Tradotto per voi: CookUnity, il nuovo food delivery in abbonamento

25 Marzo 2021

L’articolo originale “The fantasy of a personal chef with CookUnity” di Hannah Goldfield compare su The New Yorker. L’autrice racconta la sua esperienza con questo nuovo tipo di delivery in abbonamento: l’abbiamo tradotto per voi.

Lunedì scorso mi sono vista recapitare a casa una sporta enorme con dentro una dozzina di scatole sigillate, ognuna chiusa dentro una busta di carta: era il mio primo ordine fatto a CookUnity, il nuovo servizio di delivery in abbonamento. Una volta a settimana gli utenti selezionano, da un menu che offre 300 possibilità, dai 4 ai 16 pasti da una portata, già cucinati e pronti da scaldare — e in qualche caso pronti da mangiare — pensati per essere conservati in frigorifero fino a 7 giorni.

Nella mia testa ero solita collegare il delivery in abbonamento, che non è certo una cosa nuova, alle varie tipologie di diete ferree e specifiche, da quelle senza carne fino alla keto (per anni Instagram mi ha martellato di annunci sponsorizzati della Sakara Life, un programma dietetico basato esclusivamente sulle piante, con tanto di bollino di approvazione di Gwyneth Paltrow); questo tipo di servizio solitamente è legato a varie tipologie di regimi alimentari, come la dieta keto e il punto di forza di questo tipo di servizio sembrava proprio essere quello di rendere il conteggio delle calorie e l’esclusione di determinati ingredienti più semplice possibile. Non ho mai avvertito la necessità di seguire dieta alcuna, e per dirla tutta, pianificare, fare acquisti e cucinare pasti sono operazioni che mi riempiono di gioia. Ma non ho mai fatto fatica a capire che vantaggi potesse offrire un servizio del genere. Tanto più che il marketing che di solito li caratterizza rievoca spesso la fantasia diffusa di avere uno chef personale a propria disposizione.

CookUnity, al di là di ogni dubbio, è pronto a esaudire ogni sorta di esigenza dietetica e offre una serie di opzioni paleo, vegane e senza glutine, unitamente alla garanzia che le carni offerte siano allevate umanamente e che non ci sia ombra alcuna di OGM in tutto il menu. Il motivo che mi ha ispirato a provare il servizio è lo stesso che lo distingue da tutti gli altri del genere. La compagnia, una start-up con tre anni di vita che ha accumulato in breve tempo un capitale di 15.5 milioni di dollari e che consegna in ventisette stati, si identifica come un collettivo di chef indipendenti, tra i quali spiccano i più prominenti ristoratori newyorchesi. In una recente intervista rilasciata a Forbes, Matteo Marietti, CEO e fondatore, ha spiegato che parte dell’idea originale era creare per gli chef “opportunità che andavano oltre i confini della cucina dei ristoranti e del lifestyle — opportunità che permettessero crescita esponenziale”.

Così ho riempito il carrello di pasti concordi al mio regime alimentare corrente, sostenendo nel frattempo gli chef newyorchesi che tentano di attraversare la delicata fase della pandemia. Tra le portate che ho scelto c’era salmone a lenta cottura con quinoa, zucca e vinaigrette di coriandolo realizzato da Dan Kluger di Loring Place; sabzi di agnello brasato con riso ai semi di cumino di Einat Admony di Taïm e Balaboosta; l’insalata di cavolo con fonio, mango e pomodori di Pierre Thiam del Casamance, che figura anche nel suo menu del Teranga; e il classico bibimbap ai funghi selvatici di Ester Choi del Mökbar. Ognuno di questi chef segue personalmente la preparazione, nel laboratorio di CookUnity o nelle proprie cucine, e così facendo una parte di loro è stata in grado di riassumere il personale licenziato durante la pandemia.

Nessuno può accusare CookUnity di stare vendendo un sogno romantico. I regolamenti governativi impongono che i pasti riportino il contenuto calorico. È un sistema che non è in grado di tenere conto delle decisioni impulsive: alla fine della settimana, mi sono ritrovata davanti una portata che avevo scelto in un momento in cui mi sentivo particolarmente virtuosa — il cavolfiore indiano speziato allo yogurt di cocco e riso RightRice dello chef dell’Alta Calidad Akhtar Nawab, nella realtà una bomba proteica, farcita di lenticchie e ceci macinati. Era davvero l’ultima cosa che in quel momento avevo voglia di mangiare.

Eppure, se l’essere confinati in casa ormai da un anno ha portato la gente a essere stufa di dover organizzare e preparare i pasti, l’ha resa anche bisognosa di riportare un po’ di varietà nella propria dieta, CookUnity risolve in un sol colpo tutti questi problemi. la varietà della scelta dei piatti realizzati dagli chef non ricorda i pasti a domicilio delle diete Per cinque giorni mi sono nutrita di una varietà di piatti che spaziava da quelli veramente soddisfacenti ad altri estremamente interessanti nel peggiore dei casi, e che mi hanno richiesto il minimo sforzo di girare la manopola per accendere il forno e nessun’altra preoccupazione di sorta. Come sottolinea Barry Estabrook nel suo nuovo fantastico libro Just Eat, il problema che hanno tante diete è proprio quello di svilire o eliminare l’importante ruolo sensuale del cibo. Ma forse, se c’è di mezzo uno chef esperto, questo non deve succedere per forza.

Il cavolfiore di Nawab — vegano, a basso contenuto di grassi e calorie — era straordinariamente persuasivo; il cavolfiore marinato a perfezione, il riso che lo accompagnava dalla consistenza perfetta. Ed era comunque uno di una dozzina di pasti. Il sabzi di agnello di Admony — la carne tenerissima con sfumature di menta, aneto e lime persiano, il riso che scaldato in forno è diventato appena croccante — valeva tutte le 930 calorie che dichiarava. E l’Ode al pollo sotto il Mattone di Marc Forgione, un bel cosciotto circondato da spicchi di patate Yukon Gold e germogli di broccoletti, reinterpretazione di uno dei suoi piatti più classici, mi è stato consegnato con la ciliegina sulla torta: un cubetto di burro. Gli abbonamenti partono da un minimo di $53,96 dollari per quattro pasti.

Traduzione a cura di Paola Porciello.

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