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Prosecco contro Prošek: la sfida Italia/Croazia continua.

di Salvatore Spatafora

Continua la diatriba tra Prosek croato e Prosecco: ecco le parole di alcuni produttori in risposta alle dichiarazioni del governo Croato.

Nuovi colpi di scena nella battaglia tra Prosecco e Prošek. Tutto ha avuto inizio quando la Croazia ha avanzato all’Unione Europea la richiesta di riconoscimento della menzione tradizionale del Prošek. Richiesta che ha subito agitato gli animi della politica italiana e dei produttori di Prosecco, appoggiati anche dal comitato francese dello Champagne. La domanda, nonostante tutto, è stata accolta e pubblicata nella Gazzetta ufficiale. L’Italia adesso ha due mesi di tempo per comunicare le sue osservazioni e convincere la Commissione Europea a non approvare la richiesta.

Croazia

Domenica 26 settembre, intervistato dal Corriere del Veneto, il direttore del dipartimento croato per la politica agricola, l’Ue e la cooperazione internazionale Jakša Petric (l’uomo che sta seguendo per il ministero dell’Agricoltura della Croazia la richiesta di tutela della menzione tradizionale Prošek) ha affermato che da parte loro non c’è nessuna intenzione di voler rubare il nome al Prosecco: “La produzione del Prošek nella repubblica di Croazia ha una lunga storia, secondo alcune fonti attestata già nel 18 esimo secolo” Jakša Petric, direttore del dipartimento croato per la politica agricola, afferma che tra il Prošek e il Prosecco ci sia una differenza sostanziale. e prosegue “limitata a un numero molto ristretto di viticoltori, principalmente a conduzione familiare. Il consumo avviene prevalentemente in Croazia, come vino dolce da dessert. Il Prošek è molto importante per le comunità locali in quanto parte del nostro patrimonio storico, culturale e gastronomico. Pertanto, la protezione avrà un valore aggiunto per i produttori. E ci tengo a ricordare che a livello nazionale il Prošek è tutelato dal 2013, quando peraltro è stata avviata la richiesta di tutela europea dal ministro Tihomir Jakovina.” Conclude infine “Prošek e Prosecco sono due prodotti completamente diversi e i consumatori lo possono facilmente capire. Non c’è nessun motivo oggettivo per credere che qualcuno possa voler comprare un Prosecco e, per errore, scelga invece il Prošek”.

Italia

Abbiamo raggiunto telefonicamente Alberto Ruggeri della storica azienda Le Colture di Santo Stefano di Valdobbiadene per un commento a caldo: “In merito alle rivendicazioni croate, come azienda Le Colture il nostro pensiero è in linea con quello del Consorzio di Tutela del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG: pur nella piena legittimità di ogni paese membro dell’Unione Europea di adottare azioni volte a tutelare al meglio i propri prodotti locali, pensiamo che il riconoscimento della menzione tradizionale Prošek possa produrre nel tempo numerosi effetti negativi sia in termini economici che di immagine a discapito di tutto il Sistema Prosecco (riferimento alle due DOCG e alla DOC). I produttori di Prosecco italiani hanno pareri contrastanti sulle conseguenze dell'eventuale approvazione della denominazione ProšekI prodotti infatti, seppur evidentemente diversi, hanno una fonetica assai simile e palesemente evocativa della nostra denominazione, elemento che ritengo possa generare una confusione controproducente nel consumatore. Auspichiamo che le istituzioni preposte a prendere una decisione in tal senso tengano conto dell’esigenza primaria di tutelare al meglio le denominazioni locali (altrimenti qualsiasi denominazione europea è a rischio), i loro prodotti e il valore che esse generano per tutto il settore.” Altri produttori invece sembrano essere più sereni come Sabrina Rodelli, export manager della Cantina Pizzolato di Villorba (Treviso): “Ritengo che il riconoscimento della menzione tradizionale Prošek non andrà ad intaccare il Sistema Prosecco in quanto stiamo parlando di prodotti totalmente diversi che hanno pesi assolutamente differenti a livello di mercato. Da quello che sto registrando in queste settimane, non rilevo alcuna preoccupazione da parte degli importatori esteri, proprio per la consapevolezza che il consumatore che desidera bere un calice di Prosecco difficilmente incorrerà nell’errore di chiedere un vino passito, quale è appunto il vino croato.”

Prosecco e Prošek

Insomma una cosa è certa, nome simile ma prodotti completamente diversi: il Prosecco è uno dei simboli del lifestyle italiano nel mondo, riconosciuto come denominazione protetta nel 2009 e prodotto in Veneto e Friuli-Venezia Giulia, e soprattutto rappresenta una voce importante nelle esportazioni italiane, motivo per cui della vicenda si sono subito interessati gli esponenti della politica che in questa mossa hanno visto un evidente attacco al Made in Italy. Il quasi sconosciuto Prošek, invece, è un vino dolce prodotto in quantità limitate con vitigni autoctoni della Croazia, in particolare nel territorio meridionale della Dalmazia, con la tecnica dell’appassimento. Un vino strutturato, ambrato e con un elevato residuo zuccherino, dunque ben lontano dal bouquet fresco e delicato del Prosecco. Una sfida all’ultimo calice in cui soltanto uno dei due paesi uscirà vincitore. Per scoprire chi brinderà alla vittoria si dovrà però attendere la decisione finale della Commissione Europea.

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  • Prosecco.it
  • Prosecco Doc FB