La pizza più costosa di Puglia costa 69 euro

12 Marzo 2021

Si chiama La colazione del Principe, la fa Luigi Loliva presso la Premiata Pizzeria di Putignano (Ba) e costa 69 euro: è la pizza più costosa di Puglia e nasce per regalare un’esperienza principesca a chi avrà il coraggio di ordinarla.

Come è nata

Come ci spiega Luigi Loliva, La colazione del Principe è un omaggio al principe Guglielmo Romanazzi Carducci. In città c’è il suo palazzo, ora notoUna pizza principesca con prodotti di grande qualità con il nome di Palazzo del Balì, l’insegna più alta in grado dei Cavalieri Gerosolomitani in un territorio. Oggi l’edificio costruito nel XIV secolo è diventata una tappa turistica. Nel vecchio locale Luigi aveva iniziato a ricamare un intenso programma gourmet per le sue pizze, partendo da prodotti di grande qualità, che inevitabilmente vanno a pesare sul prezzo. Con l’inaugurazione del nuovo locale, ha voluto implementare questo progetto. “I miei clienti sono esigenti e cercano prodotti particolari: da lì è nata l’idea di una pizza… principesca!”. In Italia le pizze costose esistono ovviamente, ma nessuno sembra essersi avventurato finora oltre i 30 euro, come ha fatto Padoan o i 40 euro al chilo per alcune pale di Bonci. Quindi quella di Luigi potrebbe essere definita anche la più costosa d’Italia.

Gli ingredienti

La lussuosa esperienza formato pizza inizia con una base ciccio alta, stracciatella artigianale di latte nobile, tartare di battuta di Scottona condita con sale Maldon, pepe fresco macinato, olio evo Torre Cappa qualità Cima di Mola, fave di cacao sbriciolate, lamelle di tartufo nero, foglie di oro alimentare 24 Kt. Completa la degustazione l’abbinamento con una coppa di champagne.

Per la scelta degli ingredienti, Luigi ha unito la tradizione dei prodotti tipici pugliesi e putignanesi, all’innovazione di accostamenti in trend in questo periodo, come l’uso del sale Maldon e delle fave di cacao. Anche la Scottona ha una sua pugliesità, dato che è preparata da un macellaio di Putignano che utilizza animali nati e cresciuti nelle campagne del circondario. La scelta della Cima di Mola, cultivar identitaria del territorio, è stata fatta per valorizzare in modo equilibrato la carne, con il suo retrogusto di finocchietto e di erba.

Le mie pizze iniziano in cucina e finiscono in forno – spiega Luigi – Prima che una pizza arrivi in tavola, c’è uno studio ben preciso e alcune preparazioni richiedono il passaggio tra i fornelli, per poi essere abbinati al frutto del forno”. Da qui nasce il consiglio per i clienti: “Non venite per ordinare una pizza a testa, ma fatevi accompagnare in un percorso di degustazione, abbinando gli oli, la birra o un calice di vino”.

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