#TiSbloccoUnRicordo: 20 cibi che ci fanno venire nostalgia

1 Marzo 2021

Morositas, Soldino, Orzoro: tra gli anni Ottanta e Novanta le dispense delle nostre case si sono riempite di cibi dal discutibile valore nutrizionale ma dall’incredibile appeal. Colori, giochi, gadget erano lì, a tentarci. Era il tempo delle merendine incontrollate, a tutte le ore, delle pizzette sempre pronte, delle bevande gassate mandate giù senza paura. Ora che siamo tutti più attenti, che consultiamo le tabelle nutrizionali con devozione, siamo ancora succubi dei ricordi delle Tartallegre o delle bollicine di Spumador. E allora #TiSbloccoUnRicordo: ecco i cibi che ti faranno scendere qualche lacrimuccia di nostalgia.

  1. Sofficini. Prima del camaleonte irriverente, i Sofficini avevano il proprio alter ego animato a pubblicizzare i fagottini ripieni. Sulla scia dei vari Coccodritti e Tartallegre messi negli ovetti Kinder Sorpresa, anche la Findus riprodusse i Sorrisini mignon. Erano tutti dipinti a mano e rappresentavano dei gioiosi sofficini animati e contestualizzati. A partire dal 1991 ne furono realizzate tre serie: i Supersport 1, Supersport 2 e Superstory. Su Ebay si vendono a peso d’oro.
  2. Ovetto Kinder Sorpresa. Negli anni Novanta gli ovetti Kinder Sorpresa erano amatissimi soprattutto per il loro contenuto. E non ci riferiamo al cioccolato. Infatti, è ciò che si trovava all’interno del guscio ad attirare i bambini: pupazzetti divertenti e simpatici, tutti da collezionare. Seguendo un’ideale linea del tempo ci sono stati gli Happypotami, seguiti dalle Tartallegre e dai Coccodritti. Nel 1996 sono arrivati gli HappyDinos e poi i Fantasmini. Gli ultimi prima del Duemila sono stati gli Elefantao. Anche osservando la pubblicità contemporanea, siamo certi che certe vette non verranno toccate mai più.
  3. Pizzette Catarì. Nel 1982 un esaltatissimo Giorgio Bracardi si interrogava sul dilemma: “Pizzette, pizzettine Catarì, qual è il vostro segreto? Se ho fame, me la fate passare. Se non ho fame, mela fate venire“. Questi dischetti croccanti erano uno snack da offrire agli amici per gli aperitivi in casa. Ma non immaginatevi chissà che leccornia. Erano un po’ secche e unte, ricoperte da una imprecisata sostanza bianca che doveva ricordare il formaggio, e da della polvere verde, a imitare l’origano. Ma si sa, gli anni Ottanta erano votati all’estetica e all’edonismo, mica alla nutrizione.
  4. Coppa del Nonno. La canzone Joy, in cui Gisella Cozzo cantava “I feel good, I feel fine“, la saprebbe cantare a memoria chiunque è stato bambino teledipendente degli anni Novanta. E con essa, ricorderebbe anche la famigerata Coppa del Nonno, un gelato industriale venduto in una tazza di plastica, comoda da tenere in mano. All’interno, il gelato creato con chicci di caffè ancora grezzi e poi tostati per creare un infuso intenso.
  5. Ciobar. Nato nel 1985 per innovare il brand Cameo, la cioccolata in tazza fu un successo immediato. Nel 1987 diventa la bevanda da condividere con gli amici mentre ci si trova in montagna o mentre si studia davanti a obsoleti pc per diventare i nuovi Steve Jobs.
  6. Speedy Pizza. Sempre figlia dell’azienda Cameo, la Speedy Pizza ha cambiato la vita di molti bambini perché metteva subito a disposizione una pizzetta quadrata con filante mozzarella e squisito pomodoro, serviti su un impasto fragrante, preparati con il solo uso di un tostapane verticale. Bastavano 5 minuti per preparare quella che per molti era una merenda e per altri una vera e propria cena.
  7. Pat Bon. Queste patate Findus hanno conquistato il cuore dei bambini perché non erano semplici stick o crocchette: c’erano le ABC, che riproducevano le lettere dell’alfabeto, ma anche quelle ripiene di ketchup. L’ondata salutistica ha spinto la Findus verso la versione Caserecce e Classiche.
  8. Soldino. Sulle merendine del Mulino Bianco ci sarebbero da scrivere lunghissimi trattati. Ma se il Tegolino ha sopportato bene gli anni, il Soldino non ha superato la prova nutrizionale che il presente ci impone. La sua copertura e il suo soldino di puro cioccolato mal si sposano con le esigenze nutrizionali contemporanee. All’inizio era quadrato, poi divenne rettangolare, imitando il Tegolino. L’impasto morbido dava un senso alla croccantezza esterna. Secondo quanto si legge sul sito dell’azienda, “è la merendina che più manca ai bambini cresciuti negli anni Ottanta e Novanta“.
  9. Piedone. Era rosa, proprio come un vero piede, perché fatto con gelato al gusto fragola. Negli anni Ottanta poi i coloranti erano parte della dieta di tutti noi.
  10. Twister. Un altro gelato che abbiamo sicuramente amato negli anni Ottanta era il Twister. All’inizio era solo una simbiosi di vaniglia e cioccolato, attorcigliati insieme per creare un ipnotico vortice. L’aggiunta della terza scia, alla nocciola, ha complicato la magia.
  11. One o One. Prodotta dalla Sanpellegrino, la One o One era la risposta a Pepsi e Coca-Cola ma, a differenza di queste, non aveva la caffeina. È stata lanciata nel 1987 e ha conquistato una buona popolarità, ma la Coca-Cola ha intrapreso una lunga battaglia per concorrenza sleale, che ha fatto precipitare la lattina blu nel dimenticatoio.
  12. Camillino. Nel ripieno di cereali c’era tanto buon gelato da scoprire: era questo il trucco seducente del Camillino, che iniziava a intercettare la paura di ingrassare.
  13. Maxibon. Nel 2021 Stefano Accorsi compirà 50 anni. E anche se nessuno saprebbe citare a memoria gli ultimi film in cui ha recitato negli ultimi dieci anni, tutti ricordano il suo sorriso sghembo e l’inglese da riviera romagnola nello spot del Maxibon. Du Gust is Megl che Uan: chi avrebbe potuto resistergli?
  14. Burghy. Nel 1981 l’Italia provò a lanciare una sua proposta di fast food creando Burghy. Il primo ristorante fu aperto a San Babila dalla catena di supermercati GS. La sua mascotte creata negli anni Novanta, Willy Denty, è stato per un periodo l’idolo dei bambini. Anche qui le sorpresine impacchettate nei menu baby, le spillette e i peluche hanno educato frotte di aspiranti amanti del junk food.
  15. Spumador. Dietro questo nome c’è una società ancora attiva, che produce bevande gassate e soft drink. Nata nel 1888 a Cermenate, in provincia di Como, negli anni Ottanta si diffuse nella grande distribuzione, seducendoci con “tutte quelle bollicine“.
  16. Dan’Up. Andavamo pazzi per la borraccia Dan’Up. In quella confezione c’era yogurt da bere mentre si era in giro. Il sapore era più delicato e fresco. Andava bene a colazione ma anche come spezza fame. Si dice che i consumatori più accaniti ne finissero una bottiglia in cinque minuti. È ancora in commercio, ma solo in brick.
  17. Coppa Bianca. Un altro grande cavallo di battaglia di quelle decadi, creato da Danone, è stato la coppa bianca. Come recita lo spot del 1984, questa coppa di crema al cioccolato ricoperta da soffice panna ti portava «al settimo cielo».
  18. Push Pop. Lo spot dei Push Pop era ipnotico. Giovani rapper si esaltavano per il lecca lecca cilindrico venduto in un involucro di plastica con cappuccio simile a quello di una biro. La cosa divertente era che per mangiarlo, bisognava spingere il cilindro dal basso verso l’altro. I gusti disponibili erano infiniti e averlo nella tasca del giubbino di jeans era un must.
  19. Morositas. Era il 1984 e a quel tempo la pubblicità era piena di razzismo, sessismo e doppi sensi. Tra questi c’era lo spot di Morositas con la procace ed esordiente Carmen Russo. Le gommose alla liquirizia hanno tentato di lottare contro l’oblio in versioni più salutari come Sugar Free o Berry, con lampone e mora, ma senza successo.
  20. Orzoro. Ma almeno per la sottoscritta gli anni Ottanta sono rappresentati dal bambino biondissimo e felice che beve l’Orzoro Nestlè. La miscela solubile è ancora in commercio, ma quel visetto avrà popolato gli incubi di molti bimbi per anni.