Pinsa romana: questa volta a lievitare sono i consumi

16 Luglio 2021

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale del consumo di pinsa, un prodotto che sembrerebbe avere origini molto antiche. Tutto vero? Non proprio. Il pane e la pizza sono stati per secoli sostentamento dell’umanità; la pizza, storpiatura di pitta, nasce come pane schiacciato, usato come piatto o tagliere per altri cibi. Le farine usate da etruschi prima, antichi Romani e Greci poi, erano più grezze rispetto alle farine odierne.

Al contrario della pizza, le origini della pinsa sembrerebbero essere molto meno lontane del tempo di quanto si immagini. La pinsa, infatti, nasce nel 2001 dall’intuizione rivoluzionaria di un pizzaiolo, Corrado di Marco. Quello che la rende un unicum nel suo genere è il mix di farine che si utilizza nell’impasto (tra le quali la farina di riso), la pasta madre utilizzata come lievito e l’alta idratazione, percentuale d’acqua nell’impasto, che corrisponde all’80%.

Consumi triplicati in un anno

La pinsa ha avuto una buona riuscita non solo nei ristoranti ma anche nella grande distribuzione. Questo tipo di impasto resiste molto bene alla precottura, è infatti venduto in basi precotte surgelate o fresche. Secondo i dati forniti da Nielsen, lo scorso anno le vendite sono quasi triplicate in Italia, +182%, a 18 milioni di euro.

Pinsalab, un successo emiliano

L’azienda che ha visto crescere di più i suoi numeri di vendite è Pinsalab e arriva da Reggio Emilia. Fondata nel 2016 da cinque soci, ha mosso i suoi primi passi in un piccolo laboratorio per arrivare oggi a produrre 30mila pinsesempre tutte rigorosamente impastate a mano, perché l’artigianalità della preparazione è l’elemento imprescindibile per garantire qualità e proprietà organolettiche dell’impasto” come spiega Fabio Grillo, attuale amministratore unico di Pinsalab. Successo che non si ferma all’Italia, infatti Pinsalab fornisce le sue pinse alla grande distribuzione di Francia, Slovenia, Austria, Germania.