Dalla carne al plant-based: il paradosso alimentare della Cina

15 Settembre 2021

Il cambiamento del potere di acquisto di un paese detta anche nuovi indirizzi in tema di abitudini alimentari. Ne è il massimo esempio la Cina che, a seguito di una prosperità economica crescente, ha visto aumentare in modo esponenziale il consumo di carne: basti pensare che ad oggi la Cina mangia circa la metà della carne suina mondiale ed è il secondo consumatore di carne bovina, con una previsione di aumento del quasi 40% entro il 2030.

Problema o opportunità?

Tuttavia, non è una novità – e del resto si tratta di linee guide oramai globali – ma già da qualche anno le raccomandazioni dietetiche elaborate dal ministero della salute del paese consigliano di ridurre sensibilmente il consumo di carne entro il prossimo decennio. C’è chi ha scelto una strada alternativa però, sfruttando quest’occasione per innovare e cambiare le abitudini alimentari a partire – non più dalla disponibilità economica del singolo – ma da esigenze reali, quali la salute e la sicurezza alimentare.


Matilda Ho, imprenditrice cinese esperta nel settore agroalimentare, ha fondato la sua società Bits x Bites proprio con l’obiettivo di trasformare le pratiche agricole e i gusti dei consumatori in chiave sostenibile.

Il paradosso delle alternative plant-based

Si parte da una tendenza sempre più apprezzata e diffusa ormai in tutto il mondo, ossia un’alimentazione a base vegetale che sostituisca il più possibile le fonti proteiche derivanti dalla carne con preparati ad hoc di origine naturale. Ovviamente, ottenere alimenti nutrienti e completi di tutte le proprietà necessarie richiede studi e ricerche che molto spesso non vanno d’accordo con l’idea di prezzi abbordabili e modici. Il risultato, come spiega anche Matilda Ho, è che si finisce per mettere in commercio prodotti a base vegetale più cari della carne creando un effetto paradossale nella percezione del consumatore. Tuttavia, in Cina è sempre più crescente l’attenzione e la sensibilità per i processi di lavorazione della carne in generale – e in particolare per quella di maiale – con la conseguenza che l’interesse verso sostituti plant-based comincia a diventare preponderante.

Le sfide del futuro

La vera sfida, che è stata affrontata già dagli americani nel corso di questi anni, è trasformare una curiosità del momento in una vera e propria abitudine alimentare e quindi anche di acquisto. La chiave, secondo la Ho, è il sapore: “Se fai un prodotto gustoso, perché preoccuparsi?”. Il futuro – non tanto prossimo – si affaccia prendendo spunto da prodotti come quelli della statunitense Beyond Meat o della startup israeliana Next Gen, con l’obiettivo di rendere la popolazione cinese sempre più esperta e consapevole riguardo a ingredienti e processi alimentari.

Certo ci vorrà del tempo, ma la strada da percorrere dovrà comprendere diverse alternative: non solo soluzioni plant-based, ma anche innovazioni sostenibili nell’ambito dell’agritech e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come valido alleato del lavoro manuale nel settore dell’agricoltura. Del resto, non dimentichiamoci che la Cina rappresenta il 15% percento della popolazione mondiale e il modo in cui si nutriranno i suoi abitanti nei prossimi due decenni avrà implicazioni non indifferenti sul resto del mondo.