Tre de Tutto: la bellezza di Garbatella a Roma

3 Agosto 2021

Da noi a Roma, “tre de tutto” è quell’espressione usata per dire che non abbiamo intenzione di farci mancar nulla. Figli dell’abbondanza e della schiettezza, tendiamo spesso ad allargare le nostre vedute, contraddistinti da una caparbietà che ci permette di arrivare alla meta senza evitare gli ostacoli, esaltandoli come parte importante del nostro successo. Tre de Tutto è oggi un locale di cui è riconoscibile un’identità precisa, in via Giustino de Jacobis 19, a Garbatella, ma non dimentica ciò che era ieri.

Nel lontano novembre 2013, Mirko Tomassi e Daniele Notte decidono di aprire a Centocelle il loro primo locale, con lo stesso nome: Tre de Tutto. La loro è inizialmente una ricerca costante attorno al mondo delle birre artigianali. Le esigenze e le propensioni di cui parlavo in incipit, da buoni romani, cominciano a far nascere un enorme desiderio di allargarsi, cercare uno spazio all’esterno, dedicarsi al food. L’idea di mantenere attivo il locale a Centocelle, aprendone un secondo dove esercitare questa nuova proposta, non è però realizzabile.

Mirko e Daniele vendono a Centocelle, ma la ricerca non si ferma. La proposta più allettante arriva da Garbatella: un panificio abbandonato da trent’anni da rimettere in piedi. si spostano a garbatella, ma il lockdown 2020 blocca tutto I due ragazzi acquistano il locale a febbraio 2020 trovandosi subito di fronte a un grande problema. Proprio alla vigilia del primo giorno di cantiere, scoppia la bomba lockdown: tutti a casa, tutto fermo. C’è da attaccare la corrente ma nessuno viene a fare le chiusure, è richiesto a Mirko e Tommaso di trovare una nicchia da soli. E così, armati di martello e scalpello cominciano a fare una traccia. Attaccata la corrente, i lavori iniziano e il locale comincia a prendere forma. Il 16 dicembre finalmente si apre, con la speranza di riempire i tavoli freschi di vernice durante le festività natalizie, ma tutti sappiamo come è andata. Il locale nasce davvero e comincia a farsi conoscere durante la zona rossa, rimanendo aperto per asporto nei suoi reparti di caffetteria e gastronomia fredda.

L’odore di un nuovo caffè e l’imponenza di una vetrata ad arco che lascia intravedere la frase al neon “quanto è bella garbatella”, cominciano ad incuriosire e catturare gli abitanti del quartiere. Il caffè diventa drink, il drink diventa pranzo, il pranzo cena. Tre de tutto, anche quattro in questo caso, “non se famo mancà niente”. Il locale è oggi una ventata d’aria fresca nel panorama romano. Menu semplice e diretto, un abito cucito su misura dei due proprietari.

Divertente il Carciofo arrosto con fonduta di parmigiano, guanciale e pane croccante; determinato lo Gnocchetto al ragù di vitello con riduzione al vino rosso; visionario il Roll di coniglio alla cacciatora e cime di rapa intrappolato nel suo fondo. Riconosco merito a chi è stato in grado di resistere, non arrendendosi, guardando oltre. Chi è stato in grado di far questo, ora gioisce di ciò che ha costruito vedendo un briciolo di luce nel buio di un panificio abbandonato, sporcandosi le mani per permettergli di inondare la stanza. Quanto sono belle queste storie. Quanto è bella Garbatella.