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Mangiare in Hotel: Villa Agrippina Gran Meliá a Roma

di Lorenza Fumelli

Nella nostra rubrica dedicata agli hotel, e più specificatamente al mangiare in hotel, troviamo spesso alberghi legati a luoghi di vacanza più classici, come mare o montagna, e forse mai prima ci era capitato di parlare di una location nella Capitale, città in cui risiede la redazione di Agrodolce. Ovviamente non si tratta di un

Nella nostra rubrica dedicata agli hotel, e più specificatamente al mangiare in hotel, troviamo spesso alberghi legati a luoghi di vacanza più classici, come mare o montagna, e forse mai prima ci era capitato di parlare di una location nella Capitale, città in cui risiede la redazione di Agrodolce. Ovviamente non si tratta di un grande stellato – voglio dire, certo che dell’Hotel Hassler abbiamo scritto – ma di un 5 stelle ancora poco conosciuto per la sua cucina, ma molto noto per la splendida piscina e per la posizione pazzesca, in via del Gianicolo n° 3: Villa Agrippina Gran Meliá a Roma. Ma procediamo con ordine.

Non economica, ma neanche così cara da non essere sfruttata per qualche occasione speciale, la piscina del Gran Melía è da poco aperta anche per il pubblico esterno. Si trova nel giardino di Villa Agrippina, incastonata sulla famosa salita che porta al Gianicolo, a metà tra l’allegria di Trastevere e la solennità del Vaticano. Musica bassa diffusa da casse a forma di funghetto lungo tutto il giardino, letti a baldacchino stile Bali e sdraio tutt’intorno. Un (bel) classico. Al lato della piscina c’è il ristorante. Qui si serve un menu snello che per ora è lo stesso per il ristorante di giorno e per quello della sera, cucinato dallo Chef Alfonso D’Auria (a destra nella foto con il bravo Samir dello staff di sala).

Alfonso D'auria

D’Auria è allievo di Alfonso Iaccarino (Don Alfonso a Sant’Agata dei due golfi) straordinario cuoco campano la cui consulenza è spesso stata voluta da diversi grandi alberghi della Capitale. Mano felicissima, piatti comfort realizzati con gusto e decisione, offerta che sposa in maniera coerente l’esigenza di un menu alberghiero e quella del gourmet in visita. Abbiamo assaggiato 5 piatti, ci hanno convinto tutti.

Alfonso D'auria tartare tonno

Tra gli antipasti, la tartare di tonno con avocado e salsa al Maracuja è forse – e a buona ragione – il più gettonato: equilibrato, fresco, saporito. Nonostante la dolcezza acida del frutto della passione e l’uso della crema di avocado a restituire grassezza, il sapore del tonno è ben centrato e presente. Tonno chiaramente di ottima qualità.

Come anche di ottima qualità è questo carpaccio di Chianina, con nocciole, insalatina e maionese di capperi. Un bel cortocircuito tra nord e sud. Il comfort food che ci piace tanto.

Pasta agli scampi

Meno comfort del previsto invece questo piatto di linguine agli scampi, e lo intendiamo come un complimento. Non c’è infatti la solita cremina un po’ ruffiana alla quale siamo abituati (male) ma un bel ragù consistente e ricco di sapore. A vederla, sembra quasi una pasta al tonno e pomodoro rustica e abbondante, solo che invece del tonno qui c’è l’astice. In quantità.

Tra i secondi, due bei gesti più che altro tecnici. Il primo è questa Suprema di pollo cotta a bassa temperatura ma finita col fuoco per rendere croccante la pelle a succosa la carne. Condimento a base di salsa Teriyaki (che non si sbaglia mai).

E la Tempura di verdure, a finire. Una salsa fresca e leggermente agrodolce accompagna perfettamente la frittura leggera e croccante delle verdure, un piatto vegetariano tra i più golosi che si possano ordinare. Così finisce la nostra visita al Villa Agrippina Gran Meliá e varrà decisamente la pena di tornare. Voci certe affermano una prossima virata sull’alta gastronomia nell’offerta dell’Hotel. E noi non ci faremo trovare impreparati.