Tradotto per voi: i vini migliori finiscono solo nelle mani dei più ricchi

6 Febbraio 2021

L’articolo originale “How Income Inequality Has Erased Your Chance to Drink the Great Wines” di Eric Asimov compare sul New York Times. Nell’articolo il critico analizza le ragioni per cui i migliori vini finiscono sempre di più nelle mani dei più ricchi: l’abbiamo tradotto per voi.

Tra i tanti modi in cui i più ricchi sono diversi da me e da voi: soltanto loro possono permettersi il Borgogna Grand Cru. Non è sempre stato così. una bottiglia che nel 1991 costava 80 dollari, ora ne costa 800 Negli anni Novanta, gli enofili della classe media potevano ancora permettersi di esperire quel particolare rito di passaggio, che consisteva nel bere un vino davvero grandioso, non solo per gustarlo, ma per capire, agli occhi della storia, che qualità lo rendessero così eccezionale. Eh sì, di solito il costo di questo rito era un salasso, una pura follia. Ma era comunque fattibile: così come lo era comprare del Bordeaux Premiere Cru, o i top di gamma del barolo, del Brunello di Montalcino o del Cabernet Sauvignon della Napa Valley, tanto per fare qualche nome. Ad esempio, nel 1994 una bottiglia di grand cru Comte Georges de Vogüé Musigny del 1991, si vendeva a 80 dollari (che nel 2020, calcolata l’inflazione, equivalgono a circa 141 dollari). Oggi però quella stessa bottiglia ne costa 800.

Un caso più estremo è quello di un altro grand cru, il Domaine de la Romanée-Conti La Tâche del 1990, uno dei più grandi vini del mondo, che nel 1993 costava 285 dollari equivalenti ai 513 di oggi. Oggi una bottiglia di La Tâche del 2017 costa intorno ai 5000 dollari, ed è fuori dalla portata di buona parte degli appassionati studenti di enologia, tranne che di quelli più facoltosi. Esistono tante altre opzioni: optare per il Village Burgundy anzi che per il grand cru, o per un altro dei tanti grandi vini che si producono in tutto il mondo. Ma ormai queste storiche bottiglie non fanno più parte di una conversazione che va avanti da secoli.

Per gli amanti del vino, bere bottiglie così rinomate è equiparabile a fare un corso universitario incentrato su Shakespeare, su Beethoven o su Charlie Parker. In ogni campo è necessario comprendere i punti di riferimento, quelli che connotano la grandiosità, per potersi unire alla conversazione anche solo per affermare un parere contrario. E in questi giorni è per molti diventato impossibile potersi permettere questi vini. Certo, si può affermare che quello del vino non è l’unico settore ad aver conosciuto aumenti negli ultimi decenni. Del resto, perché il vino dovrebbe essere diverso da altri tipi di articoli?

Ma il punto non è certo quello dell’aumento generalizzato dei prezzi. I prezzi dei top di gamma nel mondo del vino sono aumentati più ferocemente, anche rispetto ad altri articoli cosiddetti di lusso. Il La Tâche 2017 è quasi 18 volte più costoso di quello del 1990, mentre una classica borsa Hermès Birkin 30, che nel mondo delle borse da donna equivale al grand cru, è passata dai 3000 dollari del 1990 agli 11000 del 2020, un aumento di nemmeno 4 volte.

I parametri del Bordeaux sono appena diversi da quelli del Borgogna. Di Bordeaux se ne produce molto di più. Anche nel suo ambito ci sono vini di riferimento e anche lì i prezzi sono saliti alle stelle. Orley Ashenfelter, docente di economia all’università di Princeton, ha tenuto per anni traccia del mercato del Bordeaux. Nel 1980 il prezzo di un Bordeaux premiere cru era grosso modo il quadruplo di quello di un Bordeaux cinquièmes cru (una classificazione che, ci ha spiegato al telefono, divide i maggiori produttori Médoc in cinque fasce di crescita). Oggi, dice, vista l’enorme crescita dei prezzi che caratterizza il settore, il rapporto tra i due è salito a 10:1.

Come si spiega questa disparità? In parte è dovuta all’antica legge della domanda e dell’offerta. I vini più grandi sono strettamente correlati a delle aree di crescita e produzione ristrette e ai ritmi dell’agricoltura che li genera. la disparità in parte è dovuta all'antica legge della domanda e dell'offerta Con una quantità limitata di vitigni e una singola opportunità ogni anno di convertirli in vino, non si può aumentare la produzione per far fronte a una maggior richiesta. A eccezione di alcuni champagne top come il Dom Pérignon, che non sono correlati ad alcun particolare vitigno, i vini migliori non sono generi di lusso come gli orologi da polso e le borse, dove ad esempio per far fronte alla domanda si aumenta la produzione. Eppure anche per un vino da trofeo come il Dom Pèrignon, il prezzo è relativamente aumentato. Uno studio pubblicato nel 2017 nel The Journal of Wine Economics ha analizzato i prezzi dello champagne a New York dal 1948 al 2013, determinando quante ore le persone nelle varie fasce di reddito avrebbero dovuto lavorare per pagare uno champagne economico, una bottiglia di fascia media e un cuvée di lusso come il Dom Pérignon.

Dallo studio è emerso che le bottiglie più economiche, in tutte le fasce di reddito, richiedevano meno ore di lavoro nel 2013 che nel 1948, ma che per contro le ore necessarie a comprare una bottiglia di lusso erano aumentate. l'apertura economica della Cina ha fatto espandere il mercato dei vini top di gamma Inoltre, lo studio ha sottolineato che le ore richieste da uno champagne di lusso aumentavano a una passo più alto per i gruppi di minor reddito, se messi a confronto con quelli di reddito maggiore. Questo significava che l’accesso di quei gruppi era diminuito. Ma la sete per questi top di gamma continua ad aumentare esponenzialmente. Il pubblico tipo di questi vini era un tempo ristretto ai conoscitori europei, nordamericani e di qualche altro posto del mondo. Dopo la seconda guerra mondiale si è espanso, andando ad abbracciare paesi come il Giappone e l’Australia, per poi esplodere con la caduta della cortina di ferro e l’apertura economica della Cina, sostenuta dall’effetto di globalizzazione dovuto alla rete. Oggi, tutti gli amanti di vino del mondo si concentrano sugli stessi lotti di grandi Borgogna disponibili nel 1990.

In un altro esempio correlato al Bordeaux, il professor Ashenfelter, assieme a due ricercatori dell’università di Bordeaux, ha presentato uno studio nel 2018 che dimostrava che mentre la disparità di reddito dal 1980 andava aumentando, il prezzo del Bordeaux premiere cru cresceva di pari passo. Anche se questo particolare problema sembra riguardare soltanto gli appassionati di vino, la crescente inaccessibilità dei vini di lusso è solo un esempio microscopico di come la disparità di reddito e l’accentramento della ricchezza in poche mani influenzi di fatto la vita di tutti i giorni.

A Manhattan, dove vivo, perlomeno sino a poco prima della pandemia il prezzo degli immobili aveva continuato a crescere per decenni, mentre aziende e persone erano in competizione per una quantità di spazio pur vasta ma comunque limitata. E così Manhattan è a poco a poco diventata off-limits per le aziende più piccole, per gli artisti e gli scrittori in difficoltà, per non parlare dei poliziotti, dei pompieri o dei funzionari pubblici. Eppure i milionari continuano a litigarsi il poco spazio rimasto. Nel 2019 un fondo d’investimento multimiliardario ha pagato 238 milioni di dollari per un appartamento in un palazzo che è stato costruito solo dopo che dozzine di affittuari della classe media erano stai sfrattati dall’edificio originale. Quando i miliardari decidono di volere qualcosa, sia che si tratti di un appartamento o di una bottiglia di vino, fanno aumentare i prezzi per tutti gli altri.

Ammetto di star semplificando un argomento assai complesso. Ma secondo questa logica, dei floridi quartieri misti sono stati trasformati in città fantasma di lusso, e quella che era la sostanza e lo spirito di tante comunità ha dovuto lasciare il passo a condomini mastodontici dai proprietari assenti e occupati soltanto da catene di negozi. fortunatamente oggi i grandi vini sono prodotti in tutte le parti del mondoPer far sì che i differenziali di reddito sostengano l’aumento dei prezzi, la produzione non può aumentare“, dice il professor Ashenfelter. “È questo il segreto del vino e del settore immobiliare“. Non è mia intenzione, comunque, dipingere un quadro sconfortante per gli appassionati di vino. Così come artisti e scrittori hanno dovuto lasciare Manhattan per recarsi in altre parti di New York, tanti amanti del vino si sono dovuti rivolgere altrove alla ricerca di vitali esperienza formative. E fortunatamente oggigiorno i grandi vini sono prodotti in tutte le parti del mondo. Chi è affascinato da come il vino possa rispecchiare nei dettagli più intricati le caratteristiche di un luogo e di una cultura può rivolgersi ai riesling tedeschi, ai Chenin Blanc di Savennières e ai classici Chianti e Priorat. Ci sono tante opzioni meno dispendiose anche tra i Borgogna e i bordeaux, vini altamente godibili che aiutano a farsi un’idea del perché della fama della regione, anche se ovviamente non riescono a raccontare l’intero della storia.

Le stesse aree di vinificazione, e le culture che hanno dato vita ai vini, sono parimenti vulnerabili. Bordeaux è dominata dalla corporazioni, ma il Borgogna fino a poco tempo fa era in buona parte una regione di piccoli agricoltori. Soltanto nella seconda metà del ventesimo secolo, quando una parte più cospicua di agricoltori ha iniziato a imbottigliare il proprio vino anzi che cederlo ai grossisti, ha iniziato anche a vedere una minima parte di prosperità economica. Oggi il prezzo del Borgogna ha fatto salire alle stelle il valore dei lotti di terra, minacciando la continuità delle piccole aziende a conduzione familiare della regione, per via dell’aumento esorbitante delle tasse di successione e l’inclinazione naturale di parte delle nuove generazioni a incassare i proventi delle vendite invece di coltivare i vitigni.

Ciò non è ancora avvenuto su larga scala, ma nel 2017, per fare un esempio, la Bonneau du Martray, che produce uno squisito Corton-Charlemagne, un Borgogna gran cru, è stata venduta al miliardario americano Stan Kroenke, dopo che per oltre due secoli era rimasta di proprietà della stessa famiglia. molti miliardari comprano bottiglie di pregio per il futuro profitto, non per berle E magari Kroenke nel tempo si rivelerà anche essere un ottimo gestore e proprietario. Ma a ogni modo la comunità e la sua cultura hanno subìto una perdita enorme. Ho parlato con dei produttori di Borgogna che si lamentavano del fatto che i loro vini finissero soltanto nelle cantine dei collezionisti più ricchi, o di investitori che finivano per non aprirle mai, aspettando di ricavarne un profitto mano a mano che questi invecchiavano. E i produttori mi dicevano che quelle bottiglie erano prodotte per essere aperte e gustate. Ma non è che possano farci molto. Se vendessero i loro vini a un prezzo inferiore, gli investitori si scaraventerebbero ad acquistarle in blocco per poi rivenderle ai prezzi correnti di mercato. L’unica differenza sarebbe che i soldi finirebbero nelle tasche degli investitori anzi che in quelle dei produttori, senza dover aspettare gli anni dell’invecchiamento per farne salire il valore. L’accesso ridotto ai grandi vini non è certo una catastrofe, o un problema per chi non è appassionato di vini. Ma è un vero e proprio peccato.

Traduzione a cura di Paola Porciello.

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