Menabò, l’anima genuina di Centocelle a Roma

17 Aprile 2021
di Pietro Bernabini

Agrodolce Talent: riceviamo spesso proposte per cimentarsi nella scrittura da chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’editoria gastronomica. In questa rubrica abbiamo deciso di pubblicare i migliori articoli di autori in erba.

Passeggiando tra le strade animate da rumori e colori di un quartiere storicamente nato per accogliere generazioni di operai, tranvieri, artisti – Centocelle – in via delle Palme a Roma incontro Menabò Vino e Cucina, il ristorante dei fratelli Camponeschi. Un luogo totalmente radicato nella storia delle strade su cui nasce, pensato per collegare i principi della civiltà contadina a quella operaia. Con una missione precisa e ben chiara a tutti: trasmettere contagiosamente genuinità. Genuinità nella proposta, genuinità nella presentazione, genuinità dappertutto. La si trova nitida in un menu in continuo cambiamento, flessibile, indirizzato alle offerte stagionali, con pochi piatti “intoccabili” e sempre resistenti al cambio di clima e temperatura.

È il caso dell’antipasto firma, i Fegatini di maiale nella loro rete, cipolla rossa e alloro. Un piatto che incarna una missione: portare tutti ad apprezzare la ferrosità e l’intensità di fegatini cotti magistralmente, adagiati educatamente su foglie di alloro e cipolla rossa caramellata. È un viaggio che continua tra assonanze eno-gastronomiche inebrianti. Tra il pavimento di graniglia, vecchie macchine da scrivere e pareti azzurre, sotto la guida di Daniele, nato cuoco, diventato oste, grande conoscitore di vini e storie da raccontare.

Momento brivido è l’assaggio di un piatto di Pici con alici fresche, cavolo nero tagliato a coltello grossolanamente e scorza di limone. Senza dimenticare la bellezza di un Calamaro scottato accompagnato da misticanza di campo bagnata da olio al peperone crusco; l’aggressività e la dolcezza dei Mezzi paccheri al sugo di agnello. La verità è che non sembra di stare a Centocelle. O meglio, non sembra di stare a Roma. I colori pastello delle pareti, l’aria familiare che si respira, ti proiettano in una dimensione onirica, assai lontana dai subbugli del caos urbano. Il consiglio è lasciarsi coccolare, affidarsi senza fare domande.

La permanenza sarà piacevole e, di certo, lascerà qualcosa. È l’effetto che generano i racconti di persone in grado di raccontare, visibili nei piatti e nei calici, successivamente impressi nella memoria. I fratelli Camponeschi sono questo, personaggi in grado di raccontare. Menabò è la penna attraverso cui scrivono, il microfono attraverso cui parlano.