Wami, l’acqua solidale e sostenibile che aiuta gli altri

6 Marzo 2021

Questi ultimi decenni sono davvero complessi per il sistema economico, per la società e per l’ambiente. Abbiamo sicuramente un grande bisogno di idee nuove e di nuove visioni, una start-up dedicata all'acqua che aiuta il prossimo e l'ambiente che sfruttando alcune dinamiche già presenti le riescano a modificare, attraverso un impatto positivo nei confronti di società ed ambiente, una di queste nuove idee è nata in Italia, a Milano, e si chiama WAMI – Water With a Mission. Si tratta di una start up nata nel 2016 dalle menti di Giacomo Stefanini e Michele Fenoglio, entrambi classe 1989, due ex compagni di università e amici, che hanno deciso di rendere un gesto ordinario e banale, come bere una bottiglia d’acqua in un gesto di straordinaria solidarietà e sostenibilità. Abbiamo fatto una chiacchierata con loro, che ci hanno raccontato come è nata l’idea, a che punto è e cosa si aspettano dal futuro. Acquistando un prodotto WAMI si contribuisce a costruire impianti idrici in zone del mondo dove l’accesso a questa risorsa è difficoltoso per la popolazione che la abita.

La nascita di WAMI

L’idea nasce da Giacomo che, seguendo un corso universitario di Corporate Social Responsibility su nuovi modelli di business con impatto sociale, viene a conoscenza di un brand di scarpe: le TOMS, nate in California nei primi anni 2000, “una delle prime aziende B-Corp, se non la prima, a portare avanti un modello Buy one, Give one, come quello che poi abbiamo adottato noi” racconta Giacomo, “la storia di TOMS è davvero molto semplice ma di grande successo – continua Giacomo- il fondatore ha fatto un viaggio in Argentina, dove ha notato che molti bambini in povertà non indossavano scarpe, questo creava anche problemi di sviluppo, così ha pensato di creare questo nuovo brand di scarpe, modello tipo espadrillas, e per ogni paio di scarpe vendute ne donava un paio ad un bimbo argentino. Il progetto ha avuto una grande risonanza mediatica e da subito un grande successo, riuscendo a crescere e ad espandersi anche in altre zone del mondo piuttosto velocemente”.

Da qui nasce l’idea WAMI: “Abbiamo infatti pensato di applicare il modello TOMS all’acqua, che è certamente una delle risorse più importanti per il benessere di una popolazione e che in determinati paesi crea davvero grossi problemi di reperibilità, non perché non ci sia, ma perché mancano le strutture per estrarla e distribuirla, volevamo dare il nostro contributo creando un impatto positivo facendo il nostro business”. Dopo pochissimi mesi dalla creazione di Wami si è aggiunto Michele, che lavorava in una multinazionale ma non era soddisfatto, si è da subito innamorato del progetto e ha sposato la missione di Wami entrando in società.  Ci spiega Michele “ Mi è piaciuta davvero molto l’idea che acquistando un prodotto, ogni singola persona, potesse fare anche qualcosa per gli altri, creando un impatto positivo”.

Come funziona WAMI

Ogni singolo prodotto WAMI ha impresso un codice univoco, che se inserito sull’apposito form del sito rimanda direttamente al progetto che si è contribuito a finanziare con quell’acquisto. Questo aspetto è molto importante per WAMI, perché è proprio questo il valore del suo lavoro: prima sono portati a termine i progetti e poi si recuperano le spese attraverso la vendita dei prodotti. Raccontano: “Insieme all’associazione americana Lifewater International abbiamo costruito il primo pozzo in Etiopia. Volevamo entrare in commercio con già qualcosa di concreto, per evitare critiche e dubbi sulla serietà e tangibilità della nostra mission. Non volevamo, e non potevamo permetterci di cominciare solo con delle promesse, e siamo sempre andati avanti così. In questo modo poi anche il consumatore ha la possibilità di sentirsi davvero parte del progetto e più vicino al villaggio che ha contribuito ad aiutare”.

Negli anni i progetti sono andati avanti e si sono perfezionati: dal pozzo si è giunti a veri e propri impianti idrici che servono direttamente i villaggi con rubinetti a pochi passi dalla casa delle persone. Una rivoluzione nella vita di chi ogni giorno era costretto a fare davvero tanti km a piedi per raggiungere il primo pozzo disponibile (solitamente donne e bambini, che sacrificano tempo che potrebbero dedicare alla scuola, al lavoro, alla famiglia, ma anche ad un po’ di semplice riposo). WAMI dal 2016, oltre a Lifewater International, collabora con diverse realtà, come Fondazione Acra, Amref e Oxfam Italia. “A oggi WAMI è cresciuta molto, ha raggiunto con i suoi progetti 7 paesi in 3 continenti, per un totale di 50 villaggi e oltre 15.000 persone che hanno ottenuto l’accesso all’acqua. E vogliamo crescere ancora e raggiungere quante più persone possibile”, ci raccontano.

Sostenibilità

Ma Wami non è solo un progetto di sostenibilità sociale, l’aspetto ambientale ha assolutamente lo stesso peso: è per questo che le bottiglie in plastica sono tutte in PET rigenerato al 50% (il massimo consentito per legge) e riciclabili al 100%, quelle in vetro sono a rendere e nel 2020 sono state lanciate le lattine di acqua da 44 cl, uniche in Italia e piaciute al pubblico. Inoltre per sopperire alle inevitabili emissioni di CO2 sono organizzati durante l’anno eventi di piantumazione di alberi nei parchi cittadini, questo progetto si chiama WAMIzzonia.

Il futuro di WAMI

Ci spiega Giacomo: “È difficile fare previsioni a breve termine: è innegabile che il settore in cui anche noi lavoriamo molto, cioè quello dell’accoglienza e della ristorazione sia in grande difficoltà attualmente, ma siamo ottimisti. Soprattutto siamo sicuri che il futuro sia un mondo con maggiore consapevolezza, che questa spiacevole situazione di pandemia renderà comunque sempre più persone consapevoli della necessità di un modello di business e di sviluppo più sostenibile, e a prendere coscienza del fatto che il mondo è uno e che siamo tutti collegati; che quello che succede in Cina o in Sudamerica, o in Africa non è poi così lontano da noi e ci riguarda direttamente. Tutto ciò, siamo certi, renderà le persone più coscienti del fatto che è necessario fare attenzione a come ci comportiamo nei confronti del pianeta e del nostro prossimo. Siamo sicuri che il futuro sarà sempre più delle imprese impact come la nostra, di prodotti che hanno dei valori e che generano un impatto positivo”.