Oliver Glowig e la nuova avventura in Umbria: Locanda Petreja

29 Giugno 2021

In un momento di rinascita e speranza per il comparto dell’ospitalità, nella campagne di Todi ha aperto Borgo Petroro (Vocabolo Castello Località Petroro), un antico borgo fortificato del XIII secolo, trasformato in country house di charme. Alla bellezza del luogo si aggiunge la proposta gastronomica prestigiosa della Locanda Petreja, il ristorante interno alla struttura, che vede in cucina un grande chef come Oliver Glowig.

Borgo Petroro

Già Castrum romano, in seguito castello, l’attuale assetto di Borgo Petroro risale al XVI secolo. Attraverso una maestosa porta ad arco si accede al cassero centrale e alle antiche dimore dei castellani. Grazie ai recenti interventi di ristrutturazione conservativa, si sono ricavati 12 alloggi tra camere e suite, oltre a suggestivi spazi comuni.

La nuova sfida di Oliver

L’avventura in terra umbra è solo l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, di una ventennale storia d’amore tra il Belpaese e Oliver Glowig, che in passato ha conquistato due stelle Michelin al Capri Palace di Anacapri e all’Aldrovandi di Roma.Glowig e l'Italia: prima Anacapri poi Roma Per uno chef da sempre attento al legame con il territorio, l’aspetto più affascinante di una sfida del genere è rappresentato dall’approccio con le materie prime locali: dalla roveja alle carni, passando per il tartufo e le nocciole. Il tutto si traduce in un menu pieno di rimandi alla tradizione, ma reinterpretata in maniera curiosa attraverso piatti comunque facilmente intellegibili. Il servizio di sala è affidato a Claudio Carletti, maître di alto profilo che nel curriculum vanta esperienze a La Pergola di Roma al fianco di Heinz Beck, era presente nel 2015 quando arrivò la terza stella Michelin, e all’hotel ristorante Villa Crespi con Antonino Cannavacciuolo.

La proposta di Locanda Petreja

Sei antipasti, altrettanti primi e cinque secondi compongono il menu di Locanda Petreja. Oltre che alla carta è possibile optare per due percorsi degustazione da cinque o sette portate, rispettivamente a 65 e 85 euro.

Dopo un amuse bouche di rito, si può iniziare con la Trota Lacustre marinata, servita con farro e essenza di fagiolini: un piatto fresco, primaverile e colorato.

Proprio la vivacità cromatica è un gradito filo conduttore di tutta l’esperienza e raggiunge il suo picco nel (doppio) Risotto al parmigiano e prezzemolo con tuorlo d’uovo e tartufo nero. A sapori semplici e confortanti fa da contraltare l’esuberanza visiva del rosso d’uovo che emerge a sorpresa dai chicchi di riso bianchi e verdi: una goduria per gli occhi e il palato.

Con il Baccalà e lardo di porco cinturello orvietano, taccole alla santoreggia e salsa di peperoni rossi, Glowig gioca con equilibri di sapori e consistenze. Radici ben salde in Umbria anche in un portata apparentemente internazionale, come l’ottimo Piccione con fegato grasso d’oca e cipolla di Cannara. I volatili sono rigorosamente locali, la cottura è da manuale.

Conclusione affidata ad un opulento Bacio, semifreddo di cioccolato al latte e nocciole, ispirato al cioccolatino umbro più famoso del mondo.