rivela la sua anima profondamente marsalese nella spiccata sapidità e in quel solare olfatto di fiori gialli e agrumi. Mediterraneo da scoprire.
I Video di Agrodolce: Hamburger di riso