Beatrice, la contadina che insegna ai detenuti di Gorgona l’arte dell’olio

4 Gennaio 2021

Come ama sottolineare Sonia Donati, referente per la Toscana della Guida Slow Food agli Oli Extravergine, in Toscana l’olivo è sempre stato uno di famiglia, coltivato per lo più da quelle che sono definite Imprese Accessorie, quelle che non producono per la vendita, ma per l’autoconsumo e che quindi si basano sul solo lavoro familiare. A queste si affiancano i produttori che fanno fatica a fare reddito, ma che fanno qualità, quella qualità di olio che il comparto medico definisce nutraceutico: un olio diverso, molto diverso da quello che si chiama sempre extravergine, venduto sottocosto. Ma tutte queste persone, con il loro sacrificio, sostenendo costi non indifferenti, di fatto hanno conservato e conservano il paesaggio toscano, colline verdi, colline coperte di olivi curati, mantenuti, proprio quel paesaggio toscano che i numerosi turisti, da tutto il mondo vengono per vedere e ammirare.

In Toscana attorno all’olivo sono nate tante attività e tra  i tanti progetti messi in campo, per fare un olio di qualità ce n’è uno davvero speciale, quello di Beatrice Massaza, la contadinaMolto più di un semplice olio extravergine che ha insegnato ai detenuti di Gorgona, l’arte dell’olio extravergine di oliva. Un progetto che ha vinto  il premio nazionale Agro-Social: seminiamo valore di Confagricoltura e JTI Italia. I detenuti del penitenziario dell’isola di Gorgona, nell’Arcipelago Toscano, oltre a lavorare nei campi e nel frantoio, si occupano anche di marketing e di vendita. Beatrice Massaza, titolare dell’azienda agricola Santissima Annunziata di San Vincenzo (Livorno), ha centrato l’obiettivo di fare un olio unico, reso ancora più speciale da chi lo fa. In ogni bottiglia c’è molto più di un prodotto di qualità nato da una varietà particolare di olive; ci sono percorsi di formazione per acquisire le conoscenze agronomiche biologiche, le competenze sul marketing e la comunicazione e soprattutto la possibilità di trovare in un lavoro il riscatto di una vita. È questo il cuore del progetto Recto Verso, vincitore del bando Agro-Social: seminiamo valore realizzato da Confagricoltura e JTI Italia.

Un’idea che è nata un anno fa e “che è cresciuta grazie all’entusiasmo di tutti e 85 i detenuti e soprattutto dei responsabili del penitenziario“, racconta Beatrice Massaza, da sempre impegnata nel sociale. “Non è beneficenza, ma uno scambio alla pari tra persone che cercano una strada nuova e aziende che hanno bisogno di lavoratori che sappiano fare un mestiere. Il nostro progetto è nato lì perché l’azienda agricola di Gorgona è il luogo ideale. Da qui è nato un percorso articolato, che diventerà entro due anni un modello di lavoro da esportare anche in altri istituti penitenziari. Grazie ad Apot-Associazione produttori olivicoli toscani è stata creata una rete di aziende, circa un centinaio, interessate a partecipare e attivare percorsi formativi e d’inserimento lavorativo. La sfida è quella che dal carcere non escano ex detenuti, ma potatori esperti o agricoltori”.

Raccolta, frantoio, quindi formazione sulla commercializzazione e la comunicazione. I ragazzi impareranno a creare le etichette e le campagne pubblicitarie, fino alle strategie di marketing e ai corsi di degustazione. Verranno poi creati dei video tutorial che serviranno a far conoscere ed esportare il modello di lavoro di Gorgona ad altri istituti penitenziari italiani, e piano piano arrivare alla creazione di un ente certificatore con tecnologia blockchain. Il bando Agro-Social: seminiamo valore ha ricevuto la candidatura di numerose idee progettuali di qualità provenienti dai territori coinvolti di Toscana, Umbria, Veneto e Campania, ed è nato con l’idea di stimolare la creazione di opportunità e nuovi modelli di sviluppo per le comunità locali rurali del Paese sostenendo progetti concreti d’impresa, sostenibilità e solidarietà.

I Video di Agrodolce: Cappone di Montoro