Le guide di Agrodolce: dove mangiare bene a Cosenza e provincia

24 Maggio 2021

Il cuore della Calabria riparte con tanta voglia di raccontarsi e affascinare con i tesori del territorio. Cosenza, la città contemporanea, scrigno di leggende antiche, dove il passato splende sospesa tra le mura imponenti del Castello Svevo e le acque del Crati e del Busento mentre il presente costruisce ponti verso il futuro, torna sulla scena pronta ad accogliere viaggiatori, artisti, studenti da tutto il mondo. Piazze e strade lanciano ora forte il richiamo, invitando a soste senza pensieri, conviviali e gustose. Dalla colazione alla cena, locali storici e nuovi progetti, propongono un variegato modo di vivere per godersi a pieno una dei poli culturalmente più vivaci del sud Italia. Vi segnaliamo i nostri indirizzi preferiti per mangiare a Cosenza.

  1. Gran Café Renzelli (corso Telesio, 47). Il baricentro di Cosenza. La porta d’ingresso all’intricato scenario di vicoli, salite, palazzi nobiliari, piazze pittoresche dell’antica città. Ben più di 218 anni di lieta accoglienza a cittadini e visitatori. Il Gran Cafè Renzelli è il testimone oculare privilegiato del susseguirsi delle epoche che ha vissuto la città. Tutti hanno fatto tappa ai suoi tavoli, dai garibaldini che dentro le mura del locale si abbandonarono a non poco devastanti bisbocce, come racconta il proprietario Francesco Renzelli la settima generazione alla guida del locale, ai fratelli Bandiera, ai grandi della scena culturale internazionale e del mondo artistico. Il cafè è celebre per alcune specialità iconiche. La varchiglia è il dolce a base di zucchero e mandorla creato nel 1300 dalle monache Carmelitane scalze del Convento di San Domenico diventato nell’800 ancora più ricco con l’aggiunta di cacao. Viene servita per tradizione a colazione come compagna del caffè. Invece celebra Bernardino Telesio, il filosofo cosentino che visse nel ‘500 considerato eroe del pensiero perché osò scardinare e contraddire i dogmi aristotelici, la torta con lupini, mandorle, albicocche e amarene. Un’altra torta ispirata alla storia di Cosenza è quella dedicata Al Re visigoto Alarico, a cui è legato uno dei misteri irrisolti, anzi mai trovati: il tesoro sepolto insieme al suo feretro dove i fiumi della città si incontrano. Per addentrarsi un po’ meglio nella storia di Cosenza e carpirne spirito e segreti, ci sono anche e suggestive pagine scritte da Alessandro Renzelli nel libro dedicato alla lunga storia del Cafè di famiglia in vendita in loco.
  2. Beat by Sapore Leggero (piazza Duomo, 6). Francesco Crocco, è approdato nel cuore storico di Cosenza per raccontare ai visitatori una Calabria dal sapore moderno. Nel locale che fu per tanti anni il club del Rock Live, il punto di riferimento per tanti musicisti, il Beat Music Club, ha dato vita ad un bistrot che lega ricerca di prodotti locali, sapori della tradizione alla mixology rivisitata in chiave calabrese. La musica live continua a rimanere l’anima del locale ed essere occasione d’espressione per i giovani cosentini. I must sono la parmigiana calabrese di melanzane e la Cacio e Pepe alla calabrese con un’incursione di friarelli. Attraverso l’attenzione alla materia prima e interpretazione innovativa, Francesco riporta l’esperienza di un altro suo format Sapore Leggero, che per un periodo ha accolto appassionati della cucina del centro di Cosenza Nuova.  Il menu propone anche hamburger con panini di propria produzione e preparati con farine molite nel territorio. Connubio che spiega la scommessa di questo locale dallo spirito grintoso è l’hamburger di salsiccia soppressata, cacio silano e friarello abbinato allo Stephany, drink in coppa con bitter Campari Vermouth Rosso antica formula, bitter homemade amaricante di genziana, arancia amara e dolce, liquore di Bergamotto e vaporizzazione di peperoncino. 
  3. Nabbirra (via Giuseppe Garibaldi, 42). A Cosenza Vecchia il popolo degli amanti della birra si ritrova a Nabbirra, il locale fondato da Eraldo Corti, maestro birraio e ora condotto da Maria Luisa Canonaco. Una birroteca con cucina dove poter gustare il fermento brassicolo nazionale e soprattutto calabrese. Protagoniste le birre create dal talentuoso Corti al birrificio A’ Magara di Nocera Terinese avviato insieme all’imprenditore Marco Ferrini per portare in scena la Calabria. Tra le birre meno diffuse che qui si possono trovare ci sono l’Acidella e la linea delle invecchiate. La cucina è co-protagonista del format. Maria Luisa propone la sua terra, è un’attenta selezionatrice di prodotti locali. Tra le due passioni ci sono i formaggi di grandi casari diventate icone del Made in Calabria, sostenitori della lavorazione a latte crudo, come Maria Procopio di Azienda Agricola Sant’Anna e Roberto Siviglia a San Demetrio Corone. Tra le specialità che propone ci sono il Mammuth in variante hamburger o con pulled pork con cipolla caramellata e primo sale panato e la Potoletta, un panino rustico con cotoletta di pollo, caprino, maionese ai cetriolini, senape e miele. 
  4. Antica Gelateria Zorro (piazza dei Valdesi, 235). La gelateria dei nostalgici. Il locale dei ricordi. L’Antica Gelateria Zorro è un piccolo bar con dehor che ha letteralmente cresciuto Cosenza. Dispensa gioie a grandi e piccini con i suoi gelati dal 1932. Questo bar all’italiana, affacciato su Piazza dei Valdesi all’ingresso di Corso Telesio, continua a essere uno dei luoghi più amati dalla città. Approdare al suo bancone è una tradizione consolidata. Il cono da Zorro è un rituale irrinunciabile.
  5. A’ Cantina (corso Plebiscito, 12). In questa trattoria del centro storico va in scena la tradizione calabrese, servita con grande devozione. Tanto che quando è periodo, qui si può fare esperienza del rituale della Quadara, la reunion tra amici che nel cosentino si fa il giorno dopo l’uccisione del maiale attorno al paiolo dove rimangono a cucinare i resti. Momento ancora topico per tante famiglie del luogo. Una celebrazione del maiale in piena regola, dall’antipasto al dessert. Il locale è guidato da Felice Giocondo, supportato dalla famiglia, con figlie e generi a prendersi cura delle pietanze. Diventato luogo cult come ritrovo per attori e musicisti dopo lo spettacolo. Tra i piatti più rappresentativi le lagane, fave e finocchietto selvatico, le lagane e ceci, i paccheri della cantina con ‘nduja, ricotta affumicata e pomodorino. Piatti simbolo della cucina povera e del sapiente utilizzo degli scarti di una volta, con cui A’ Cantina sostiene e divulga la memoria del territorio, sono la ‘jandara, una frittata di acqua e farina e coda di cipolla, e la zuppa di bucce di fave. 
  6. Di Sotto (via Sandro Pertini, 34). Dal frenetico mondo della finanza e della Borsa a Cosenza dove racconta i vini naturali. Antonio Pantalena, salernitano doc, ha lasciato Milano e scelto la Calabria per scrivere un nuovo percorso di vita. Di Sotto, che si trova poco distante dal centro, è un progetto giovanissimo, nasce due anni fa. Nonostante i continui fermi per la pandemia, Antonio con grande energia è riuscito in poco tempo a crearsi un seguito diventando uno degli enotecai più vivaci della scena cosentina. Il locale, chiamato così perché sotto il balcone di casa, racconta il fermento del movimento del vino artigianale, non solo calabrese, serve al calice tante storie ancora poco conosciute. Antonio si muove con lo spirito del ricercatore, del pioniere, sempre alla ricerca di novità. Propone ai clienti etichette quasi introvabili dall’altro capo del mondo pur di diffondere una nuova coscienza del bere bene. Tutti i vini possono essere assaggiati. Il mood è la scoperta. La formula quella del pasteggiare con taglieri, tapas, amuse-bouche. La più richiesta è la battuta di podolica con finocchio marianto, maionese d’acciuga, nocciole e condita con zenzero e lime.
  7. La Bodega (via Riccardo Misasi, 39). Il locale di tendenza della città. Il ritrovo per antonomasia dell’aperitivo. La Bodega domina la scena della movida cosentina. Un traguardo raggiunto in pochissimi anni da Roberto Gulino, mixologist “per caso” con formazione in Diritto e una vita da ufficiale dell’esercito alle spalle. Lo spazioso dehor è un brulicare di vita e di amanti dei cocktail, seguito che Roberto non delude mai, perché il suo è un progetto di studio costante che dà vita a miscelati originali. Se da un lato è fedele ai classici, con la sperimentazione mantiene la rotta sulla Calabria. Toccando le corde del Mediterraneo, fa parlare la sua terra con suggestioni aromatiche sempre nuove. Equilibrio e piacevolezza sono le chiavi del suo stile. Sud è una delle sue creazioni più celebri, un Tommy’s Margarita calabrese con liquore al bergamotto e marmellata di peperoncino. La Calabria la interpreta anche con un daiquiri, il Paloma, allo zafferano proveniente da Motta San Giovanni coltivato da un giovane appassionato imprenditore, Diego Mallamaci. 
  8. Agorà (via Gioacchino Rossini – Rende). Michele Rizzo ha portato il mare a Rende. Si è tolto i panni da sommelier per mettersi ai fornelli per diffondere una cultura gastronomica legata al patrimonio ittico del Tirreno e dello Ionio. Attraverso solidi legami con i piccoli pescatori e tanta ricerca sulla materia, ha fatto diventare Agorà uno dei fiori all’occhiello della ristorazione cosentina e calabrese. Oggi è uno dei rappresentanti più dinamici della nuova generazione di cuochi. In cucina è un treno in corsa. Varia sempre il repertorio per proporre scorci sempre diversi della sua terra. Tra le novità della stagione alle porte ci sono lo scampo crudo con emulsione di fagiolo Poverello Bianco di Mormanno e miele di fichi, la salsiccia di tonno con ventresca e brodo di ‘nduja. Piatto dalla doppia anima è anche il Cappuccino di mare, un tuffo tra le onde con ritorno sulla Sila, fatto con polpo, frutti di mare, gambero di Schiavonea e spuma di patata silana. Un omaggio alle montagne di Cosenza è il sorbetto con nocciola, spuma di nocciola, salsa al limone e nocciole tostate. 
  9. Al Pesce Fuor d’Acqua (via Francesco Cilea, 7 – Quattromiglia). Il dehor del ristorante di  Sandro Bevacqua a Rende, curato dalla moglie Antonella, è un vero e proprio elegante salotto dove va in scena una cucina di mare raffinata. Lo spettacolo si articola in piatti che variano sempre secondo ciò che dà il mare, celebra la freschezza del pesce. Sandro tratta la materia prima con cura e la valorizza combinandola sapientemente alle tipicità locale. L’assaggio è ricco, autentico e lascia che il mare emerga con equilibrata opulenza, come nello spaghettone al nero di seppia o nell’aglio olio e peperoncino con battuto di gambero e caviale. Lo chef ama anche stuzzicare il palato dei suoi commensali. Lo fa, per esempio, con le code di aragosta, il dolce tipico di pasticceria, ripiene con ricotta di pecora, lime, acciuga del Cantabrico servite su rana pescatrice marinata. Anche con i dessert dimostra grande abilità. Da provare la tartelletta con farina di mandorle, burro di arachidi, crema alla vaniglia e frutti di bosco.
  10. Hyle (località Torre Garga – San Giovanni in Fiore). Il fine dining in Calabria porta anche il nome di Antonio Biafora. Oltre quota mille, sulla Sila, a San Giovanni in Fiore, lo chef, tra i portavoce del fermento contemporaneo culinario, sonda instancabile nuove possibili letture delle sue montagne. La ricerca è sempre un fiorire di piatti estremamente freschi e puntuali. Il territorio è la via madre lungo il quale corre il pensiero gastronomico di Antonio. L’ancoraggio al patrimonio di tradizioni e memorie non è mai didascalico, come gli gnocchi di ceci con salsa di scalogno nero, erba cipollina e sfoglie di ‘nduja o il coniglio con mostarda di frutta e senape del nostro orto. La cucina di Antonio è estremamente contemporanea e sostenibile, un vero e proprio progetto gastronomico fondato su una salda collaborazione con coloro che presidiano il territorio e lo valorizzano: casari, contadini, allevatori. Riflette la ricchezza della biodiversità e, inevitabilmente, le buone pratiche, quelle antiche, di riutilizzo, come il carciofo cotto nel mosto alla birra di segale e malto preparata da lui stesso, con emulsione di arachidi, gambo di carciofo, tritato di arachidi, insalata di petali e salsa di carciofo. Un viaggio del tutto nuovo quello che promette Hyle. Il bacio di dama alle nocciole farcito con patè di fegato di vitello, cipolla marinata e fiori di finocchietto selvatico sott’aceto dà la possibilità di ammirare con sguardo diverso gli spettacolari scenari della Silia.
  11. La Sosta (Contrada Campo San Lorenzo 14 – Camigliatello Silano). La tappa da non perdere. La Sosta è il format che prende per la gola viandanti e appassionati gourmet. Emanuele Lecce, giovane talento figlio d’arte alla guida del ristorante cult della Sila, La Tavernetta, lancia un modo “easy” di scoprire e assaporare il territorio. Lo chef, tra i protagonisti dell’alta cucina calabrese, ha scelto di raccontarlo anche attraverso panini e hamburger con buns di produzione propria. Il variegato contesto naturalistico e artigianale del Parco della Sila si trasforma nelle sue mani in un boccone sfizioso, da gustare on the road. Gli Hot Dog sono una delle specialità. Lecce li propone in tre varianti: con salsiccia classica di suino nero con pepe rosso, crema di patate, ketchup homemade; con salsiccia bianca, verza tostata leggermente piccante e salsa di cipolle; con salsiccia di maiale, fegato e cime di rapa con salsa piccante di ‘nduja e crema di cime di rapa. Non mancano i classici, come il doppio hamburger con cheddar cheese, cetriolini, bacon e guanciale croccanti. Per accompagnare il panino lo chef ha anche messo a punto una bevanda, un kombucha aromatizzo che propone nei gusti menta, frutti rossi e agrumi calabresi. La Sosta è un piccolo luna park del gusto. Il divertimento è garantito con grande maestria, attraverso tecnica e grande capacità di dare voce alle tante sfaccettature di queste montagne. A settembre la Sosta si trasformerà in un progetto allaragato con più hamburgherie a Cosenza con il nome di Manubuns
  12. La Sorgente (contrada Cassandrealla – San Giovanni in Fiore). Frutti di bosco e fragoline fresche, conserve, formaggi di capra a latte crudo, è ciò che si può comprare e  gustare al piccolo spaccio de La Sorgente, azienda agricola e caseificio guidato dai fratelli Fulvio e Giampaolo Serra in contrada Cassandrealla  a San Giovanni in Fiore. Riferimento della zona storico, passaggio obbligato per vacanzieri e per chi ha voglia di una pausa sana e genuina dopo le escursioni e le attività in montagna. Una delle specialità è la juncata, formaggio della tradizione dal sapore acidulo da gustare fresco, ma anche il taleggio, il primo sale e gli altri freschi raccontano l’arte casearia di questo territorio. La Sorgente a breve accoglierà locali e turisti anche con un punto vendita e degustazione a Lorica.
  13. La Cremeria (via Francesco Cilea, 325 – Rende). Alberto Vitaro, maestro pasticcere e gelatiere, è infaticabile. Il suo laboratorio è una fucina di idee, dove la materia prima viene studiata per essere riproposta sotto forma di pura delizia per gli occhi e il palato.  Le vetrine della Cremeria, espongono creazioni sempre nuove. I dolci monoporzione sono piccole sculture che attraggono l’obiettivo dei cellulari, come il Rubino a base di yogurt e lampone o il Pollock, dolce dedicato al grande artista a base di arachide salata e arricchita con cioccolato. Mentre le carapine custodiscono gusti classici e abbinamenti che valorizzano la stagione. 
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