Rece Rock: idiosincrasie da pandemia

2 Febbraio 2021

Gialla, arancione o rossa? Il colore della regione di appartenenza è diventato motivo di stress per tutti e quotidianamente circolano voci incontrollate, come l’aggiunta del rosso pompeiano, del viola addobbo funebre e del blu tenebra.

– Una tensione sempre più insopportabile, tanto che ho dovuto smettere di guardare le partite della Roma perché ha la maglia con i colori identici alle mappe diramate dai Tg.

– Ho persino sognato che fosse Totti a firmare i DPCM, esclamando “Mo je faccio er lilla”! In questo periodo, sarebbe meglio vedere il mondo in bianco e nero come i molluschi.

– La mia vita prima del Covid, come quella di tanti altri zuzzurelloni come me, era fatta di cene fuori, concerti, cinema, spettacoli teatrali, mostre d’arte e patenti ritirate. Frequentavo tutti quei posti che sono stati chiusi senza senso, roba che neanche gli sceneggiatori di Boris l’avrebbero potuta pensare meglio. Ormai l’unico diversivo nelle mie giornate è sperare in una rissa per una macchina in doppia fila da godermi affacciato al balcone.

– Restare a casa, per scelta civica o per costrizione, ha inevitabilmente scatenato una ricerca spasmodica dei piaceri della tavola. Non che io ne avessi bisogno: sono nato a Frascati, mi hanno battezzato col vino bianco della zona e svezzato in una fraschetta. Praticamente al cuccio preferivo una coppietta di cavallo.

– Ora che la mia vita sociale è triste come quella dei miei due gatti sterilizzati e meno attiva di quella degli ospiti ultra centenari di Villa Lucia (rinomata casa di riposo della mia zona), le mie uniche passeggiate sono quelle che vanno dalla camera da letto al frigorifero, dal salone al frigorifero e dal bagno al frigorifero (purtroppo, nei mesi invernali, il percorso balcone-frigorifero è impraticabile). Per evitare inutili sforzi, ho deciso di lavorare direttamente in cucina dove mi basta allungare un braccio per prendere una birra fresca o uno snack.

I miei passatempi sono diventati essenzialmente tre:

  • fare shopping compulsivo online e comprare cose che avranno una loro utilità solo il giorno che verranno riciclati nell’impianto di trattamento rifiuti di Borgo Montello;
  • giocare a freccette usando come bersaglio il poster dell’ex premier Conte nell’atto di firmare un DPCM;
  • mangiare incessantemente come se fossi un concorrente del Nathan’s Famous Hot Dog Eating Contest, la gara di cibo più feroce al mondo.

– Quest’ultimo punto mi sta procurando particolari rodimenti e grattacapi, uniti a un livello di colesterolo che neanche una flebo di disgorgante Mr. Muscle potrebbe far calare. Quando la pandemia finirà, avrò le arterie tappate come i tombini di Roma dopo una pioggerella autunnale.

– Faccio una premessa: non sono mai stato un fenomeno in cucina, ma neanche una mezza sega. Diciamo che mi colloco a metà strada tra un volenteroso apprendista e un potenziale piromane che potrebbe ridurre in cenere l’intero condominio. In questi ultimi mesi mi sono adoperato ai fornelli e ho persino rispolverato dei libri di ricette, talmente vecchi che alcuni ingredienti animali o vegetali sono ormai estinti o in disuso. Per un po’ di tempo ho provato a sbizzarrirmi, ma oggi la mia fantasia in cucina è pari a quella del dottor Raniero Cotti Borroni a letto con Fosca durante la prima notte di nozze.

– Per farla breve, dopo qualche guizzo gastronomico sto tornando al caro vecchio frittatone di cipolle di fantozziana memoria da consumare davanti auna entusiasmante partita di curling in tv (senza pubblico, come d’altronde accadeva anche in periodi normali).

Ho provato a seguire alcuni programmi televisivi di cucina, nel tentativo di trovare nuovi spunti e di replicare qualche ricetta accattivante, ma è stato come leggere il Kamasutra e pensare di poter riprodurre tutte e 64 le posizioni descritte. In molte di queste trasmissioni sono proposti ingredienti stravaganti o introvabili, preparati in cucine zeppe di accessori che neanche Geofrey “Q” Boothroyd, quello che crea gadget e armi per James Bond, sarebbe in grado di fornirmi. Il risultato finale era puntualmente lontanissimo dall’obiettivo iniziale, un’imitazione brutta quasi quanto quella che Giampaolo Fabrizio fa di Bruno Vespa.

– L’unico piatto che sono stato in grado di riprodurre quasi fedelmente è stato il petto di pollo alla piastra della Canalis. Quasi, perché non avevo neanche il limone fresco e ho dovuto usare il succo di limone in bottiglia.

– Ho definitivamente mollato la tv quando a un certo punto è stato nominato il mauro come ingrediente. Ho trovato molti Mauro qui nel quartiere, ma nessuno somigliava a quella dannata alga rossa. È stato quello il giorno in cui ho iniziato a guardare con invidia le ciotole dei miei gatti piene di umido a base di orata e sfilacciata di manzo.

– Sono anche arrivato ad avere atteggiamenti da disturbo bipolare, tipo passare da una colazione salutare a base di kefir e cornflakes (un pappone prontamente riutilizzato per stuccare le pareti dell’ingresso di casa) a uno spuntino venefico costituito da un tubo intero di patatine pizza flavour di una nota marca. Roba che dovrebbero strapparmi il passaporto italiano e spedirmi in Russia a fare da assaggiatore a Alexei Navalny.

– Non mi sono comunque scoraggiato, in fondo avevo già pronto il piano B: ordinare cene da asporto, così da poter finalmente mangiare bene e aiutare i miei amici ristoratori che, nella enorme sfiga e difficoltà di questo periodo, hanno almeno la fortuna di non vedermi seduto nei loro locali mentre mi ingozzo come una megattera fa col plancton. Le ho provate quasi tutte e purtroppo, con le dovute eccezioni, non è andata sempre bene. Come quella volta che ho ordinato dei piatti tipici pugliesi da un ristorante dall’altra parte di Roma. I tempi di consegna sarebbero stati gli stessi se me li avessero portati direttamente da Bisceglie.

– Non è andata meglio quando ho deciso di ordinare cucina romana da un ristorante ben più vicino e che ricordavo sia per la qualità dei piatti che per la loro generosa quantità. In effetti il cibo è arrivato ancora caldo e gradevole, ma messo in box di plastica da compagnia aerea low-cost talmente piccoli che a fine pasto ho rivolto nuovamente lo sguardo alle ben più abbondanti ciotole dei miei gatti (stavolta piene di invitante umido a base di tonnetto e prosciutto).

– I tentativi con la pizza o gli hamburger non sono andati molto meglio. La pizza napoletana arrivava col cornicione gommoso come il copertone di una bicicletta usata da Bartali nel Tour de France del 1948. Anche il pane degli hamburger è arrivato a destinazione ormai flaccido come le ginocchiere da pallavolo usate da Andrea Lucchetta nel 1989. Sì, nonostante il mio fisico simile a un decanter, sono un grande appassionato di sport.

– Siccome non mi arrendo facilmente, ho ordinato anche del sicurissimo (e già freddo in partenza) sushi di qualità. E in effetti il sushi doveva essere davvero di qualità appena uscito dal ristorante. Peccato che, forse a causa delle maledette buche di Roma, il corriere mi abbia consegnato una cosa che somigliava a un’insalata di riso alla marinara. Suggerirei ai food delivery di zona di equipaggiare i loro incolpevoli rider con degli Hummer H1 per evitare certi inconvenienti.

– Non mi è andata meglio coi dessert e i dolci. Sotto Natale volevo ordinare un buon panettone artigianale. Sì, ma quale? Ultimamente i pasticcieri si sono sbizzarriti: quello con zenzero e albicocca, quello mandorlato, quello ai marroni, quello al pistacchio, quello con mele e Strega. Mancavano solo quelli con speck e provola o con burro e pasta d’acciughe. Alla fine ho optato per quello classico che, grazie alla recente criminalizzazione dei canditi, mangerò solo io. Tra l’altro si avvicina Pasqua e sono certo che potrò scegliere tra una colomba ai funghi porcini e un uovo alla pasta d’olive nere.

– Nel frattempo, ho appena scoperto che la mia regione è tornata gialla e sto già pianificando la mia personalissima via crucis gastronomica, con un ristorante per ogni stazione. Ma, per precauzione, ho comunque comprato una confezione extra di zuppetta per gatti al salmone rosa selvaggio e carote.