Dialoghi del surreale: il delivery

16 Marzo 2021
di Fabio Martinez

Agrodolce Talent: riceviamo spesso proposte per cimentarsi nella scrittura da chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria gastronomica. In questa rubrica abbiamo deciso di pubblicare i migliori articoli di autori in erba.

– Perché ti stai facendo la valigia?
È l’esilio, il mio posto.
– Eh?
– Ti ricordi quando qualche anno fa avevo trovato quell’annuncio in cui un prerequisito fondamentale era: saper usare l’iPhone?
– Sì. E tu nella candidatura avevi detto chiaramente che non ne avevi.
– Quello era niente. Sto facendo questo master, no? Ecco, finora non abbiamo avuto un docente che non avesse l’iPhone e il MacBook.
– E allora?
– Io continuo ostinato a non avere nessuno dei due.
– Quindi ti stai facendo la valigia per andare nella Silicon Valley per comprarli direttamente lì?
– Quella potrebbe essere una buona scusa per vedere giocare Steph. No. Sto andando in esilio, te l’ho detto. In questo mondo non c’è posto per me.
– Perché non hai un iPhone?
– E nemmeno un MacBook.
– Vero. E quindi te ne vai in esilio.
– Sì.
– D’accordo.
– La cosa non ti tocca minimamente?
– Da matti. Mi sento una donna distrutta e abbandonata, tanto che ora mi ordinerò qualcosa da mangiare.
In delivery?
– Certo.
– E cosa?
– Al momento non saprei con precisione. Tu non vuoi nulla prima di abbandonare la società?
– Non mi dispiacerebbero dei dorayaki.
– Vedo che per una volta hai le idee chiare. Chiama Hiromi Cake, allora.
– D’accordo. Tu vuoi qualcosa?
– Un paio di mochi li prendo anch’io. Quella donna mi fa sentire in Giappone. Poi, sinceramente, avrei voglia di pizza. Anche se mi dirai che mi arriverà fredda, che non sarà come al ristorante, eccetera eccetera.
– Sì, ti direi così. E tu mi diresti che esistono le borse termiche. Quindi, ti direi, ovviamente, che non funzionano.
– E chi se ne frega? Almeno per un volta, almeno stasera, anche per combattere il dolore di sapere che a breve andrai in esilio, posso mangiarmi una pizza direttamente dal cartone, no? In pigiama, come una tartaruga ninja. Io da bambina impazzivo per le tartarughe ninja e stasera voglio sentirmi una di loro, d’accordo?
– Va bene.
– E non è tutto. L’altra volta non hai detto che Seu ha cambiato l’impasto giusto per l’asporto? Proviamolo, no? Per curiosità, per capire la differenza con quello al locale.
– Provalo tu. Mi aspetterà un lungo viaggio.
– Quindi?
– Quindi preferirei fare un carico di proteine. Magari con un hamburger.
– Tipo?
– Non so. L’altra volta avevo voglia di provarne uno di Jacopa. Ma non so mai decidermi per quale.
– Leggimeli.
– C’è il veggie, con zucca e funghi, provola e maionese al rosmarino. Poi il cheeseburger, con chianina, provola affumicata, insalata e salsa bbq. Poi lo jacopa burger, sempre con chianina, cipolla caramellata, ‘nduja e fiocco della tuscia. Perché tutti mettono la ‘nduja?
Perché il mondo è pieno di calabresi. Sono dappertutto. Una volta ho sentito alla radio parlare di un sindaco in Argentina. Era calabrese, se non sbaglio.
– Anche noi siciliani siamo ovunque, dai.
– Dici?
– Sì, infatti proprio in questo menu la prima voce è cannoli.
– Vediamo. Cannoli d’anatra e cannoli veg. Come antipastino per la mia pizza non sarebbero male. Nei primi ci sono pure i cavoli cinesi.
– Si vede che anche i cinesi sono ovunque.
– Tra gli hamburger non sembra male nemmeno il bun di coda alla vaccinara.
– Prendo anche quello, allora?
– Ma per me?
– Sì.
– Io voglio la pizza. Te l’ho detto.
– Lo dividiamo. E dividiamo anche la tua pizza, magari.
– Io non voglio dividere nessuna pizza. Ne voglio una e intera. Se non sai che panino prendere, ordinane due, così fai il pieno di proteine per il tuo lungo viaggio.
– Ma non ti mancherò?
– Probabile. Se succederà, ordinerò pure del gelato.

Featuring:

  • Hiromi Cake (via Fabio Massimo, 31 – Roma)
  • Seu Pizza Illuminati (via Angelo Bargoni, 10 – Roma)
  • Jacopa (via Jacopa de’ Settesoli, 7 – Roma)
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