Ai locali dei piccoli paesi conviene fare delivery o asporto?

4 Febbraio 2021
di Luca Pirlo

Agrodolce Talent: riceviamo spesso proposte per cimentarsi nella scrittura da chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria gastronomica. In questa rubrica abbiamo deciso di pubblicare i migliori articoli di autori in erba.

8 Marzo 2020: lockdown. L’Italia chiude le saracinesche di tutte le attività non essenziali. Molte sono le persone che hanno perso il lavoro e il settore che sta soffrendo di più è sicuramente quello della ristorazione. Tante le chiusure nell’ultimo anno, anche di insegne con nomi illustri al comando, come Davide Scabin e Luigi Taglienti. Nelle piccole realtà, come i ristoranti e i bar di paese, che hanno i soliti pochi clienti affezionati e non possono fare consegne tramite piattaforme di delivery, come sono andate e e come stanno andando le cose? Lo abbiamo chiesto a Fabio Boni, titolare della birreria La Fermata nel comune di Fossane, provincia di Brescia.

Come è la situazione attuale? C’è differenza per voi fra il lockdown primaverile e questo attuale?
No, perché in entrambi i casi nella nostra realtà di birreria di paese, non ci sono servizi che possano compensare una chiusura totale, come l’asporto o il delivery. Il sistema delle zone semaforo produce un’insicurezza nell’imprenditore, perché il continuare a cambiare colore alle regioni, in particolar modo tra il giallo e l’arancione, comporta una serie di problematiche a cui dobbiamo fare fronte: la gestione dei fornitori, dei dipendenti, del pagamento di eventuali bollette, delle scorte necessarie da comprare, tenendo conto che la maggior parte delle forniture ha una scadenza da rispettare.

Nei piccoli paesi fuori città è conveniente e possibile fare delivery o asporto?
Non è economicamente conveniente, data la bassa utenza dei paesi. Inoltre il delivery può essere effettuato solo dai lavoratori del locale, dato che le piattaforme come Deliveroo o Just Eat non arrivano a coprire zone così lontane dalla città.

Secondo te era necessario arrivare alla chiusura dei locali? 
No, perché i protocolli emanati, se applicati correttamente, sarebbero stati sufficienti per evitare contagi fra i clienti.

I tuoi clienti sono sempre stati ligi alle regole per evitare contagi?
Non tutti i clienti ritengono che le regole siano efficaci e valide per contrastare il virus, quindi a volte bisogna integrare il lavoro da barista con quello di vigilantes. Non tutti hanno capito le regole basilari, come il dover entrare nel locale con la mascherina. Molti inoltre iniziano a essere confusi dalle troppe notizie sovrapposte dai media.

L’alcol può essere influente sul comportamento irresponsabile delle persone?
Non credo sia quello il problema principale, perché in questo momento il tempo a disposizione dei clienti è molto limitato per fare in modo che l’alcol alteri il livello di allerta contagio di una persona.

Secondo te c’è una soluzione per tenere aperte le porte dei locali nei piccoli paesi?
Legalmente con la norma attuale nessuno. La soluzione migliore sarebbe aprire fino alle 24, così da evitare anche di avere persone in strada o in piazza a bere con la scusa dell’asporto per incontrarsi. Questa situazione fa in modo che non ci sia il controllo del gestore del locale, che nulla può all’infuori della propria struttura.

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