Casa Carmen: se Fregene fosse alle Baleari

26 Febbraio 2021

Occuparsi di aperture è una delle attività più interessanti che si possano svolgere nell’ultimo anno. Niente più traversate transoceaniche o coincidenze ferroviarie nazionali. Si resta in regione a sondare quanto di buono e nuovo la scena ristorativa offra. Casa Carmen rientra totalmente nella fattispecie. Ristorante al numero 103 del Lungomare di Ponente a Fregene, apre i battenti a maggio 2020, vive una estate torrida di servizi sempre più convincenti, limita la sua apertura al solo pranzo in zona gialla, offre un servizio di asporto e consegna in linea con i DPCM.

Nella selva di ristoranti di pesce della costa romana distinguersi è conditio sine qua non. Molti provano a sperimentare, altri si affidano alla tradizione, alcuni propongono varietà ittiche esotiche, la maggior parte si fregia di utilizzare pescato locale o rigorosamente mediterraneo. Qual è la formula vincente di Casa Carmen? Il viaggio. Portare il cliente più curioso ad assaggiare i piatti della cucina sud americana e spagnola, coccolare il meno audace con un pescato preparato secondo i dettami della cucina italiana di pesce, riuscendo a convincere entrambi.

Nel menu il bilanciamento tra i crudi e i cotti è millimetrico. Per essere onesti la proposta attuale è stata asciugata per giungere all’essenziale, ma possiamo testimoniare che il servizio serale si caratterizzava e caratterizzerà per una proposta molto divertente comprendente anche tapas perfette per un aperitivo senza pensieri e ricco di gusto. Venendo al pranzo attuale, se il traditional eater propenderà per il Carpaccio del giorno o la Tartare (in foto), colui che ha visitato il Sud America saprà riconoscere nel Ceviche tutto il gusto della cucina peruviana, il primo preferirà il Sautè di cozze con pachino, l’avventore internazionale godrà della cremosità delle Croquetas di baccalà che si mangiano tanto in Spagna quanto alla corte di chef Emanuele Bruni.

È lui l’uomo che tenta l’impresa non facile, portare i clienti in un viaggio sicuro ma divertente tra spezie e sapori nuovi. Con due solidi pilastri: da una parte la grande griglia che nel dehors che fa da sfondo al bel porticato, dall’altra una selezione di pesce, conchiglie e crostacei – ben disposti sul banco – da gustare in un sontuoso piatto di crudo o ovviamente alla griglia.  Tra i primi piatti non mancano le telline e le vongole, la bottarga e il polpo (in foto a condire gli gnocchetti), tra i secondi la frittura e la cottura al sale: il cliente capitolino è metodico si ingolosisce di ricordi prima di lanciarsi verso nuovi abbinamenti.

Lo sanno i proprietari Lorenzo Biancolella, Roberto Tomasini e Annalisa Polo, ristoratori rodati della scena romana e non. Roberto e Annalisa gestiscono La Danesina Fatto in casa, Lorenzo (proprietario tra gli altri anche di La Dispensa dei Mellini al Lungotevere e del Genever Gin Bar a Fontana di Trevi) con il Tapas Bar El Marino di Formentera ha fatto sue le istanze chic ma rilassate della movida internazionale portandole qui a Fregene. Ibridando tanto la cucina quanto il servizio ma soprattutto l’arredamento.

Come dicevamo, al porticato esterno di legno bianco e rattan  puntellato di belle piante di ibisco, si contrappone la sala arredata con un gusto coloniale incisivo ma discreto, impreziosito da complementi d’arredo in stile e una carta da parati maledettamente instagrammabile. Un mix Mediterraneo e Tropici, una oscillazione equilibrata tra Tulum e Formentera che si sussegue dalla sala al giardino segreto alle sue spalle e riverbera anche sulle stoviglie e nei tovagliati. A poca distanza dalla spiaggia il ristorante non gode purtroppo di un affaccio sul mare. Questo però non va letto come un disvalore, qui tutta l’attenzione si concentra sull’ambiente, lo sguardo è focalizzato sull’atmosfera leggera che hanno i luoghi in cui ci si sente in vacanza.  Un servizio giovane e sorridente e una lista degli spirit che comprende, tra gli altri, gin, rum ma anche e soprattutto sangria completano il quadro. Se siete qui per un pranzo optate per la sangria bianca, sarà in grado di accompagnare mirabilmente tutto il pasto. Il conto è in linea con l’allure un po’ mondano del ristorante.

Una curiosità. Chiedete ai proprietari chi è la Carmen che dà il nome al ristorante. Vi racconteranno di un viaggio al di là dell’Oceano Atlantico, di una donna straordinaria e della sua hacienda e di come sia facile sentirsi a casa anche a migliaia di km di distanza.