In Canada il burro non si scioglie più ed è subito Buttergate

8 Marzo 2021

Neanche il burro è più quello di una volta. Lo stanno scoprendo in queste settimane in Canada, dove è scoppiato e va avanti un vero e proprio buttergate. Il mistero da risolvere? un caso curioso diventato buttergate Il burro è diventato così strano che non si riesce più a spalmarlo. La storia parte dalla persona di Julie Van Rosendaal, autrice di libri di cucina, che in un tweet – pubblicato qualche giorno fa e ampiamente corredato da foto – ha mostrato un panetto di burro in chiara difficoltà di ammorbidimento, nonostante fosse tenuto a temperatura ambiente. Il messaggio si è diffuso velocemente e molti utenti hanno risposto affermativamente: avevano notato lo stesso problema. Il che, per una nazione fondata su bread&butter, è certamente un’onta non da poco.

Il colpevole? L’olio di palma nei mangimi

Van Rosendaal si è quindi lanciata in una serie di ipotesi, suggerendole perfino in una rubrica del Globe and Mail. Una, in particolare, e cioè che la maggior domanda di burro durante la pandemia avrebbe costretto gli agricoltori a trovare una soluzione per aumentarne la produzione, a partire da un cambio nell’alimentazione del bestiame. Come? Grazie a integrazioni del mangime, a base del tanto vituperato olio di palma. Effettivamente, in Canada, l’aggiunta di integratori energetici a base di olio di palma all’alimentazione delle mucche è una pratica decennale e consolidata, sicuramente legale. Sembra che aumenti la produzione del latte e il contenuto dei grassi nello stesso.

Questo renderebbe il burro più duro? Stando a ipotesi non verificate, possibile: l’acido palmitico in esso contenuto si trasferirebbe nel latte e di conseguenza nel burro, alzandone il punto di fusione e rendendo ulteriormente più difficile ammorbidirlo a temperatura ambiente. Sta succedendo questo in Canada? La Dairy Processors Association riferisce di no, che assolutamente nessuna modifica c’è stata alla produzione di burro o alle normative nazionali. L’olio di palma che si usava prima si utilizza adesso e nessun aumento è stato previsto per far fronte alla maggiore richiesta.

Dall’altra parte, però, rimane chi chiede chiarezza, Van Rosendaal in testa, ma anche  persone più blasonate di lei. “Un buttergate non è ciò di cui il settore ha bisogno – scrive argomentando in un ampio articolo Sylvain Charlebois, direttore senior dell’Agri-Food Analytics Lab della Dalhousie University – né quello che il Canada merita“. Che sull’olio di palma rinnova la necessità di un ripensamento: la sua produzione, scrive, danneggia l’ambiente ed è “eticamente discutibile“. Mentre la discussione prosegue, tante industrie hanno intanto raccomandato ai produttori di interrompere la pratica, in attesa delle indagini di un nutrito gruppo di lavoro sulla questione dell’integrazione dei grassi nel settore lattiero-caseario. E i canadesi? In attesa di risultati continuano, almeno per ora, a (non) spalmare il burro sul pane.

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