Radicepura Garden Festival ( e Donna Fugata): la Pantelleria del vino

21 Agosto 2021

Tra vento, siccità e pendii nascono e crescono viti che danno frutti preziosi, di raro pregio. Di cosa parlo? Della viticoltura di Pantelleria, isola vulcanica più vicina all’Africa che all’Italia, che con i suoi muretti a secco, i terrazzamenti e la vite ad alberello, quest’ultima patrimonio Unesco in quanto pratica agricola creativa e sostenibile, è simbolo di resistenza ed eroismo. Un modello produttivo dove vivono in simbiosi, ricevendo reciproco vantaggio, l’uomo e la natura.

Radicepura Garden Festival

E proprio questa vite, che cresce in un ambiente così estremo, è divenuta una dei simboli principali della terza edizione del Radicepura Garden Festival, la Biennale dedicata al paesaggio mediterraneo che in Sicilia per sei mesi accoglie nel parco botanico Radicepura di Giarre, i protagonisti del paesaggismo, dell’arte e dell’architettura intorno al tema “Giardini per il futuro”.

Dal 27 Giugno fino al 19 Dicembre si possono visitare 15 giardini e 4 installazioni realizzati con gli alberi e i fiori messi a disposizione da Piante Faro. Con il Festival si vuole dare attenzione a tematiche importanti relative alla sostenibilità declinata sul piano economico, sociale, nonché ambientale, riflettendo su quali saranno le funzioni del giardino nel prossimo futuro; come le piante potranno riparare guasti ambientali ed essere risorsa aggiuntiva di cibo; quale ruolo sarà assegnato loro e come saranno progettati i giardini, stimolando il dibattito su design del paesaggio. Si vuole esortare la collettività a progettare le città e gli spazi antropizzati senza violare l’essenza dei luoghi, promuovendo una cultura dell’abitare che sappia coniugare le necessità ambientali con il desiderio dell’uomo di vivere a contatto con la natura.

Di tutto ciò si fa portavoce Mario Faro, ideatore e promotore del Festival di cui ha affidato la direzione creativa ad Antonio Perazzi, botanico, paesaggista e scrittore. E come anticipato, tra le installazioni, ve ne è una in particolare che celebra la viticoltura eroica di Pantelleria. Il suo nome è “Futuro Anteriore” ed è frutto della partnership tra Donnafugata e la Fondazione Radicepura, entrambe realtà siciliane d’avanguardia.

Con la famiglia Faro condividiamo una visione sostenibile della nostra missione produttiva, – spiegano Josè e Antonio Rallo, titolari di Donnafugata – fondata sulla cura del territorio e su una cultura di impresa consapevole delle nuove sfide: dai cambiamenti climatici all’erosione dei suoli, dalla sostenibilità economica ed ambientale alla tutela del paesaggio ”.

Sulle pendici dell’Etna, mentre la pandemia dilagava, ha acquisito linfa vitale questo giardino simbolo di forza e vita, di una storia millenaria che ha come protagonista Pantelleria, l’isola che più di tutte integra armoniosamente le attività agricole, la flora e la fauna, costituendo uno straordinario patrimonio di biodiversità. Da un vulcano all’altro, un pezzo di Pantelleria arriva sull’Etna ed è pura magia.

La vigna a Pantelleria è atipica, sviluppata su terrazze sorrette da muretti a secco in pietra lavica, costruiti esclusivamente dalle sapienti mani dei viticoltori panteschi con fare ingegnoso. I muretti raccolgono le pietre, delimitano la proprietà e creano i terrazzamenti. Questi ultimi contribuiscono a prevenire l’erosione del suolo mentre la vite di Zibibbo è allevata quasi strisciante sul terreno, all’interno di conche, così da essere bassa e protetta dal vento. La conca così come i muri a secco hanno anche la funzione di raccogliere la rugiada contribuendo a soddisfare il fabbisogno idrico della pianta.

I due più grandi nemici della vite a Pantelleria sono lo Scirocco e la siccità. Tanto è vero che nel terreno coltivabile ci sono meno piante per dare a ognuna di loro la possibilità di distendere il proprio apparato radicale sia superficialmente sia in profondità, fino anche a dodici/tredici metri. Futuro Anteriore è il simbolo dell’eccellenza produttiva, dall’uva al Passito di Pantelleria e della sfida eroica vinta dall’uomo sull’isola vulcanica. E’ un giardino che ha radici antiche, racconta il presente e guarda al domani perché capace di resistere alla mancanza di acqua, ai cataclismi, in modo sostenibile.

L’installazione si arricchisce del bozzetto dell’artista Stefano Vitale che completa il giardino rappresentando la viticoltura eroica frutto di grande dedizione e lavoro manuale. Ottenuta da solo materiale biodegradabile, l’illustrazione racconta la produzione dello Zibibbo di Pantelleria, dalla selezione delle uve alla raccolta. E cosa viene fuori dall’eroismo dei viticoltori di Pantelleria, se non pura bontà? A dimostrarlo è la stessa Donnafugata che nasce oltre 160 anni fa e che continuamente rinnova, attualizzandoli, lo stile e la percezione del vino siciliano nel mondo.

Donnafugata e il suo Ben Ryé

Suo gioiello produttivo è Ben Ryé Passito di Pantelleria Doc. Già il nome evoca uno stretto legame con la sua isola generatrice: Pantelleria fu soprannominata “Bent-el Rhia” o “Isola del vento” dai suoi colonizzatori arabi. Da qui Ben Ryé, un vino dorato e dai riflessi ambrati, intenso e persistente già all’olfatto, in cui spiccano le note legate all’uva passa, all’albicocca e alla scorza d’arancia candita. Ideale da gustare a fine pranzo assieme ad una brioche col tuppo e granita al limone. E per la vendemmia 2021 le premesse sono più che soddisfacenti. “Il grande lavoro che abbiamo fatto in vigna e le condizioni meteo climatiche avute finora – afferma Antonio Rallo, agronomo e winemaker dell’azienda di famiglia – stanno favorendo un equilibrato ciclo vegeto-produttivo. Prevediamo che la vendemmia seguirà le consuete epoche di maturazione dei diversi vitigni nei vari territori. Da Contessa Entellina fino all’Etna, da agosto ad ottobre inoltrato, sarà una lunga vendemmia.”

Si parte nella Tenuta di Contessa Entellina, di 285 ettari nel cuore della Sicilia occidentale nei primi giorni di Agosto con le uve per la base spumante Metodo Classico fino a Settembre. Mentre a Pantelleria dove l’azienda ha 68 ettari di vigneto dislocati in 14 diverse contrade, si prevede che la vendemmia cominci subito dopo Ferragosto, in linea con gli anni precedenti: si partirà con la raccolta a Punta Kharace, la contrada più precoce, per poi proseguire, in base alle epoche di maturazione dello Zibibbo, nelle diverse contrade dove che si differenziano per altitudine ed esposizione. Mentre nella Sicilia sud-orientale, nella Tenuta di Vittoria, in località di Acate, dove Donnafugata coltiva 36 ettari di vigneto a Frappato e Nero d’Avola si inizia a vendemmiare i primi di Settembre.

Pure sull’Etna, dove abbiamo 21 ettari di vigneto nei territori di Randazzo e Castiglione di Sicilia, vi sono le premesse di un’ottima annata” – dichiara Antonio Rallo. “Il condizionale è d’obbligo se si considera che all’avvio della vendemmia mancano ancora due mesi, ma vi sono tutte le ragioni per ben sperare. Abbiamo completato la potatura verde e faremo se necessario qualche diradamento in modo che il carico produttivo delle piante sia in linea con i nostri obiettivi qualitativi e che le uve arrivino sane e ben mature alla vendemmia.