Roma: dove bere ottimi drink analcolici

14 Luglio 2021

L’alcol, un odi et amo dei tempi moderni, farmaco e veleno che da un secondo all’altro trasforma la gioia in dolore, l’euforia in depressione. ristoranti e cocktail bar ripensano la proposta anche in chiave analcolica Ed è proprio questa noxa patogena, di quella sbornia che sempre più stiamo cercando di evitare, che ha reso il low alcohol ora passaparola comune nei ristoranti e cocktail bar di Roma. L’unica via di scampo al bere bene senza effetti collaterali sembra proprio questo, il cocktail a bassa gradazione alcolica o, ancor meglio, analcolico. Un less is more traslato nel campo della mixology che, però, non ha più nulla a che vedere con lo zucchero e il sapore artificiale dei vecchi analcolici da festa delle elementari. Si preserva il sapore, si attenua (se non azzera) la parte alcolica. E allora grande spazio a cocktail a base di infusi, tè, sciroppi, frutta fresca e ancora sidri, kombucha e idromele.

  1. Hey Guey – The Chapter (via di S. Maria de’ Calderari, 47). Hey Guey, il cocktail bar sul tetto del luxury hotel di Marco Cilia, il Chapter di Roma, incastonato tra i palazzi del ghetto, ti trasporta direttamente in Messico, nei suoi colori e sapori. In quest’oasi immersa in un giardino subtropicale, tra fiori di cactus, fichi d’India e piante grasse, l’aperitivo  è d’obbligo. Le chips di platano da annegare nella mayo al chipotle, preparate espresse dal colombiano Victor Cuenca Lopez nella sua Ape Piaggio color turchese allestita a mo’ di food truck sulla terrazza, sono ideali da accompagnare a drink freschi che gridano estate. E oltre agli alcolici Frozen Margarita, Guey Colada e Vinagre Paloma, da Hey Guey si possono sorseggiare ottimi analcolici preparati al momento a base di frutta fresca. Latte e polpa di cocco, succo di mango e succo di lime finiscono nel bicchiere dopo una rapida shakerata con menta e ghiaccio pilé, che diluisce la cremosità del cocco.
  2. Drink Kong (piazza di S. Martino ai Monti, 8). Poche settimane fa al Drink Kong di Patrick Pistolesi ha debuttato Mary, la prima miscela botanica al mondo a basso contenuto calorico e, soprattutto, a bassa gradazione alcolica. Basilico, timo, salvia, semi di coriandolo, radice di angelica, aghi di pino e ginepro sono estratte una ad una e in seguito miscelate con alcol rettificato e acqua distillata. Un drink dal gusto secco e fresco al contempo, ideale per evitare i postumi da sbornia, restando leggeri e comunque felici. 
  3. Les Étoiles (via dei Bastioni, 1). Anche secondo Riccardo Marinelli, consulente mixology del rooftop cocktail bar della terrazza Les Étoiles, quello dei cocktails low abv è un trend degli ultimi anni che ha permesso di riscoprire bevute tipiche all’italiana sporcate con un po’ di alcol. Qualche esempio? Una limonata con limone bio, zucchero e una piccolissima dose di gin. O ancora, si può giocare riequilibrando l’abbinamento di vermouth e amari italiani con l’associazione ai sodati che, mantenendo sempre bassa la percentuale alcolica, generano gli Highball, dall’effetto rinfrescante e dissetante, con una parte finale di bollicine. Interessante da provare in terrazza, in perfetto stile italiano, scegliendo dalla drink list di Les Étoiles, c’è un twist del Garibaldi: una dose di Bitter Campari, audace e dal colore rosso rubino, e una di Aranciata bio San Pellegrino. A guarnire uno spicchio d’arancia.
  4. Adèle (via di Porta Pinciana, 14). Da Adèle, la nuovissima terrazza all’ottavo piano dello Splendide Royal, la consulente barlady Barbara Migliaccio Spina ha deciso di abbracciare la tendenza dei cocktails a basso dosaggio alcolico. Barbara elabora drinks complessi, attentamente studiati, sostituendo ai distillati ad alto contenuto alcolico i vermouth, come il Sakura di Mancino, che con le sue note fragranti e delicate di fiori di ciliegio è ideale accanto a tanti altri ingredienti. Sui bitter regna poi il Campari, o ancora il rosolio di bergamotto. “Ma la vera rivoluzione, che mi garantisce sconfinate possibilità in creazione è fare macerare la frutta, con spezie, aromi, e una piccola componente alcolica. Un esempio sono le ciliegie macerate: sottovuoto unisco ciliegie nere, stecche di vaniglia, anice stellato e fave di cacao, come distillato un Bourbon. Quindi lascio in macerazione 30 giorni e a quel punto una volta filtrato, utilizzo le ciliegie per le mie creazioni a basso contenuto alcolico.”
  5. 47 Circus (via Luigi Petroselli, 47). Al 47 Circus Roof Garden la barlady Beatrice Oliviero prepara cocktails anche a basso contenuto alcolico utilizzando sciroppi home made aromatizzati al gusto di zenzero, rosmarino, salvia, timo, aneto raccolti dall’orto urbano ospitato accanto al bancone. Tra i drink più rappresentativi c’è l’Italian Fizz, una proposta profumata e dissetante a base di un Vermouth leggermente più vanigliato del solito, addolcito da un liquore alla ciliegia e reso più effervescente dall’aggiunta di soda sul finale. Per pasteggiare con l’Italian Fizz l’abbinamento ideale è con alcuni dei dessert del menu firmato dal resident chef Antonio Gentile, come il Tiramisù 47 “passato, presente e futuro” e l’Eclair alla nocciola, grué di cacao e cardamomo. 
  6. Sintesi (viale dei Castani, 17). Oltre al classico wine pairing, da Sintesi, ad Ariccia, si bevono anche analcolici, ricercati e pensati appositamente per il percorso degustazione. Succhi e kombucha, come insegna la scuola nordica, sono preparati direttamente dagli chef Sara Scarsella e Matteo Compagnucci ed abbinati al menu degustazione lungo, da 7 portate, in accordo con la sommelier, e terza socia, Carla Scarsella che, insieme a Federica Bazzucchi, studia e suggerisce gli abbinamenti migliori. Tra le proposte ci sono un kombucha al tè bianco abbinato alla coppa di pesce e agli asparagi, uno al tè Lapsang abbinato al risotto affumicato con battuto di pecora e alloro ed un cocktail analcolico a base di succo di pomodoro per i ravioli di coda di tonno con cacao e pomodoro fermentato.
  7. Reserva (via del Pellegrino, 160). In pieno centro, a pochi passi da Campo dei Fiori, Reserva, ristorante dalla spiccata impronta sudamericana, propone ai suoi clienti anche cocktails analcolici, tailor made al momento del servizio, su richiesta ed in base ai gusti. Ampio spazio a frutti tropicali come mango, banana e ananas e, in base alla stagione, anche frutta più particolare come il dragon fruit e il lulo. A bassa gradazione invece, nei mesi invernali, figurano in carta drink a base di thè selezionati come il verde, il nero o l’English Breakfast miscelati in base ai gusti personali.
  8. The Court (via Labicana, 125). Da luglio 2019, The Court Rome, il cocktail bar di Palazzo Manfredi, è tra le mete più ambite dagli amanti dell’aperitivo. Con vista in prima fila sul Colosseo, al bancone o sulle poltroncine e divanetti di design della zona lounge si assaggiano i drinks ideati da Matteo Zed, tra i bartender più apprezzati in Italia e non solo. Tra le proposte no abv (alcohol by volume) c’è il Tropical Matcha Mojito con tè verde matcha, lime, succo di mela, miele, menta e  pinapple shrub o ancora il Fake Mezcalita e Apriti Sesamo sempre a base di tè, English Breakfast, sciroppo di semi di sesamo tostato e succo di pompelmo. 
  9. Metropolita (piazza Gentile da Fabriano, 2). Giovanni Badolato, bar manager di Metropolita, ristorante e cocktail bar a due passi dallo stadio Olimpico, elabora, per ogni stagione, una nuova drink list che lascia spazio a cocktail analcolici e a bassa gradazione. Ora, per esempio, in menu c’è Pink Vibes a base di Campari Bitter, marmellata di arance amare Bio, Yuzu e Tomas Henry tonic water. Un drink dal sapore frizzante ed amaro, a bassa gradazione alcolica, ideale per l’aperitivo accanto a due chips di patate. 
  10. Parco Appio.
    La creatura estiva di Federico Feliziani, Parco Appio, nel polmone verde della Fonte Egeria, raccoglie folle di giovani per pranzi, aperitivi e cene informali. Oltre alla birra artigianale selezionata da Natural Born Drinkers di Cinecittà, e vino, si lascia spazio a proposte interessanti firmate Live Barrels, la prima fermenteria creativa italiana, che racconta e produce tutti i possibili fermentati oltre il mondo del vino e della birra: sidri, idromele, pyment. E per chi è in cerca di brividi analcolici, figurano in carta anche una serie di kombucha aromatizzati con diversi frutti ed erbe, dalla KombuKola alla versione con basilico e limone, da quella con aggiunta di passion fruit a quella con karkadé e rosa canina.

    Casa Marcelo (via Vittorio Veneto, 173). Recentemente aperta in Via Veneto, Casa Marcelo, la nuova creatura di Annalisa Polo e Roberto Tomasini, stessi proprietari di Casa Carmen a Fregene, stupisce per la drink list elaborata da Felicia De Stasi, allieva di Max La Rosa, giovane e piena di talento. In carta numerosi cocktail d’autore, freschi e creativi, che fondono assieme Messico e Spagna. Largo spazio anche agli analcolici a base di frutta fresca, miele e sciroppi fatti in casa. 

  11. Il Marchese (via di Ripetta, 162). Il Marchese, ristorante e cocktail bar in zona Ara Pacis, colpisce per la poliedricità dei suoi ambienti. Alla guida del cocktail bar c’è Fabrizio Valeriani, bartender con una solida esperienza alle spalle e diverse consulenze per start – up a tema mixology. La drink list racconta una miscelazione classica e sperimentale allo stesso tempo che dialoga con la cucina di Daniele Roppo. Il menu dei cocktail è interattivo e con qualche effetto speciale che stimola il cliente a giocare. Grande attenzione è mostrata ai cocktail low Abv (a basso contenuto di alcol) con un grande sapore. Inoltre tutti i drink sono senza proteine animali all’interno: non c’è l’albume d’uovo ma un’acquafaba di ceci che ha lo stesso potere emulsionante; non c’è latte vaccino ma solo latte vegetale di mandorla, cocco o avena. Ovviamente cordiali, sciroppi, infusioni, fake lime, sono tutti preparati in casa. 
  12. Hecò (varie sedi). A Trastevere e all’Eur, da Héco ci sono i mock, o mocktail. Dall’inglese “to mock”, prendere in giro, questi sono drink rigorosamente privi di alcol che prendono ispirazione dalle tradizionale bevute che hanno fatto la storia di aperitivi e after dinner, ma lavorati in maniera diversa. Cranberry, succo di limone, sciroppo ai fiori di sambuco, Schweppes lemon sono gli ingredienti alla base di Pluto, mentre Egeo si sviluppa tra succo di limone, succo di lime, sciroppo d’agave, Schweppes ginger beer e crusta di sale. 
  13. Rude Centocelle (via dei Castani, 228). Rude, il ristorante e cocktail bar di Marco Zampilli e Cristian Ricci a Centocelle accontenta gli astemi o chi vuole, per una sera, azzerare l’alcol con i Seedlip. Seedlip è l’azienda di Ben Branson che per prima ha prodotto una bevanda distillata non alcolica a base di ingredienti come piselli e piante aromatiche. Seedlip Garden 108, un mix di rosmarino, timo, menta, orzo, piselli e fieno, Seedlip Spice 94, con cardamomo, limone, pepe della Giamaica, scorza di uva sono solo alcuni dei distillati venduti in tutto il mondo. Lo staff di Rude li rielabora al fine di ottenere drink analcolici originali e complessi che omaggiano l’Old Fashion, il Gimlet, gli Highball, riportando per ognuno anche le calorie assunte.
  14. Caffè Doria (via della Gatta, 1). All’interno di Palazzo Doria Pamphilj, Caffè Doria, in perfetta armonia tra contemporaneità e classicismo, offre una proposta di cocktails originale e non banale. Accanto all’ormai famoso Gin Trolley, ispirato ai grandi cocktail-bar anglosassoni, con il bartender di casa che arriva direttamente al tavolo con il carrello con a bordo oltre 80 Premium Gin provenienti da tutto il mondo, un’ampia selezione di acque toniche e garnish, e tutto ciò che serve per preparare un grande Gin Tonic, da Caffè Doria si può bere anche low alcol e analcolico. Già i signature cocktails sono leggeri come il Bitter Chapter con cognac, triple sec, vermouth rosso, chinotto o il Mango Italiano con vodka, aperol, mango, lime, orzata. Per chi vuole rimanere astemio c’è sempre la possibilità di sviluppare drink su misura, a base di frutta e sciroppi artigianali. 
  15. Livello 1 (via Duccio di Buoninsegna, 25). Livello 1, di Emilia Branciani e Claudio Montingelli, è un ristorante vocato al pesce, prettamente laziale, rielaborato con creatività da Mirko Di Mattia. Quest’anno, accanto ai piatti dello chef, si sviluppa un’audace carta dei cocktail ispirata ai 7 vizi capitali che porta nel bicchiere spezie ed erbe dalle proprietà taumaturgiche come insegnano le Sacre Scritture per curare avarizia, superbia, gola, ira, accidia, lussuria e invidia più un insolito peccato, l’ottavo: la tristezza. Sebbene siano tutti alcolici, tre, lo Spritz dei Golosi, da abbinare con dolce Alice, Tristezza con vodka, sciroppo di curcuma, fiori di Bach, succo di limone ed un refill di Franciacorta, da sorseggiare assieme alla tartare di pescato, guacamole, salsa ceviche e lattuga e Accidia Daiquiri a base di cardamomo, rum chiaro, coriandolo e succo di lime, da abbinare al polpo e patate, sono consigliati per chi vuole tenersi leggero. 
  16. Baccano (via delle Muratte, 23). Il ristorante Baccano a Fontana di Trevi, dopo dieci anni di attività, ha cambiato offerta, soprattutto per quanto riguarda il servizio, ora coordinato da Valerio Capriotti, sommelier e direttore di sala di fama nazionale. Accanto alla cucina, sempre gestita da Marco Milani, l’offerta beverage si amplia e articola anche in proposte analcoliche. Su richiesta si possono assaggiare cocktail analcolici e, da non tralasciare, è la selezione di tè e tisane che promette di ampliarsi per il prossimo autunno.