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Enzu, lo street food asiatico in Romagna

di Carlotta Mariani

Un’avventura iniziata durante il lockdown. Ecco come un gruppo di amici ha portato lo street food asiatico in Romagna.

Quando si pensa alla Romagna si pensa al mare, ai divertimenti, ma soprattutto alle piadine, alle trattorie a gestione familiare, alle azdore che tirano la sfoglia anche in spiaggia. Difficilmente ricollegheremmo la terra cantata da Raoul Casadei per le proposte di cucina internazionale. Sì, magari qualche All You Can Eat cino-giapponese e poco altro, almeno fino a qualche tempo. E se in tanti anni le cose non erano cambiate, i casi potevano essere solo due: o non c’è interesse o non c’è stato ancora nessuno che abbia provato a proporre qualcosa di diverso.

Enzu

Questo fino al lockdown della primavera 2020, l’inizio di una pandemia che ha duramente colpito e rivoluzionato il mondo della ristorazione. Molti sono stati gli aspetti negativi, molte le chiusure, ma è stata anche l’occasione per la nascita di storie interessanti. Vi abbiamo per esempio raccontato quella di Café 124 a Milano, ma non è l’unica bella avventura. È stato infatti grazie alle chiusure e al confinamento che è nato Enzu, lo street food asiatico a domicilio in Romagna.

Tutto è partito da Vincenzo, un ragazzo pugliese, con la passione per la Thailandia, che anni fa, all’università a Rimini, ha incontrato Filippo e Francesco. Poi, come spesso accade, Vincenzo si è perso, non ha proseguito gli studi ed è volato in Asia per trovare la sua strada, mantenendo i contatti con gli amici dell’università. E l’ha trovata, sì, nella cucina, negli ingredienti e nelle ricette, un mondo di sapori molto diverso da quello a cui era abituato e che voleva far conoscere anche nella città che tempo prima lo aveva accolto, Rimini.

Vincenzo ci aveva proposto più volte di iniziare un progetto culinario insieme – spiega Filippo, che, con Francesco, era già da tempo impegnato nel settore della ristorazione – ma eravamo sempre immersi nelle nostre cose e non siamo mai riusciti a concretizzare. E poi è arrivato il Covid. I nostri ristoranti erano chiusi e non si sapeva bene che cosa sarebbe successo. Ci siamo sentiti con Vincenzo e, invece di piangerci addosso abbiamo deciso di buttarci in questa avventura”. Quasi un gioco, sfruttando le cucine dei ristoranti chiusi per formare qualche ragazzo e iniziare qualche test che hanno avuto subito riscontro positivo.

Si tratta di un esempio di ghost kitchen, format già ben diffuso all’estero, che l’Italia ha scoperto grazie alla pandemia. Enzu non è quindi un ristorante, ma una serie di laboratori (cinque per la precisione, ovvero Rimini, Santarcangelo, Pesaro, Cesena e Forlì) che si occupano esclusivamente di consegna a domicilio, asporto e partecipazione a eventi.

“A fine stagione decideremo che cosa fare, se strutturarci o consolidare ciò che abbiamo. Adesso, come un anno fa, la sfida ci stimola ma non vorremmo perdere l’autenticità che ci contraddistingue”, ha spiegato Filippo. “Quando torneremo alla normalità il delivery non sarà più intenso come durante questi anni di emergenza sanitaria però nasceranno tanti momenti, come le fiere, le sagre, gli eventi in spiaggia dove noi potremmo esserci. Potremmo quindi fare meno delivery ma più street, che è quello che vorrebbe fare Vincenzo e sarebbe anche più nelle nostre corde”.

E allora una domanda sorge spontanea: come vi immaginate il mondo della ristorazione dopo la pandemia? “Ci sono persone che si sono abituate a ordinare con la consegna a domicilio e quindi ci saranno più ordini rispetto al mondo pre Covid – riflette Filippo – ma, secondo me, a noi italiani piace uscire, andare al ristorante, fare l’aperitivo da qualche parte. Quindi credo che il mondo della ristorazione servita tornerà a essere preponderante in Italia così come credo che assisteremo, anche nel nostro Paese e in Romagna, al consolidamento della tendenza a cucinare sempre meno. Sempre più persone mangeranno al ristorante oppure ordineranno il cibo con consegna a domicilio. Il cucinare sarà quasi più un evento che la normalità”.

Qualche assaggio

La specialità della casa, come avrete capito dalla storia di Vincenzo, è il Pad Thai, ricetta nazionale thailandese. Il menu propone però un viaggio più ampio tra le varie cucine asiatiche, dal riso scottato in padella con il kimchi coreano alle polpettine giapponesi di polpo (takoyaki) fino agli involtini vietnamiti o al nasi goreng indonesiano. Già sfogliare il menu ci fa sentire un po’ in viaggio e, come ci ha confermato Filippo, questo era proprio l’obiettivo di Vincenzo: far viaggiare le persone grazie ai sapori, soprattutto in questo periodo di limitazioni.

Bene, siamo pronti anche noi a prendere questo volo del gusto. E come potevamo iniziare? Naturalmente provando il famoso Pad Thai di Enzu. Si può scegliere tra pollo, gamberi, vegetariano e il Royal con gamberoni reali argentini dell’Atlantico. Noi abbiamo provato il Pad Thai con pollo e, come consigliato, abbiamo aggiunto la salsa alle arachidi che arricchisce il tutto di una maggior cremosità e di umami. Il piatto è abbondante e colorato, caratterizzato dalle note agrodolci del tamarindo che garantiscono un’atmosfera esotica.

A seguire abbiamo provato due diversi fritti. Iniziamo dal pollo fritto Beppu, dal nome della città giapponese nella prefettura di Ōita dove sembra sia nata questa ricetta. La carne non viene avvolta dalla pastella ma marinata e fritta, procedimento che valorizza il sapore del pollo. Ottima poi la frittura, croccante all’esterno e morbida all’interno, come quella della Golden Nori Tempura di Enzu. In questo caso i gamberi sono fritti in pastella, ma non per questo meno saporiti, grazie anche alla presenza dei cornflakes e dell’alga nori nell’impasto.

La cena sta finendo, è ora di tornare dal nostro viaggio, ma non prima di aver assaggiato un dolce. Abbiamo scelto i mochi allo yuzu, un agrume orientale particolarmente aromatico. La pasta dei dolcetti è giustamente morbida e appiccicosa e il sapore agrumato con finale leggermente amaro dello yuzu dona una sensazione di freschezza, quasi un effetto sorbetto.