Blu European Festival a Gallipoli, un marchio per raccontare i borghi dei pescatori

22 Febbraio 2021

E se scrivere Made in Europe sui prodotti nati nei borghi dei pescatori aiutasse anche il turismo del Vecchio Continente? È da questa domanda e dalla volontà di dare voce alla cultura marina europea che nasce Blu European Festival. Fino al 22 febbraio il progetto, brand del progetto Fishfest, cofinanziato dal programma COSME dell’Unione Europea, punta i riflettori su sei piccoli borghi europei di pescatori per mettere a sistema le storie e le tradizioni di ciascuno di questi Paesi. Per l’Italia splende l’astro di Gallipoli, ma la mappa dell’iniziativatocca anche Pyrgos in Grecia, Bermeo in Spagna, Viana do Castelo in Portogallo, Durres in Albania e Herceg Novi in Montenegro.

Gli obiettivi del Blu European Festival sono tre: recupero della propria identità, della protezione del mare e la promozione delle piccole comunità di pescatori. le piccole comunità ittiche attrattive come gli agriturismi Per farlo, l’evento dedicato alle industrie culturali e creative – musica, letteratura, arte – al food e all’artigianato, quest’anno si tiene nella stessa data e alla stessa ora, nelle sei nazioni diverse, naturalmente online, unite nel sentimento di un Made in Europe intorno al tema mare. “Vogliamo fare in modo che le piccole comunità ittiche facciano ciò che gli agricoltori e i wine makers hanno fatto con gli agriturismi – spiega Michelangelo De Palma, Ceo di Agriplan e capofila del progetto per l’Italia – Vogliamo che anche le dimore dei pescatori diventino mete turistiche. Guardando il Garagano, penso che i trabucchi possano diventare un nuovo modello turistico da esplorare”

Ma la cosa più importante è che ogni territorio può essere raccontato attraverso le sue eccellenze enogastronomiche, che di frequente connettono le produzioni della costa con quelle dell’entroterra. Anche in questo caso possiamo parlare di transumanza. In tempi passati le imbarcazioni uscivano a pesca, con le stive piene di prodotti fatti nelle campagne e in acque internazionali si scambiavano questi beni con altri portati da pescatori di nazioni diverse, fungendo da collante con il mondo agricolo. “Anche oggi, un turismo così pensato, rafforzato dal brand Made in Europe, può anche originare una destagionalizzazione dei flussi”

Viaggiare da fermi è uno dei lussi che la pandemia ci ha regalato. Ecco che vini, conserve e delizie Made in Europe possono aiutarci a scoprire, ad esempio, che Bermeo, in Spagna è la culla dello Chacoli di Biscaglia, un vino bianco, da bere giovane, che già al naso e al primo sorso ricorda il mare, grazie alla sua tagliente acidità. A Pyrgos, in Grecia, si combatte prima di tutto contro la confusione linguistica. C’è una zona dell’isola di Santorini che ha lo stesso nome. Invece la Pyrgos coinvolta nel Blu European Festival si trova a pochi chilometri dal sito archeologico di Olimpia. Qui sia l’offerta di ospitalità che di ristorazione è rimasta fedele alla tradizione, garantendo una forte identità gastronomica.

Se Gallipoli è famosa in Italia per la sfrenata movida, il Covid ha offerto a questa città un’occasione di riscatto: è il momento giusto per mostrare i muscoli di vignaioli e agricoltori che restituiscono il meglio della terra coltivata. Nell’ottica della destagionalizzazione dei flussi turistici è la strategia migliore per non parlare solo di discoteche e lidi. Il Blu European Festival e l’idea del marchio Made in Europe sono possibilità importanti per le varie identità gastronomiche europee collegate ai borghi marini. Con iniziative quali le degustazioni e le cooking class online, ma anche la mostra fotografica a tema #blumemories, esposta alla Galleria dei Due Mari di Gallipoli, si può riscrivere la storia di questi avamposti di cultura marina.

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