I cibi ad alto indice glicemico fanno ingrassare

14 Settembre 2021

Gli Stati Uniti sono il paese dove l’obesità riguarda il 40% degli adulti e dove, per questo motivo, sono molti gli studi che vengono effettuati per cercare di risolvere e arginare il problema. Dal The American Journal of Clinical Nutrition arriva ora una nuova ricerca incentrata sugli effetti che i carboidrati raffinati rapidamente digeribili provocano sul nostro metabolismo. In breve, la conclusione tratte da questa ricerca è che non conta la quantità ma ciò che mangiamo.

Il vecchio approccio

Secondo gli scienziati, quindi, un modello che risulterebbe più funzionale non dovrebbe prevedere di spingere le persone a mangiare meno ma, piuttosto, di seguire un percorso incentrato su quello che si mangia. Siamo da sempre abituati a un tipo di approccio di dimagrimento che prevede di togliere qualcosa, diminuendo quindi il numero di calorie ingerite a favore di più attività fisica.

Ora, però, questa ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition (The Carbohydrate-Insulin Model: A Physiological Perspective on the Obesity Pandemic) è pronta a smentire questo approccio, sostenendo un modello alternativo che offrirebbe un controllo del peso più efficace, gestibile e duraturo nel tempo: il modello carboidrati-insulina.

Il nuovo approccio: il modello carboidrati-insulina

Questo modello non è del tutto nuovo, nasce infatti agli inizi del ‘900, ma quello che oggi vuole fare il team di scienziati, ricercatori ed esperti di salute è formulare un modello più concreto. Ridurre il consumo dei carboidrati rapidamente digeribili riduce la spinta a immagazzinare il grasso corporeo. Di conseguenza, le persone possono perdere peso con meno fame e fatica“. Questo è quanto afferma il dottor David Ludwig, endocrinologo presso il Boston Children’s Hospital e professore alla Harvard Medical School, nonché principale autore di questo studio.

Secondo Ludwig il modo con cui si affronta spesso l’obesità non aiuta a scavare nelle cause biologiche che portano all’aumento di peso, mentre il nuovo modello carboidrati-insulina riuscirebbe ad andare a fondo nel problema dell’obesità. La chiave per la soluzione del problema quindi sta in ciò che si mangia, non nelle quantità. E non solo. I modelli dietetici fin ora utilizzati prevedono il consumo eccessivo di alimenti che hanno un alto carico glicemico, come carboidrati trasformati, che sono facilmente digeribili.

Il meccanismo è questo: davanti ai carboidrati raffinati, il corpo aumenta la secrezione di insulina sopprimendo la secrezione di glucagone, ormone peptidico del pancreas, che segnala alle cellule adipose di immagazzinare più calorie lasciandone poche a disposizione per nutrire muscoli e altri tessuti. Quindi a questo punto il cervello capisce che non c’è abbastanza energia per il corpo e, come segnale di allarme, invia sensazioni di fame, rallentando bruscamente il metabolismo per risparmiare energia. Diminuendo, invece, l’assunzione di carboidrati raffinati questo processo è molto meno frequente e diminuisce anche la possibilità di aumentare di peso. Siamo davanti ad un nuovo modello che aiuterà ad affrontare i problemi di peso o si tornerà alla cara vecchia dieta in cui si soffre la fame?