Taratuffi, i grandi sconosciuti tra i frutti di mare

6 Settembre 2021

In francese sono famosi con il nome di violet, mentre in un ristorante italiano potreste trovarli in carta con il nome di limoni di mare. In Puglia, che molto ha assorbito dalla Francia (ma non tutto), sono noti come taratuffi. Questi frutti di mare vivono sui fondali sabbiosi e rocciosi, all’esterno appaiono proprio così, come dei pezzi di pietra e vivono in colonie, anche molto numerose. Ma, più importante di tutto, sono tra i grandi protagonisti di quel concetto molto concreto e molto amato, noto in Puglia col nome di crudo di mare.

Cosa sono i taratuffi?

I taratuffi hanno anche un nome scientifico: è Microcosmus sulcatus, che significa letteralmente giardino fiorito. Il termine rimanda all’habitat di questo organismo: attorno al suo involucro roccioso, lungo da 8 a 12 centimetri, si avvinghiano spugne e alghe che camuffano questo essere invertebrato agli occhi dei predatori, al sicuro tra sabbia e detriti. Una volta superato il guscio poco invitante, il frutto si presenta all’interno con colori vividi, che vanno dal giallo (ragione che giustifica il nome di limone di mare) al rosso, per arrivare al violaceo. Hanno un gusto così iodato che rasenta l’amaro, ricordando l’acido fenico. Ma per chi è avvezzo a mangiare i frutti – o, come dicono a Bari, la frutta – di mare, è un gusto capace di mandare in estasi.

Come si mangiano

Prima di tutto, i taratuffi vanno mangiati crudi. Per chi è alla sua prima volta, è concessa una spruzzata di limone, ma bisogna mettere in conto le occhiatacce dei puristi. Vengono serviti tagliati a metà. Poi, usando la punta di un coltello, se ne estrae un lembo di polpa in modo da succhiare il morbido interno. I taratuffi vengono serviti anche cotti: accompagnano primi piatti o zuppe di pesce. Non sono eccessivamente calorici: infatti, per ogni 100 grammi di prodotto si assumono solo 86 kcal, con 11, 9 grammi di proteine e 2,24 g di grassi.

Controindicazioni

Purtroppo i taratuffi sono anche animali filtratori, proprio come le cozze. La loro attività vitale li porta a depurare l’acqua, trattenendo diversi contenuti tra cui metalli pesanti come il cadmio. Per questo, è molto importante consumare questi frutti di mare in locali che selezionano i rivenditori in base ai punti di raccolta migliori. Bisogna fare attenzione anche ai mesi in cui si mangiano: infatti, almeno in Puglia, la raccolta è vietata tra giugno e luglio.