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Masterchef 10 si dimostra l’edizione più inclusiva di sempre

di Valentina Tiraboschi

Masterchef 10 si è concluso da poche ore e si è rivelato una delle edizioni più inclusive e divertenti di sempre.

Agrodolce Talent: riceviamo spesso proposte per cimentarsi nella scrittura da chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria gastronomica. In questa rubrica abbiamo deciso di pubblicare i migliori articoli di autori in erba.

Mai come quest’anno molte persone che adorano trascorrere del tempo in cucina hanno potuto approfittare del lockdown per cimentarsi in piatti che non avrebbero mai avuto il tempo di cucinare. Masterchef 10 è stata forse l’edizione con il livello di preparazione più alto che si sia mai visto nelle stagioni passate. Tutti i cuochi – sedicenti amatoriali – ci hanno fatto sognare che un giorno, con la propria forza di volontà, ognuno di noi possa arrivare a compiere delle imprese come le loro.

Il percorso di Monir, ad esempio, è il meno scontato di tutti. Soltanto chef Locatelli ha scommesso su di lui dall’inizio, firmando il suo grembiule. Proprio a Locatelli va il merito di aver visto in Monir la determinazione e la passione che nascondeva anche a se stesso il giovane ex carpentiere. Il momento più bello e l’esempio più grande (di cui a poche ora dalla finalissima parlano tutti) è stato proprio il discorso di ringraziamento e dei saluti da parte di Monir. Nessuno infatti credeva che il giovane si sarebbe congedato con parole di tale semplicità ma così profonde e vere. Il discorso riguardava l’integrazione: l’edizione numero 10 ha infatti visto protagonisti tra i 20 aspiranti chef in gara, Monir con la sua famiglia marocchina, la cinese Jia Bi, Eduard originario di Santo Domingo, Maxwell lo scrittore americano e Ilda con la sua Albania.

I giudici in questa edizione sono stati più affettuosi, più clementi, molto spesso hanno spettegolato e si sono lasciati andare a consigli per i concorrenti. In questa stagione anche loro hanno giocato un ruolo più vivo, sono stati coinvolti ai fornelli e si sono rivelati fondamentali nelle esterne.

Non sentivamo il bisogno di concorrenti saccenti e arroganti, ma siamo stati coscienti fin dall’inizio che Aquila e Antonio fossero i più forti in gara. Un concorrente rivelazione è stato senza dubbio Maxwell. Per quanto riguarda Irene, abbiamo capito chi fosse solo nelle ultime puntate dove, oltre ad aver dato filo da torcere agli altri concorrenti in gara, ha mostrato come la sua coerenza potesse riversarsi nelle sue idee in cucina.

Semifinale e finale

Non abbiamo trovato giusta la semifinale, in cui probabilmente sarebbe dovuto uscire Antonio. probabilmente per antonio in semifinale è prevalsa l'importanza del percorso dall'inizio Era palese che il suo percorso durante lo Skill Test fosse sottotono: forse il povero Antonio si è lasciato prendere dal panico e si è sentito sconfitto vedendo salire in balconata il suo rivale storico Aquila. Monir è stato più bravo e – nonostante il nostro tifo per Antonio perché reputavamo fosse giusto vederlo in finale – ci siamo dovuti ricredere. Forse gli chef avranno tenuto conto del percorso di Antonio globalmente. Un’altra cosa che non abbiamo gradito è stato il montaggio della finale: traspariva già dai primi assaggi dei giudici che Aquila sarebbe stato il vincitore. Bellissima invece l’idea di Irene di presentare un menu senza il classico schema, anche se il filo conduttore durante gli assaggi è risultato un po’ assente. Il piatto più della finale che avremmo tanto voluto assaggiare? Tavola Pronta di Aquila: funghi cardoncelli, stracciatella, borragine, pane, peperone crusco, origano e sfera di gazpacho pugliese.

Il percorso incredibile di questa stagione ci ha portati a sognare un Monir vincitore, una Ilda che si innamora di Maxwell e un ristorante barese di proprietà di Jia Bi. L’unico sogno che al momento si è avverato è quello di Cristiano Cavolini che si è licenziato dopo 31 anni da magazziniere per fare ciò che ha sempre voluto: dedicarsi alla sua amata cucina.